we no speak americanoDovendo tirare le somme della stagione primavera-estate 2010 un solo brano ha davvero colpito le nostre orecchie: “We No Speak Americano” degli australiani Yolanda Be Cool (al secolo Sylvester Martinez e Johnson Peterson) in collaborazione con DCUP (ovvero Duncan MacLennan). Unico motivetto che nel bene o nel male ha superato la “prova stagione”.

Diciamolo subito: si tratta di una canzone creata da tamarri per tamarri; una base truzza con dei sample dell’arcinota “Tu Vò Fà l’Americano” di Renato Carosone, giusto per dare quel senso di speghetti-retrò, creando un mix letale per radio e discoteche di tutta Europa che hanno scaraventato il brano ai vertici delle classifiche.

Se già tutto questo basterebbe ad eleggere “We No Speak Americano” a tormentone del 2010 ecco che la formula magica / uovo di colombo ha generato immediatamente, non solo una pletora di imitatori e compilation più o meno a tema, ma si appresta a lanciare una nuovo trend nell’industria discografica delle piste da ballo, cosa che non succedeva dai tempi di Pin-Occhio, quando DJ e produttori scopriprono che potevano fare palate di soldi facili riproponendo vecchie sigle dei cartoni animati (ricordate le “Cartoons Techno Melodies”?).

Di che cosa sto parlando? Riproporre classici della tradizione melodica tricolore in salsa house. Esperimento non affatto nuovo invero, sono innumerevoli gli artisti “vintage” che hanno cercato di svecchiare i loro successi giocando la carta della discoteca, sorta di limbo in cui tutto è concesso. Possiamo ricordare i catrastofici remix dei primi anni ’90 contenuti in album come “Alla Corte del ReMix” di Adriano Celentano o “Dance” di Rita Pavone, o il maldestro tentativo dei Ricchi e Poveri di rilanciarsi nelle discoteche dell’alta Bavaria con “Mamma maria: The Hits Reloaded” di un paio di anni fa, senza dimenticare le nuove versioni tamarre di brani sanremesi anni ’80 proposte da Salvatore Cusato in “Sanremo Dance Remixes & More”.

La differenza sostanziale è che nei casi precedenti nessuna canzone ha “fatto il botto” e la cosa è rimasta circoscritta ad artisti allo sbando, mentre ora questo insulso brano di un’etichetta indipendente olandese sta sconvolgendo i piani di marketing di un intero genere musicale.

Detto-fatto: ecco che ad aprire le danze troviamo la compilation “Italian Retro Dance” appena sfornata, dove grazie alla tecnica del “retouch”, i brani originali come “Splendido Splendente” della Rettore, “La Bambola” di Patty Pravo e “Il Vecchio Frack” di Domenico Modugno vengono ri-incorniciati su una base house, oppure se i diritti non lo consentono i brani vengono bellemente ricantati.

Ovviamente si tratta di una porcheria senza se e senza ma purtroppo questo è stato solo l’inizio.

7 COMMENTI

  1. Prima della vostra recensione la chiamavo Pam-palla americano. Su di me ha l'effetto di un pugno di sale negli occhi. E aggiungo: basta una base uguale per 3 minuti e un intermezzo copincollato da una canzone famosa per fare una hit? Allora vado subito a fare la versione truzza di Vecchio Scarpone.

  2. Primo da tutto, scusami perche io parlo poco poco italiano. Qui in Venezuela, questo orribile brano si ha tornato popolare. E la gente canta "pa-panamericano" pensando che si nombra una via circa a caracas dove sono quasi tutti le "Hotel Tiristico" (Gioco di parolle intradicibile che vuoi dire un Hotel solo per fare il sesso). Io conosceva renato carosone, ma questo e il piu brutto omennagio che puo rendirse su quella legend dalla musica napolitana.

  3. Spero e voglio sperare che Giuseppe Carosone, il figlio di Renato, porti questa gente in tribunale per vilipendio artistico!

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