L’ascesa e la caduta delle pecore canterine in Inghilterra

Investighiamo l'inesplicabile fascinazione degli inglesi per le canzoni cantate da pecore fra la fine degli anni '70 e i primi anni '80

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Sulla fine degli anni ’70 la musica in classifica sembrava ormai polarizzata secondo il gusto della moda discomusic ed ecco nel 1979 uscire in Gran Bretagna un singolo per mano della Virgin che per quanto bizzarro non poteva certamente passare inosservato. Partone le prime note e veniamo accolti da una suadente quanto inaspettata musichetta neo-classica dall’atmosfera pastorale e bucolica… Talmente bucolica che viene interpretata da soavi belati ovini!

Ma di cosa si tratta? Il disco è accreditato ad Adrian Munsey, His Sheep, Wind and Orchestra e per quanto possa sembrare insolito, i belati non appartengono all’animale ma allo sciagurato compositore. Cosa prontamente confermata da un’esibizione televisiva, perché per quanto possa sembrare bizzarro e inopportuno, il brano ottenne anche un discreto successo nel territorio britannico (dove in effetti le pecore sono parte integrante del paesaggio rurale).

Adrian Munsey in ogni caso non era semplicemente il classico inglese eccentrico o, peggio, una persona con turbe mentali, si trattava di un musicista e compositore fatto e finito, studioso di storia al King’s College di Cambridge e laureato al Royal College of Art. Leggenda vuole che fu anche il promotore del primo concerto a pagamento di Elton John.

Successivamente divenne una personalità di spicco nel mondo dei media britannici grazie a colonne sonore, documentari (soprattutto incentrati sulla famiglia reale britannica), e alla sua società di distribuzione (la Odyssey Video), senza dimenticare i suoi dischi solisti e il lavoro di produttore portando alla notorietà i Blake, sorta di boyband dalle sonorità classiche a metà strada tra Il Volo e i Boyzone.

Quelli della Virgin evidentemente devono aver odorato un possibile successo, perché non si fermarono qui, ma consentirono a Munsey di continuarono con C’est Sheep (gioco di parole con C’est chic, album di enorme successo degli Chic pubblicato nel 1978 – quello con il tormentone Le Freak per intenderci).

Questa nuova canzone non è altro che una versione discomusic di The Lost Sheep (e ti pareva?) prodotta da Ron e Russell Mael degli Sparks; un brano che sembra seguire gli ultimi colpi di coda della musica discotecara di fine anni ’70, ma che allo stesso tempo pare quasi anticipare le sonorità elctro-dance e new wave del decennio a venire. Non è certo un caso visto che proprio in quel periodo gli Sparks avevano collaborato con Giorgio Moroder per il loro album No. 1 in Heaven, vero e proprio caposaldo per il futuro synth-pop. Ma torniamo alla pecora canterina.

Questo terribile connubio non riuscì a vendere (per fortuna) nonostante fosse stato pubblicato anche come 12” appositamente per le discoteche, ma a suo modo si ritagliò un posticino nella storia quando nel 1979 durante una puntata dello show televisivo della BBC Juke Box Jury, dove una giuria di musicisti e personalità famose davano il proprio giudizio sulle nuove uscite musicali della settimana. A sorpresa venne invitato anche Johnny Rotten/John Lydon che aveva lasciato i Sex Pistols l’anno precedente e ora guidava i Public Image Ltd. Tra una birra e una sigaretta (ah, i bei tempi!) i suoi giudizi senza peli sulla lingua paiono quelli più sensati, con il pubblico che concordava rumorosamente con lui (come darli torto? Era probabilmente l’epoca peggiore della musica pop). Tra i vari brani di Showaddywaddy, Donna Summer, ABBA, Dominic Triano, Monks e Siouxie and tha Banshees, su C’est Sheep si limitò a dire «Oh, God! [sigh] That’s just Virgin Records out to make a quick buck and failing really badly. That’s all I can say.» (Oh, Dio! [sigh] Questa è solo la Virgin Records che vuole fare soldi facili e fallire davvero male. Questo è tutto quello che posso dire.)

I più colti potrebbero difendere questa operazione come parodia di un genere ormai morente, nonché critica sociale sulle pecore tutte uguali in discoteca, piuttosto che un tentativo pedestre ed estremo di seguire il già di per sé incredibile successo del singolo predecessore, cercando di giocarsi la carta dell’ironia con gli ultimi sprazzi della Febbre del Sabato Sera.

Per qualche ragione ignota, la Virgin e il suo fondatore Richard Branson dovevano essere davvero in fissa con le pecore visto che nel 1982 lui stesso si sedette sulla sedia del produttore per la prima e unica volta (nei panni dell’improbabile Jeff Mutton, che in italiano sarebbe Goffredo Montone) per supervisionare il singolo Baa Baa Black Sheep (accompagnato da Flock Around the Clock sul lato b) intonato dalla pecora canterina The Singing Sheep.

In questo caso si tratta di pecore e altri animali della fattoria (anatre, galline e mucche) tutti sintetizzati per un effetto straniante che riporta un po’ alla mente il folle Saltapicchio. Per fortuna la cosa finì nel nulla da dove era nata e il pubblico riuscì a risvegliarsi da questo malefico incantesimo ma probabilmente con quella sensazione di hangover dopo una sbronza colossale con alcolici di pessima qualità. 

Domenico Francesco Cirillo e vittorio “Vikk” Papa

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