Teste Sciroppate

Senti come puzzi: l’epopea delle Teste Sciroppate

Teste SciroppateGli anni ‘90 in qualità musicale non hanno nulla da invidiare al decennio precedente e le Teste Sciroppate lo dimostrano.

Lo strampalato gruppo demenziale ha goduto dei famosi 15 minuti di notorietà nel 1993 grazie alla quasi-hit “Senti Come Puzzi” (pubblicata in svariate compilation demenziali e non, nella sua versione spagnola “Mira Como Apestas”) contenuta nel loro primo album, dove si può trovare una vera e propria macedonia sonora legata da un unico tema: il sesso.

Perdonate il penoso gioco di parole, ma il gruppo non sembra ancora maturo, soprattutto sul versante dei testi, non sempre divertenti e che sfociano volentieri in una trivialità fine a se stessa; se poi ci mettiamo una capacità di scrittura che rasenta la sufficienza e una produzione non certo brillante il quadro non è certo dei migliori.

Nonostante queste pecche e i palesi limiti tecnici e compositivi un paio di momenti davvero buoni ci sono: “Maiala” è carina con quella melodia rotonda e dannatamente azzeccata, l’anthemica “Senti Come Puzzi” (riproposta in ben due versioni – da notare come la “techno version” sia fin troppo debitrice agli Snap!) con il famoso ritornello “senti come puzza, perché non si lava, sembra un baccalà” e il pezzo di chiusura “Mi Soddisfo da Solo”, apice creativo del disco.

Il resto è un alternarsi di noia e indifferenza, soprattutto per l’ascoltatore un tantino (ma non tanto) più smaliziato: “Il Mago e la Strega” (provate ad indovinare con cosa è stata fatta la rima) ha solo il merito di suonare come i Prophilax con 10 anni d’anticipo, “Mercedes” sembra scritta dagli 883 ubriachi e “Oilelè Oilalà” (altro singolo estratto) pur risultando piacevole non si può dirsi originale con quel ritornello “telefonato” che dice “faccela vedè, faccela toccà”.

Per la gioia dei musicofili l’album ci regala anche due evitabilissime cover in dialetto lombardo di Bob Marley (“Và Cà a Be l’Ov”) e dei Pink Floyd (“La Murela”) che non sarebbero malaccio se fossero suonate a qualche sagra della salsiccia.

Reperto (quasi) storico oggi difficile da recuperare su CD, ma per fortuna disponibile almeno in formato digitale, che ha goduto di un discreto successo all’epoca portando il gruppo ad incidere altri due album “La Morale è Sempre Quella” e “Suonando l’Organo” (questo pubblicato come Pesche Sciroppate) via via di sempre minor successo.

Oggi le Teste Sciroppate si sono riformate allietando qualche locale di provincia. Non esattamente un gruppo di culto, ma riscoprire la loro discografia potrebbe regalare qualche piacevole sorpresa, soprattutto vista la notorietà raggiunta da band assai meno dotate che si sono fatte conoscere per aver fatto cover sporcaccione delle sigle dei cartoni animati.

Tracklist:
01. Il Mago e la Strega
02. Maiala
03. La Murela (Another Brick In The Wall)
04. Mercedes
05. Senti Come Puzzi
06. Nunzio Rambo
07. Il Seme della Vita
08. Senti Come Puzzi (Techno Version)
09. Oilelè Oilalà
10. Và Cà a Be Lov (Could You Be Loved)
11. Mi Soddisfo Da Solo

Teste Sciroppate – La Morale È Sempre Quella (1995 – CD)

Teste Sciroppate la morale è sempre quellaIl fortunato debutto delle Teste Sciroppate ha catapultato la band sotto i riflettori grazie a un paio di singoli azzeccati e un’intensa campagna pubblicitaria sulle reti dell’allora Fininvest, ma il disco che ne seguì non fu all’altezza delle aspettative, rivelando una band musicalmente grezza e dalla comicità grossolana.

Dopo la partecipazione all’edizione di Sanscemo del 1994 le Teste Sciroppate pubblicano il loro secondo album intitolato “La Morale È Sempre Quella” che passò pressoché inosservato, per via dell’assenza di singoli immediati come “Senti Come Puzzi”, ma soprattutto della totale assenza di promozione della casa discografica.

In realtà snobbare questo dischetto è quanto di più sbagliato si possa fare perché, pur in assenza di brani noti, l’album ha una scrittura più solida e un suono più vero del precedente.

Come fa intendere chiaramente il titolo, le tematiche affrontate sono sempre quelle: sesso, sesso, sesso, merda e sesso; così come la musica che, seppure molto più rock, non rinuncia a mischiare senza remore pop e dance.

Il gruppo non ha certo grandi capacità compositive, ma riesce a mettere in fila una serie di brani ben costruiti che vi spingeranno a schiacciare nuovamente il tasto play: “Maurizia”, dedicata alla famosa pornodiva transex Maurizia Paradiso, l’estiva “Togli il Costume”, “Organizziamoci” sugli inconvenienti del sesso di gruppo, il completo nonsense di “C’è Una Bestia In Me”, la “canzone di protesta” senza peli sulla lingua “Non Ce l’Hai Mica d’Oro” contro le ragazze che se la tirano e “Canale 38” con il cameo di Roberto Da Crema intento a venderci un prodotto per l’erezione.

Questa volta ci si diverte davvero, come dovrebbe accadere in ogni album di musica comica che si rispetti, anche se non mancano filler evitabili (fossero stati scelti solo 8/10 brani sarebbe stato un piccolo classico del genere), ciò non toglie che questo sia senza dubbio il disco migliore della band che ci regalerà anche un evitabilissimo terzo e ultimo capitolo.

“La morale è sempre quella, fai merenda con Girella” ascoltando le Teste Sciroppate.

Tracklist:
01. L’Uccelletto Ferito
02. Maurizia
03. Togli il Costume
04. Organizziamoci
05. 13 Novembre
06. Il Dentista
07. Sapore di Cozze
08. C’è Una Bestia In Me
09. Canale 38 (con Roberto Da Crema)
10. La Regina Margherita
11. Non Ce l’Hai Mica d’Oro
12. Pompa DJ
13. Stitico
14. Favola Perversa
15. Blob (Le Cappellate delle Teste Sciroppate)

Pesche Sciroppate – Suonando l’Organo (1996 – CD)

Pesche Sciroppate Suonando l'OrganoMusicalmente raffinati come un rutto in faccia, i nostri dopo le buone vendite del debutto sono riusciti nell’impresa di mettere insieme un discreto secondo album, passato ingiustamente inosservato. Questo ha fatto perdere qualche pezzo per strada al gruppo lombardo che torna in pista cambiando nome per qualche ignoto motivo, trasformandosi nel poco originale Pesche Sciroppate.

In questo “Suonando l’Organo” gli elementi che ci hanno fatto amare e odiare il gruppo ci sono tutti: sesso, copertina kitsch, sesso, trivialità a go-go, sesso, autoironia, sesso e ingenuità spicciola. Purtroppo questa volta i nostri non fanno molto ridere anzi a dire il vero nemmeno sorridere; una cosa non da poco per un album di non celata musica demenziale.

Ascoltare le 12 tracce tutto d’un fiato è davvero dura. L’impressione è di scarti ammuffiti dei dischi precedenti: un truciolato di generi (dance, pop e musica latino-americana) con tanto di cover reinterpretata in dialetto (questa volta tocca a “The Show Must Go On” dei Queen). Canzoni come “Intervista col Vampiro”, “Il Pomo di Pino” o “Coco Caca” sono agghiaccianti esempi di pessimi ritornelli e umorismo insignificante per tacere della pietosa “La Gatta Pelosa”… Roba che non farebbe ridere nemmeno il vostro compagno idiota delle medie.

Pessimo commiato per un gruppo dalle limitate capacità, ma che qualche parentesi di divertimento è riuscito a regalarcela; qui purtroppo non c’è praticamente nulla da salvare.

Tracklist:
01. Non Te Toches Los Coones
02. Il Ballo Del Maccarone
03. Sciura
04. Cantico del Buso
05. Intervista Col Vampiro
06. Il Pomo Di Pino
07. U Schscià El Didon (The Show Must Go On)
08. Tutti Ce l’Hanno
09. Guarda Milano
10. Pacco a Sorpresa
11. Coco Caca
12. La Gatta Pelosa