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Yellow Submarine (1968, film)

Un film per famiglie appariscente, stravagante e meraviglioso che però pare nascondere qualcosa di davvero spaventoso

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yellow submarine film beatlesTra i vari film dei Beatles senza ombra di dubbio quello più ricordato, amato e con maggiore impatto sulla cultura popolare fu Yellow Submarine.

La celebrazione della beatlemania con A Hard’s Day Night e la commedia assurdista Help! furono grandi successi al botteghino, ma rimangono prodotti figli di quegli anni; così come il pasticcio psichedelico di Magical Mystery Tour in cui i quattro decisero di fare tutto da soli, nonostante la parziale rivalutazione postuma, non va oltre la sua valenza storica, mostrandoci i Beatles nel loro periodo di massima creatività lisergica, lontana anni luce dal mondo di oggi.

Yellow Submarine invece ha saputo superare i confini temporali e trascendere le mode, nonostante una trama piuttosto debole, sopperita però da un’animazione innovativa, allucinogena e abbagliante che appare tuttora fresca e avvincente anche senza il bisogno del bagliore degli swinging Sixties.

Dopo il successo della oggi dimenticata serie animata sui Beatles prodotta in America dal 1965 al 1967, nel 1968 si fecero nuovamente avanti l’ideatore Al Brodax e George Dunning (uno degli animatori del cartone animato) per realizzare questa volta un lungometraggio animato interamente basata sulle canzoni dei Fab Four, ma che allo stesso tempo riflettesse la fase psichedelica della band e di conseguenza anche la moda dell’epoca.

Sotto la guida del grafico pubblicitario tedesco Heinz Edelmann, ritenuto da molti uno dei principali pionieri dell’estetica psichedelica resa poi celeberrima dall’artista Peter Max, in tempo quasi record (meno di un anno, considerando che per realizzare un film animato della Disney all’epoca ne venivano impiegati almeno quattro) vide la luce Yellow Submarine, dal nome della celebre canzone contenuta in Revolver. Tra i disegnatori coinvolti troviamo anche i celebri Ron Campbell (autore di quasi tutti i cartoni di Hanna-Barbera e dei Puffi), Gerald Potterton, Robert Blaser e Jack Stokes (che successivamente lavorerà al film-culto Heavy Metal del 1981).

Tutto ciò fu possibile grazie all’uso della cosiddetta limited animation, un’animazione di tipo economico, che non segue un approccio realistico, ma preferisce affidarsi al simbolismo e ai movimenti limitati piuttosto che rincorrere un’animazione più realistica tipica delle produzioni di Walt Disney lunghe e costose. Piuttosto che meravigliare con sequenze tecnicamente mirabolanti si punta a far risiedere la storia più sull’immaginario dello spettatore. Ciò non significa che il prodotto finale sia necessiamente scadente o di qualità inferiore. I disegni di Yellow Submarine hanno un tratto semplice e coloratissimo riuscendo a creare un kaleidoscopio di colori e particolari curiosi in un barocchissimo mix di neo-dadaismo, surrealismo, pop art, psichedelia e tipica estetica britannica vittoriana.

La trama del film è anch’essa slegata dai normali canoni narrativi, come richiedeva la tradizione lisergica priva di razionalità e logica, ma fortunatamente non completamente casuale come in Magical Mistery Tour. La storia vede John, Paul, George e Ringo viaggiare in un sottomarino giallo per salvare il magico mondo di Pepperland (tristemente ribattezzato Pepelandia nella versione italiana), una comunità che vive in fondo all’oceano, amante della musica, dell’allegria e dell’amore, minacciata dai Blue Meanies (in italiano ribattezzati i Biechi Blu) che trasformano tutti gli abitanti in pietra. Durante questo viaggio i Beatles fanno una serie di incontri bizzarri in mondi altrettanto bizzarri: da un universo pieno di buchi fino a giugere a una curvatura spazio-temporale che accelera il processo di invecchiamento e così via.

Numerosi così i giochi visuali da mal di testa e assolutamente totalizzante l’atmosfera ipnotica, capace di circuire qualsiasi tipologia di spettatore (figurarsi un bambino) a causa dei forti tratti di illogicità spettacolare (basta vedere la celebre sequenza dei numeri che appaiono sullo schermo durante When I’m Sixty-Four per rendersi conto dello stile ricercatissimo e lisergico dell’animazione). Un mondo coloratissimo, dinamico e accattivante, in netto contrasto con le rassicuranti produzioni hollywoodiane, tanto che riuscì a influenzare la moda, l’estetica e in parte l’immagine stessa che abbiamo degli anni ’60.

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Col passare degli anni si cominciò anche ad andare oltre il semplice stordimento dato dalla contemplazione estetica dell’opera, focalizzandosi su eventuali riferimenti alla filosofia orientale, alla psicanalisi, alla politica o addirittura al simbolismo esoterico. Forse molto meglio farsi degli acidi e guardare in loop la pellicola come fecero negli anni ’80 Robert Smith dei Cure e Steve Severin dei Siouxsie and the Banshees che, a seguito di questo strano passatempo, crearono il bizzarro progetto The Glove, ispirato al minaccioso guanto volante sconfitto da John Lennon sulle note di All You Need Is Love.

La musica dei Beatles è naturalmente il motore del film, Lucy in the Sky with Diamonds, Eleanor Rigby, Nowhere Man, With a Little Help from My Friends, All You Need Is Love, Yellow Submarine (tutti brani rigorosamente presi da Rubber Soul in avanti) sono gli ingranaggi che servono a svolgere la trama. Tra i brani troviamo anche quattro inediti All Together Now, Hey Bulldog, It’s All Too Much e Only a Northern Song, ritagli di sessioni di registrazione recuperati per il film, così come Baby, You’re a Rich Man lato B del 45 giri di All You Need Is Love.

Le quattro canzoni inedite sarebbero dovute apparire in un EP insieme ad Across the Universe, altro brano sfortunatamente scartato dal film e poi apparso nel travagliato Let It Be, invece si preferì pubblicare un più remunerativo LP che scontentò pubblico e critici. Una raccolta con poca logica e ancor meno interesse che non fungeva neppure da colonna sonora, limitandosi a raccogliere solo i quattro inediti assieme a All You Need Is Love e Yellow Submarine sulla prima facciata, mentre sul retro troviamo sette composizioni orchestrali a opera del fido produttore George Martin che non interessavano a nessuno. La vera colonna sonora vide la luce solo nel 1999 con Yellow Submarine Songtrack (anche se, ad essere pignoli, tutti i brani che troviamo in questa raccolta vennero remixati).

Purtroppo se c’è un’unica pecca nell’intero progetto cinematografico è sicuramente quella dovuta al rifiuto a priori dei Beatles di avere a che fare con l’opera, probabilmente non totalmente convinti dalle esperienze cinematografiche passate e per l’odio che avevano provato per la serie animata. Anzi, sembra che la loro approvazione a un film d’animazione fu semplicemente una scorciatoia per togliersi l’obbligo contrattuale di una terza pellicola. Vedendo il lungometraggio a montaggio ultimato ne rimasero fortemente colpiti e quasi pentiti dal non aver provveduto loro stessi al doppiaggio decisero di inserire un brevissimo segmento filmato alla fine in un cui ringraziano di persona in maniera divertita gli spettatori e i realizzatori dell’opera (le malelingue dicono che all’ultimo i quattro scoprirono che l’obbligo contrattuale valeva solo in caso di presenza della band in carne ed ossa nel film).

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I Beatles alla conferenza stampa per la presentazione di Yellow Submarine

Secondo quanto suggerisce il libro Inside the Yellow Submarine: The Making of the Beatles’ Animated Classic di Robert Richard Heuronimous, pare che Yellow Submarine non esaudì i termini contrattuali e questo avrebbe portato all’ideazione del documentario Let It Be sulla lavorazione del nuovo album in studio (mentre altri invece ritengono il progetto indipendente dalla costrizione contrattuale). Poco importa perché di lì a breve i Beatles decisero d’intraprendere strade separate.

Tra le tutte le opere cinematografiche dei Beatles Yellow Submarine è quella che meglio è riuscita a rappresentare esteticamente gli anni ’60 senza perdere freschezza e charme, diventando un vero e proprio brand quasi indipendente da quello dei Beatles stessi, con una tonnellata di merchandise per grandi e piccini (dai mattoncini Lego alle Hot Wheels, sino al Monopoli)

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L’umorismo delirante e sciocco, il fascino bizzarro e le immagini selvaggiamente fantasiose nascondono ampiamente una trama fragile e un doppiaggio non sempre azzeccato, per questo film per famiglie che però pare nascondere qualcosa di davvero spaventoso; simbolo di come, seppur forse non rivoluzonari, sicuramente i Beatles furono perfetti recettori e divulgatori di fenomeni meno commerciali riuscendo ad avvicinare il grande pubblico a fenomeni più di nicchia. Un esempio appariscente, stravagante e meraviglioso di arte pop al suo meglio.

Yellow Submarine (1968)

Tracce:
A1. Yellow Submarine
A2. Only a Northern Song
A3. All Together Now
A4. Hey Bulldog
A5. It’s All Too Much
A6. All You Need Is Love
B1. Pepperland *
B2. Sea of Time *
B3. Sea of Holes *
B4. Sea of Monsters *
B5. March of the Meanies *
B6. Pepperland Laid Waste *
B7. Yellow Submarine in Pepperland *

* Tracce orchestrali di George Martin

Yellow Submarine Songtrack (1999)

Tracce:
01. Yellow Submarine (1999 remix)
02. Hey Bulldog (1999 remix)
03. Eleanor Rigby (1999 remix)
04. Love You To (1999 remix)
05. All Together Now (1999 remix)
06. Lucy In The Sky With Diamonds (1999 remix)
07. Think For Yourself (1999 remix)
08. Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1999 remix)
09. With A Little Help From My Friends (1999 remix)
10. Baby You’re A Rich Man (1999 remix)
11. Only A Northern Song (1999 remix)
12. All You Need Is Love (1999 remix)
13. When I’m Sixty Four (1999 remix)
14. Nowhere Man (1999 remix)
15. It’s All Too Much (1999 remix)

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1 COMMENTO

  1. Però nell’articolo non è detto cosa ci sarebbe di tanto spaventoso nel film! Credevo nascondesse chissà quale oscuro segreto…

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