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Tonino Carotone – Mondo difficile (2000, CD)

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Tonino Carotone – Mondo Difficile (2000 - CD)Questo è uno di quei casi in cui il confine tra demenzialità, trash (volontario o involontario) e musica “seria” è sottilissimo.

Tonino Carotone (pseudonimo di Antonio de la Cuesta), è nato e cresciuto in un quartiere popolare di Pamplona guardando la TV ed ascoltando la radio che trasmetteva, oltre alla musica spagnola, anche i grandi successi italiani passati e presenti: Mina, Rita Pavone, Adriano Celentano, Fred Buscaglione e Renato Carosone.

Non è difficile indovinare da dove il nostro abbia preso ispirazione per il suo (cog)nome d’arte o per il look con tanto di baffi demodé, cappello e abito gessato. Ma Tonino Carotone non è solo sterile amarcord, il capello lungo con tanto di dreadlock e ampia pelata, i grossi orecchini e l’atteggiamento gitano lo fanno assomigliare ad una via di mezzo tra l’Adriano Celentano dei tempi che furono e Willy De Ville.

Lanciato dall’amico Manu Chao prima nei Radio Bemba (la band che accompagna il cantatutore francese) e poi come solista, “el ultimo de los Celentanos” esordisce con il botto.

L’album, trainato dal fortunato singolo “Me Cago En El Amor” e accompagnato da un delirante video, è un vero e proprio omaggio alla canzone del Belpaese con tanto di testi in un italiano stentato, il tutto filtrato dall’immaginario della Spagna degli anni ’70 e da generose dosi di marijuana.

Il disco è un continuo sgusciare languido tra melodie popolari, arrangiamenti asciutti, rock’n’roll latino (nel senso puramente geografico del termine) con tanto di onnipresente mandolino, sorta di leit-motiv dell’album, e colonne sonore delle commedie italiane degli anni ’60 e ’70, arrivando a coverizzare “Tu Vuò Fa l’Americano” duettando nientemeno che con Renato Carosone in persona (canzone che segnerà anche l’ultima incisione di sempre del grande artista napoletano).

Alla fine non ho ancora le idee ben chiare se Tonino Carotone abbia preso tutti in giro o se tutti lo abbiano preso troppo sul serio. Sarà per quel suo modo di fare sghembo o per quella faccia da anti-rockstar, ma il tutto suona molto più vero delle prove discografiche dell’amico (oggi milionario) Manu Chao (“Clandestino” e l’esperienza dei Mano Negra a parte).

Tracklist:
01. Me cago en el amor
02. Pecatore
03. Tu vuò fa l’americano (con Renato Carosone)
04. La abuela vuela
05. El pozo
06. La festa del racolto
07. Bahìa
08. Alas
09. Se que bebo, se que fumo
10. Sapore di mare
11. Amar y vivir
12. Acabaràs como siempre
13. Foneme
14. El provinciano

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5 COMMENTI

  1. Quando Carotone veniva in Italia, la sua backing band erano Gli Arpioni, gruppo bergamasco di ska e blue beat fra i migliori del genere (più genuini dei Pitura Freska, e anche più politicizzati): il gruppo si è sciolto nel 2008, ma il 29 luglio scorso si è riformato per un unico, imperdibile concerto- che infatti non mi sono perso- nel quale fra gli altri successi ha riproposto il capolavoro ‘Malacabeza’ nel quale Carotone canta la seconda strofa, e fa un’apparizione la cantante basca Piluka (sempre forte il rapporto degli Arpioni con la scena musicale e politica basca); sotto vi mando il video del brano, e finisco notando che il cantante, Stefano Kino Ferri, è di professione bidello, e infatti l’ho conosciuto in una scuola di Bergamo dove ho insegnato (al concerto gli ho detto scherzando ‘Questa è la prima volta che non mi chiami “prof”!’)

  2. A me hanno raccontato che durante i suoi concerti (sì, ne fa ancora, anche se in bettole o locali piccolissimi) si presenta totalmente ubriaco e strafatto.

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