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Van Wood Quartet – Juana (1952 – 10″)

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Van Wood Quartet - Juana1952: Peter Van Wood, vero olandese volante (sia attraverso i Paesi che con la mano sulla sua chitarra), a quei tempi di ritorno da un ingaggio al Waldorf Astoria di New York, decise di pubblicare un paio di canzoni su 78 giri in Italia. Uscì quindi su Vis Radio “Mia Cara Carolina”, vero classico del chitarrista.

Sul retro, una canzone chiamata “Juana”, per quei tempi non precisamente ortodossa per quanto riguarda il testo, e suscettibile di censura.
Sembra che questo padellone a 78 giri fu ritirato dal mercato poco dopo la pubblicazione, su ordine dei censori dell’epoca (che fecero altre “stragi”, spesso ridicole, durante il decennio in corso).
Tuttavia due anni dopo, “Juana” venne ripubblicata sull’EP a 45 giri di cui vedete foto in alto: foto di Van Wood ad opera di Luxardo, tengo a precisare.

Il brano viene descritto come “tango grottesco” sul retro copertina, e da alcune dichiarazioni dello stesso Peter Van Wood si evince che “Quella canzone otteneva un grande successo dal vivo, perche’ andava bene per ballare ma anche per cantare in coro. Certo, ricordo che nei night ognuno aggiungeva una rima, non sempre oxfordiana. Pero’ quello era il clima del night”.

Immaginerete, quindi, che parti di testo come:

Juana, tu sei figlia di cubana
Juana, ma non vuoi tubar come me
Juana, forse a Cuba non si tuba
Ma se poi si tuba a Cuba, dimmi tu perché ti tubi
Tubi taba tabarin

forse, per il comune senso del pudore, non erano indovinatissimi, ma nei nightclub (o tabarin che dir si voglia) l’atmosfera era più libertina.

Nelle raccolte dedicate a questo artista, immagino, non troverete mai questo brano, ma non solo per ragioni censorie, semplicemente, non sarebbe molto rappresentativo per il personaggio in questione.
Perfino il grande Buscaglione cantava “Hanno Rotto il Cucù Alla Sofia” in alcuni spettacoli, ma non fu mai inciso su disco, almeno stando alle fonti ufficiali, segno che brani nazional-folkloristico-popolari come questo avevano un altro tipo di pubblico, forse più ristretto, ma legato a doppio filo alla normale attività dei vari musicisti.

Franco “FrankDee” Malatesta

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1 COMMENTO

  1. Nei locali notturni, specie dopo la mezzanotte, si infilavano brani del genere come ‘Ai Romani piaceva la biga’, scritta dal violinista jazz Max Springher addirittura nel 1952- lo stesso anno di ‘Juana’, guarda un po’!- o una canzone di cui acciderba non ricordo il titolo dedicata ad una donna africana e alla sua abitazione, ossia al suo tukul, e chi vuol capire capiva.

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