William Shatner - the Transformed ManUn anno dopo l’esordio discografico di Leonard Nimoy, il Dottor Spock di Star Trek, il mondo della musica accoglie anche il capitano Kirk, William Shatner con “The Transformed Man”, ai confini tra la parodia e la comicità involontaria. Il genere è definito spoken word, eufemismo per dire che Shatner non canta e non ne ha mai avuto l’intenzione: i testi sono tutti recitati, interpretati sopra le righe, giocando sull’intonazione e facendo pause a effetto; tutto questo non ci meraviglia visto che l’attore ha un background shakespeariano.

A un primo impatto quello che colpisce di più è la scelta dei brani: il capitano alterna infatti brani del teatro più classico a cover di successi di quegli anni. Il mix è tanto assurdo quanto ridicolo, anche per le musiche di accompagnamento e gli arrangiamenti che rimandano alle colonne sonore dei film di Maciste.

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William Shatner nelle vesti del Capitano Kirk

Il più classico monologo di Amleto viene arricchito da percussioni, trombe in sordina e infarcito di climax per creare un effetto didascalia da documentario; un brano tratto dal Cyrano de Bergerac si trasforma quasi in una filastrocca per bambini e la scena del balcone di Romeo e Giulietta diventa un polpettone melenso con tanto d’arpa in sottofondo; “King Henry The Fifth” suona come il delirio di un generale sul campo di battaglia. La title track riassume perfettamente il disco: recitazione su musica dimenticabile, momenti di frenesia totalmente ingiustificati nella voce e negli archi che portano solo a risate imbarazzate.

Tranne per “It Was A Very Good Year”, brano dal sapore classico portato al successo da Frank Sinatra e più adatto per lo “stile” di Shatner, il risultato per i brani pop è ugualmente bizzarro. “Lucy In The Sky With Diamonds” è interpretata come una fiaba psichedelica su musicassetta con il ritornello lasciato a qualche corista. La sua “Mr. Tambourine Man” del premio Nobel Bob Dylan baratta il significato per una stereotipata atmosfera rurale con tanto di banjo. Uno standard bossa nova come “Insensatez” di Antônio Carlos Jobim viene sbiadito e inglesizzato, fino a renderlo totalmente inutile.

Le cover dei Beatles e di Bob Dylan sono comunque le vere star del disco, tanto da essere incluse nella prestigiosa serie “Golden Throats” della Rhino Records, compilation di canzoni riproposte dagli interpreti più improbabili, come Muhammad Ali, Joe Pesci o Mae West.

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Dopo “The Transformed Man”, giudicato uno dei peggiori album di tutti i tempi (45° su 50, secondo la rivista inglese Q), William Shatner tornerà a fasi alterne alla propria carriera musicale, tra cover (indimenticabile la sua “Rocket Man”, dieci anni dopo o la più recente “Common People”) e canzoni originali come nell’incomprensibilmente apprezzabile album “Has Been” del 2004, realizzato con la collaborazione di Ben Folds, sempre in bilico tra la parodia e il merchandising di Star Trek.

Luca Putelli

Tracklist:
A1. King Henry The Fifth/Elegy For The Brave
A2. Theme From Cyrano/Mr. Tambourine Man (Bob Dylan cover)
A3. Hamlet/It Was A Very Good Year (Frank Sinatra cover)
B1. Romeo And Juliet/How Insensitive (Insensatez) (Antônio Carlos Jobim cover)
B2. Spleen/Lucy In The Sky With Diamonds (The Beatles cover)
B3. The Transformed Man

2 COMMENTI

  1. Il link a inizio articolo (quello sull’esordio discografico di Nimoy) porta ad una pagina non esistente!

  2. Comunque la sua miglior cover resta sempre quella di “Major Tom” di Peter Schilling…ci sta perfino un video della televisione tedesca in cui l’autore della canzone originale ha l’onore di ascoltarla ed ovviamente non può non mettersi a ridere…

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