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AA.VV. – Sanscemo ’90: 1° Festival Della Canzone Demenziale (1990, LP)

Una piacevolissima compilation celebrativa del primo festival della canzone comica e demenziale italiana con un'intervista a Vito Vita dei Powerillusi

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sanscemo-90-1-festival-della-canzone-demenziale-1990Quando si pensa a Torino di solito si ha un’immagine di città seria, rigorosa, ordinata, forse un po’ grigia… Eppure, tra il finire degli anni ’80 e i primi ’90, insospettabilmente (ma forse proprio per i motivi di cui sopra) era divenuta il fulcro del rock demenziale italiano, alla faccia degli Skiantos e della scena bolognese che ideò il movimento.

La capitale sabauda poteva vantare personaggi del calibro di Righeira (sempre in bilico tra serio e faceto), Marco Giecson e i Camaleunti, Persiana Jones & le Tapparelle Maledette, Karamamma, Powerillusi, Figli di Guttuso, Munciausen Generescion, Jambon Street Band e il cinico cantautore Marco Carena (gia voce della band le Vecchie Pellacce), per cui la cosa più giusta da fare sembrò quella di organizzare un evento per celebrare tanto fermento creativo.

Grazie agli sforzi di Paolo Zunino, il 7 aprile del 1990 il Palasport di Torino divenne teatro del Festival di Sanscemo, prima rassegna nazionale della musica demenziale e comica. A condurre fu Andy Luotto (insieme a Viviana Porro) amico di Zunino, che aveva soprattutto il compito di scaldare il pubblico e incitarlo a lanciare verdure, frutta e altro ancora contro gli artisti non graditi: non per niente il Palasport fu ribattezzato per l’occasione Palacavolfiori.

Dato l’ottimo, e forse non previsto, riscontro di pubblico La Mercury Records decise quindi di far stampare la compilation commemorativa della manifestazione; per motivi non ben chiariti però non tutti i partecipanti all’edizione furono inclusi nella raccolta (mancano i Riflesso, i Rudi Trudi e i liguri Puuh), mentre gli Skiantos apparvero con un live della loro Sono contro, nonostante non fossero in gara ma solo presenti in veste di ospiti speciali. In ogni caso già dalla copertina l’intento satirico è ben chiaro: quattro “fustacchioni” (tra cui gli stessi Zunino e Luotto, i due nel mezzo) posano intorno a un ignaro cane minacciando di ucciderlo in caso il disco non venda abbastanza, in quello che è forse un omaggio alla celebre copertina della rivista satirica americana National Lampoon che esprimeva lo stesso concetto. Come ulteriore sberleffo il cane porta pure un cartello “no drugs” che quasi certamente si riferiva alle campagne moralizzatrici contro le droghe di quegli anni.

Entrambi i lati del disco si aprono con pezzi della Banda Sanscemo, in realtà un gruppo fittizio composto da Luotto e Zunino che esiste solo allo scopo di dare una sigla alla manifestazione. La seconda traccia del lato A, la sarcastica Io ti amo (sul tipico rapporto difficile tra uomo e donna) è quella del vincitore Marco Carena, che approfitterà di questo risultato e delle susseguenti ospitate al Maurizio Costanzo Show per partecipare come esordiente al Festival di Sanremo l’anno dopo con Serenata, ballata in stile retrò inzuppata di doppi sensi e sarcasmo come consueto per l’autore, e che come prevedibile non incontrò i gusti di giuria e pubblico. Si prosegue con Cecilia ti amavo dei Camaleunti, specie di doo-wop vagamente goliardico che si conclude con uno sberleffo al famigerato «trottolino amoroso», l’unica parte di Vattene amore della coppia Minghi e Mietta che tutti ricordano.

Tra le altre canzoni ricordiamo i toscani Edipo e il Suo Complesso con Sciampi ci guiderà, che si riferisce a un personaggio televisivo dell’epoca lanciato da Piero Chiambretti ma oggi completamente dimenticato, Quella del papà dei torinesi Powerillusi e il suo ritornello «Vogliamo un Papa nero, vogliamo un Papa donna» (che i Pitura Freska abbiano preso ispirazione da loro?) e la funkeggiante Sussidiario dei bolognesi Lino & i Mistoterital (anche se in realtà cantarono il brano Nullatenente), col suo testo composto dalle più classiche e trite nozioni scolastiche delle elementari e filastrocche popolari (altro che San Martino di Fiorello).

Di tutti gli artisti apparsi in questa raccolta, se escludiamo gli Skiantos che fanno storia a sé, solo Marco Carena, Persiana Jones e i Powerillusi (che vinceranno dell’anno successivo a pari merito con i Camaleunti) sono ancora in attività, mentre gli altri per la maggior parte si sono sciolti poco dopo oppure hanno tentato delle reunion senza però avere grande riscontro. Il festival di Sanscemo continuerà a svolgersi annualmente fino al 1996 e poi in maniera irregolare tra il 2001 e il 2005; neanche il trasferimento da Torino a Genova prima, e Milano poi potè far nulla contro lo strapotere della comicità televisiva e il declino della musica demenziale che indubbiamente visse negli anni ’90 il periodo di massima popolarità.

Federico Tiraboschi 

Tracce:
A1. Banda Sanscemo – Mia sorella Oronzo
A2. Marco Carena – Io t amo
A3. Marco Giecson e i Camaleunti – Cecilia ti amavo
A4. Karamamma – I vicini di casa
A5. Edipo e il Suo Complesso – Sciampi ci guiderà
B1. Banda Sanscemo – La Banda Sanscemo
B2. Le Tombe di Eustachio – Torque Mada
B3. Fuorytono – Son disordinato
B4. Lino e i Mistoterital – Sussidiario
B5. Powerillusi – Quella del papà (nuova versione)
B6. Skiantos – Sono contro (live)

sanscemo Powerillusii
I Powerillusi nel 1993

Per l’occasione abbiamo contattato Vito Vita, bassista dei Powerillusi, per una breve chiaccherata e cercare di capire meglio lo spirito di quegli anni.

Come e perché nacque l’idea del festival di Sanscemo?

Già nel 1988, due anni prima di Sanscemo, i Powerillusi avevano avuto l’idea di organizzare un festival di musica demenziale (come indicammo sul retro della copertina del nostro primo 45 – quello di Lato B – coprendo il nome della manifestazione con una macchia nera, un escamotage per parlare già di una cosa che doveva ancora avvenire, senza che qualcuno ci rubasse la denominazione).

Infatti la nostra idea era quella di organizzare un festival della musica demenziale nel paesino di San Romolo, una frazione di Sanremo che si trova sulle colline liguri. Dopo qualche tempo però abbiamo saputo che un altro torinese, Paolo Zunino, aveva avuto la nostra stessa idea, cambiando il nome e il luogo: era qualcosa che evidentemente era nell’aria. D’altronde a Torino, in pochi anni, oltre a noi erano nati tanti gruppi demenziali e se vogliamo andare un po’ indietro, c’era stato Johnson Righeira che aveva suonato con gli Skiantos nel suo disco di debutto: insomma, dopo Bologna Torino era la capitale del rock demenziale.

Nel 1990 la musica comica e demenziale era ancora poco nota al grande pubblico, c’era la sensazione di quello che sarebbe successo da lì a qualche anno?

Non so come fosse la situazione in altre città, sicuramente Bologna era piena di gruppi demenziali, già a Milano mi pare che Elio e le Storie Tese fossero abbastanza isolati. Non credo quindi che si pensasse che ci sarebbe stata una diffusione così grande della musica non solo demenziale ma comica. Certo, c’era Renzo Arbore che in quegli anni nelle sigle dei suoi programmi tirava fuori brani come Sì, la vita è tutta un quiz, e poco prima aveva inciso brani come Smorz’ ‘e lights o Il clarinetto, ma in generale la canzone comica, anche quella dei cabarettisti, stava attraversando un momento di stasi. Lo stesso Enzo Jannacci, per dire il nome di un genio, non stava pubblicando i suoi dischi migliori in quegli anni.

Il poster dell’evento realizzato da Vince Ricotta dei Powerillusi

La partecipazione al Festival di Sanremo degli Elio e le Storie Tese nel 1996 e il consegente successo nazional popolare, più che la celebrazione del rock demenziale ne divenne il funerale: una musica diversa, trasversale e senza regole finì inglobata nel sistema e istituzionalizzata. Qual è il tuo parere?

Il successo di Elio a Sanremo non ha prodotto lo sviluppo del genere, è evidente, anzi in quell’anno è iniziata la decandenza di Sanscemo. In compenso ci fu il successo enorme di trasmissioni televisive come Zelig e Colorado, forse il cabaret ha iniziato a prevalere sulla musica demenziale. Ci sarebbero da fare analisi approfondite, magari un libro…

Una volta erano bene definiti i limiti della cultura dominante alta che si ergeva su una controparte “bassa”, oggi questo praticamente non c’è più. Non si capisce più se uno ci è o ci fa (o entrambe le cose). Inoltre il buonismo e il politically correct imperante sembrano strangolare ogni forma espressiva “diversa”. Oggi la trasgressone, il conflitto l’innovazione, intesi come la capacità di rompere i limiti del proprio sistema di riferimento (moda, morale, costume, leggi, norme…) paiono quasi termini offensivi e non propulsivi; siamo arrivati a un punto storico in cui è obbligatorio dare al pubblico esattamente ciò che si aspetta, per evitare di smuovere anche minimamente i sentimenti. In questo totale appiattimento dove si colloca la musica comica e demenziale, ma soprattutto oggi ha ancora un senso?

C’è un episodio emblematico, ed è secondo me la reazione che c’è stata nel 2015 all’esibizione di Marco Carena in piazza Castello alla festa di San Giovanni. I suoi brani sarcastici come Che bella estate, Serenata o Io ti amo, tratti da suoi dischi dei primi anni ’90 pubblicati dalla Virgin, cantati più volte in televisione senza problemi (spesso al Maurizio Costanzo Show oltre cha la Festival di Sanremo) e dal vivo in tutta Italia per anni, non erano mai stati equivocati in un modo così… Così… Allucinante, non mi viene un altro aggettivo. Il comitato per i diritti delle donne Se Non Ora Quando di Torino che alzò un polverone mediatico esprimendo «indignazione e condanna» per i testi a loro modo di vedere «inaccettabili e gravissimi», chiedendo le scuse del Sindaco e le dimissioni dell’Assessore allo Sport.

Non solo il demenziale, oggi, ha un senso, ma credo che lo abbia ancora di più, essendo la situazione peggiorata, dal punto di vista culturale e non solo, negli ultimi anni. Ma anche al di là del demenziale, in tutto si dà al pubblico quello che vuole, non c’è voglia di “sperimentare” cose diverse, ci si è appiattiti sul già sentito e sul già visto, o almeno in Italia è così.

Sanscemo finì nel 2005 per mancanza di interesse del pubblico o perché il successo nazional popolare della musica comica e demenziale aveva esaurito il suo corso?

Credo che siano vere entrambe le cose e ritengo anche che le ultime edizioni a Genova e Milano mancarono dell’organizzazione e dell’attenzione dei primi anni. Oltre a tutto ciò penso ci siano anche colpe cittadine: alla fine Sanscemo è stata una delle tante cose ideate e inventate a Torino, come il cinema italiano, la moda, la Rai e, last but not least come dicono gli americani che se ne intendono (cit.) la Fiat, che poi sono state portate in altre città senza che realmente a qualche torinese importasse qualcosa, dalla capitale in poi.

Vittorio “Vikk” Papa

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2 COMMENTI

  1. Ma come è possibile che ci sia qualcuno che considera i testi di Marco Carena “offensivi”? Poi non si devono stupire le cosidette “femministe intersezionali” se, al di fuori del loro circoletto, nessuno le prende sul serio.

  2. Questa intervista dipinge la situazione odierna in modo netto. Oggi siamo arrivati al punto che per seguire il politically correct tutto deve essere adattato e modificato. Moriremo di ‘civiltà’

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