Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band filmSiamo verso la fine degli anni ’70, nel 1978 per essere precisi; in quel periodo la musica stava avendo un’evoluzione senza precedenti: l’hard rock era ormai considerato da molti un genere antiquato e i ritmi e i barocchismi del progressive stavano lentamente passando di moda per molti ascoltatori che iniziavano ad interessarsi al piglio brutale e minimale del punk.

A farla da padrone però era la musica disco che ormai aveva raggiunto il dominio totale globale di radio, classifiche e cinema, influenzando la cultura di massa e gli stessi artisti rock che iniziarono a imbastardire i loro ritmi in 4/4 con ammiccamenti in odor di discomusic.

Erano anche gli anni dei grandi musical rock come Jesus Christ Superstar (1973), Tommy (1975) e Saturday Night Fever (1978), tutti film campioni d’incassi prodotti da Robert Stigwood (lo stesso che poi ci regalerà anche Grease, Staying Alive ed Evita). Annusando facili guadagni sulla scia del successo di queste opere rock il produttore decise di creare una pellicola musicale sui Beatles. Nel 1978 John, Paul, George e Ringo erano ancora tutti vivi e vegeti quindi alla notizia del film in molti sperarono in una reunion, magari anche solo per il tempo delle riprese, ma non fu così.

L’idea di partenza era un’opera grandiosa basata sull’album più famoso di tutti i tempi avendo come protagonisti (nel ruolo dei Beatles versione Sgt. Pepper) i volti più caldi del momento: i Bee Gees e Peter Frampton. I primi tornati alla ribalta grazie al successo proprio di Saturday Night Fever, mentre il secondo stava ancora godendosi il successo di Frampton Comes Alive! (1976) diventato l’album dal vivo più venduto dalla storia della musica. Ad arricchire questo banchetto sonoro una pletora di volti del pop, del rock, del jazz e del blues come Earth Wind & Fire, Aerosmith, Alice Cooper, Gloria Gaynor, George Benson, Billy Preston, Johnny Winter, Jose Feliciano, Heart, Etta James, Robert Palmer, Gary Wright, Wilson Pickett e Tina Turner solo per citare i più noti. Ma non è tutto perché a produrre, arrangiare e condurre le musiche di questa accozzaglia senza capo né coda venne reclutato a sorpresa “il quinto Beatle” George Martin che curò anche la colonna sonora (pubblicata simultaneamente in un glorioso doppio vinile, cui parteciparono come session man tra gli altri anche Jeff Porcaro, David Paich, Jeff Beck e lo stesso Peter Frampton) scelta di cui ebbe di che pentirsi negli anni successivi.

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Affidato al regista Michael Schultz, che ricordiamo dietro la macchina da presa per il telefilm Starsky and Hutch, venne stanziato un budget enorme di ben 13 milioni di dollari (a quel tempo il più alto mai affidato ad un registra afro-americano): come termini di paragone pensiamo che Saturday Night Fever costò 3.5 milioni di dollari e Grease, sempre nel 1978, “solo” 6. Al di là dei grossi nomi, delle affascinanti premesse e degli investimenti duole dire che il film fu un porcheria di proporzioni interstellari nonché uno spaventoso flop al botteghino, riuscendo comunque a raccattare 20 milioni di dollari (briciole rispetto alle precedenti e successive produzioni di Robert Stigwood). Ma analizziamolo con ordine.

Essendo stato pensato come un musical, il film contiene numerosissime rese dei classici dei Beatles (tratti da Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band ovviamente ma anche Revolver e Abbey Road più altre canzoni di metà anni ’60), in molti casi assolutamente inascoltabili e strazianti molto spesso a causa di interpretazioni maldestre e arrangiamenti terrificanti (la versione di Here Comes The Sun di Sandy Farina – che dopo questo film cambiò lavoro diventando scrittrice – e quella di Dianne Steinberg di Lucy In The Sky With Diamonds dovrebbero venire esaminate da una commissione per la violazione dei diritti umani) e anche perché la patina disco sui brani dei Beatles semplicemente non funziona.

Per la legge dei grandi numeri non manca qualche versione accettabile, in primis quelle eseguite proprio dai Bee Gees e da da Peter Frampton (anche se la sua voce mal si adatta ai brani) e un paio di piccole perle (Come Together degli Aerosmith e Got To Get You Into My Life degli Earth, Wind & Fire su tutte). Il vero problema, però, rimane uno solo: tutto il resto.

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Anzitutto la trama, scritta dallo sconosciuto Henry Edwards, che per quanto si sia tentato di renderla semplice ed accattivante per ogni genere di pubblico risulta assolutamente incomprensibile, contraddittoria e dozzinale. Tanto che il film sembra essere stato scritto da un bambino di sei anni: non si tratta di una biopic della celebre band, né vuole raccontare della realizzazione del famoso album, ma ci racconta una favola creata di tutto punto (basata molto liberamente sul musical del 1974 Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band on the Road).

Siamo nel magico paese di Heartland, qui il sindaco (interpretato da George Burns nonché narratore e unico personaggio ad avere dei dialoghi in tutto il film, poiché – leggenda vuole – ai produttori non piaceva l’accento dei protagonisti) ricorda i fasti della banda del paese, sì proprio la Lonely Heart Club Band che non solo rendeva tutti felici, ma era in grado persino di fermare le guerre con la propria musica, e di come il nipote di un componente della banda originale (Peter Frampton) tentò di rimetterla insieme con l’aiuto dei suoi migliori amici (i Bee Gees) e di alcuni magici strumenti musicali.

Questa è semplicemente la premessa di una storia lunghissima e inutilmente intricata costellata di robot, ragazze chiamate Lucy e Strawberry Fields, di cattivi (Alice Cooper) che plagiano le menti dei giovani con slogan quali «We hate love; we hate joy; we love money» e una rock band malvagia che rappresenterebbe la dannosa degenerazione della musica del futuro (gli Aerosmith, scelti pare all’ultimo momento dalla produzione per rimpiazzare i KISS che rifiutarono la parte per girare un film tutto loro: il folle KISS Meets the Phantom of the Park – bel dilemma dire a chi andò peggio).

Tutte queste schizofreniche disavventure terminano in uno dei finali più frettolosi della storia del cinema in cui un palese buco di sceneggiatura viene raggirato senza inventiva prendendo in giro tutti gli spettatori resistiti fino a quel punto: la scena in cui l’intero cast sotto la guida del Sgt. Pepper (Billy Preston) cerca di ricreare la copertina del famoso album che dà il titolo al film cantando il brano omonimo, sembra più una grossa presa per il culo che tenta di parodiare i Beatles che un sentito omaggio. Se pensavate che la trama di Rocky Horror Picture Show fosse insensata ed irritante dovrete ricredervi.

Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band film
La scena finale del film

L’unica nota positiva (si fa per dire) è che la sconclusionata “narrazione” nel complesso non dura molto considerando che le canzoni in totale durano circa 1 ora e 33 minuti su un 1 ora e 45 minuti di pellicola (!!!).

Inutile quindi pensare che questo agghiacciante tour de force non potesse ricevere l’astio del pubblico (anche quello meno esigente) e sopratutto quello della critica che giustamente bocciò (tra le moltissime cose) la disastrosa sceneggiatura e la (non-)storia che non faceva altro che far oscillare in continuazione il film pericolosamente tra l’insopportabile e il ridicolo. Tutto ciò fu nulla in confronto allo stigma che subirono tutti i nomi coinvolti, tanto che in molti fecero semplicemente finta non fosse mai esistito, altri semplicemente si accontentarono di maledirlo (in primis Bee Gees e Peter Frampton) considerandolo come la botta improvvisa che segnò in maniera indelebilmente negativa le loro carriere.

Cosa ne pensarono infine loro: i Beatles stessi? Paul McCartney e Ringo Starr assistettero alla prima, ma da quel momento rifiutarono sempre di esprimersi sul film, John Lennon ammise persino di non essere riuscito neanche a finire di guardarlo tutto in una sola seduta e George Harrison, con la sua tipica e saggia pacatezza disse riferendosi a Peter Frampon e ai Bee Gees: «Penso che ciò abbia danneggiato la loro immagine, le loro carriere e non avessero bisogno di fare tutto questo. Sarebbe come se i Beatles tentassero di fare i Rolling Stones. I Rolling Stones possono farlo meglio.»

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L’interno del doppio LP della colonna sonora

Rivedere oggi Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band il film è, nel bene ma soprattutto nel male, una mirabolante capsula spazio-temporale in cui troviamo gelosamente conservate tutte le icone pop del 1978, ma nonostante questo rimane caldamente sconsigliato a tutti, sopratutto ai fan dei Beatles per non vedere i propri beniamini parodiati in maniera così involontariamente crudele, ma degno di nota per i più coraggiosi amanti delle autopunizioni cinematografiche e musicali più atipiche. Nonostante la sua nefanda bruttezza la pellicola non può fregiarsi del titolo di peggiore film dell’anno: come non ricordare Thank God It’s Friday con Donna Summer e musicato da Giorgio Moroder, il già citato KISS Meets the Phantom of the ParkThe Star Wars Holiday Special.

 Francesco Cirillo e Vittorio “Vikk” Papa

Tracklist:
A1a. The Bee Gees & Paul Nicholas – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band
A1b. Peter Frampton & The Bee Gees – With A Little Help From My Friends
A2. Sandy Farina – Here Comes The Sun
A3. Peter Frampton & The Bee Gees – Getting Better
A4. Dianne Steinberg & Stargard – Lucy In The Sky With Diamonds
A5. The Bee Gees, Dianne Steinberg, Paul Nicholas, Donald Pleasence & Stargard – I Wan’t You (She’s So Heavy)
B1. Paul Nicholas, Peter Frampton & The Bee Gees – Good Morning, Good Morning
B2. The Bee Gees, Jay MacIntosh & John Wheeler – She’s Leaving Home
B3. Paul Nicholas & Dianne Steinberg – You Never Give Me Your Money
B4. Robin Gibb – Oh! Darling
B5. Steve Martin – Maxwell’s Silver Hammer
B6a.The Bee Gees – Polythene Pam
B6b. Peter Frampton & The Bee Gees – She Came In Through The Bathroom Window
B6c. The Bee Gees – Nowhere Man
B6d. Peter Frampton & The Bee Gees – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Reprise)
C1. Earth, Wind & Fire – Got To Get You Into My Life
C2. Sandy Farina – Strawberry Fields Forever
C3. Frankie Howerd & Sandy Farina – When I’m Sixty-Four
C4. Frankie Howerd – Mean Mr. Mustard
C5. George Burns – Fixing A Hole
C6. Alice Cooper & The Bee Gees – Because
C7a. Peter Frampton – Golden Slumbers
C7b. The Bee Gees – Carry That Weight
D1. Aerosmith – Come Together
D2. Maurice Gibb, Peter Frampton, George Burns & The Bee Gees – Being For The Benefit Of Mr. Kite
D3. Peter Frampton – The Long And Winding Road
D4. Barry Gibb & The Bee Gees – A Day In The Life
D5. Billy Preston – Get Back
D6. The Cast Of Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Finale)

7 COMMENTI

  1. I giudizi espressi dall’articolo sono del tutto condivisibili: vidi il film all’epoca e ne rimasi frastornato, considerandolo un guazzabuglio senza capo né coda, e sono contento di averci azzeccato. Solo qualche dettaglio: due sono i brani di ‘Sgt. Pepper’ a non essere finiti nella colonna sonora, ossia ‘Within You Without You’ e ‘Lovely Rita’, e comunque andrebbe citata la bella prova di George Burns in ‘Fixing A Hole’, che lui affronta con disinvoltura scanzonata da vecchio vaudeviller, infilando anche qualche battuta in scat. Non so se la inserì nel suo spettacolo dal vivo, ma ci sarebbe stata benissimo.

  2. Non l’ho mai visto, anche se ne ho sempre sentito parlare un gran male. Cmq rovinò le carriere di Frampton e dei Bee Gees che tornarono al quasi anonimato di inizio anni 70 e non si sono più ripresi. Un plauso a chi ha preso la Tina Turner, che in quegli anni faceva la fame e non era più nessuno. Strano cmq considerare che in un solo anno siano stati fatte così tante ‘perle’ del grande schermo! Più si sale colla coca più il down sarà rovinoso, e questa ne è la prova!!! 😉

  3. Dimenticavo di aggiungere un dettaglio: anche il tecnico del suono che curò la registrazione, Geoff Emerick, è lo stesso dell’originale ‘Sgt. Pepper’.

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