Troppo sole: quando Sabina Guzzanti partecipò al Festival di Sanremo

Il 45° Festival di Sanremo (quello del 1995 per intenderci) si fa ricordare per diversi motivi: canzoni diventate molto famose (Con te partirò di Andrea Bocelli, Destinazione paradiso di Gianluca Grignani o Come saprei della vincitrice Giorgia), due vallette stragnocche a coadiuvare il solito immarcescibile Pippo Baudo (Claudia Koll pro svolta religiosa e Anna Falchi con un’anteprima del suo “fortunato” motivetto Pium paum), la doppia presenza degli 883 (in gara con la loro Senza averti qui cantata da Max Pezzali e Finalmente tu regalata a Fiorello), il ritorno alla musica di Lorella Cuccarini (ne sentivamo il bisogno?), l’improbabile Trio Melody formatosi per l’occasione e costituito da Peppino Di Capri, Gigi Proietti e Stefano Palatresi, senza dimenticare l’incredibile inno nazional-bucolico Voglio andare a vivere in campagna del solito Toto Cutugno, puntuale in riviera ligure come le rondini a primavera.

Sabina Guzzanti e La Riserva Indiana - Troppo Sole (1995 - singolo)

In tutto questo ben di Dio è passata (quasi) inosservata una vera perla approntata per la speciale occasione da Sabina Guzzanti e la Riserva Indiana inspiegabilmente piazzati nella sezione Campioni.

Sì, stiamo parlando proprio di quella Sabina Guzzanti che, all’epoca, avevamo conosciuto nelle vesti di imitatrice ne L’araba fenice, La TV delle ragazze, Avanzi e Tunnel. Qui la ritroviamo in compagnia del suo compagno David Riondino, autore del pezzo assieme ad un folto gruppo di amici come Nichi Vendola, Sandro Curzi, Mario Capanna, Antonio Ricci, Daria Bignardi, Bruno Voglino e Remo Remotti.

Macome finì nel carrozzone sanremese con questa Troppo sole, canzone-protesta a sfondo generico-ecologista? In realtà Troppo sole era il film grottesco girato da Giusepe Bertolucci nel 1994 tratto dal soggetto scritto proprio da Sabina Guzzanti e David Riondino dove la Nostra interpretava tutti e tredici i personaggi.

La pellicola non fu né un capolavoro, né un successo, ma la coppia doveva davvero credere in quel progetto tanto da resuscitarlo in qualche modo in occasone del Festival di Sanremo. La canzone non va oltre lo stato di pretenziosa fetecchia, costruita su un testo che vorrebbe essere poetico, ma ricorda più una raccolta di pensierini delle scuole elementari:

Io voglio molto bene al lupo perché ulula alla luna
è veramente mio fratello quando ulula alla luna
Battono i tamburi, battono i tamburi, battono sotto la luna
Io danzo sulle nuvole, io danzo al chiaro di luna.

Musicalmente, stiamo parlando quasi del nulla e per un cantautore scafato come David Riondino con alle spalle una bella collezione di dischi (nonché il tormentone estivo Maracaibo cantata da Lu Colombo) era doveroso aspettarsi qualcosina di più. 

Il giochino pare chiaro: poiché Sabina Guzzanti non é una cantante di professione cerchiamo in tutti i modi di focalizzare l’attenzione su qualcos’altro. Il tutto ha un senso e quindi ben venga un’interpretazione volutamente eccessiva e teatrale per svegliare quelle mummie messe in platea, ma cosa sta a significare quell’improbabile coro mascherato da indiani a metà tra Arrapaho, i Village People e qualche triste carnevale di periferia? 

Dopo un misero e meritatissimo 18° posto su 23 concorrenti (che pare quasi una vittoria), fortunatamente Sabina Guzzanti troverà la sua strada poco dopo e, anche se non riuscirà mai a raggiungere i picchi del fratello Corrado, saprà crearsi un suo spazio personalissimo tra satira, comicità e politica (quasi) militante, abbandonando fortunatamente il mondo della musica.

Troppo sole

Cosa vedi amico mio, solo la solita vecchia pentola
Acqua bollente, carne ossa, patate
Nessun messaggio questa vecchia pentola
Solo che la zuppa è buona e ti fa capire che hai fame
Ma io sono un indiano
L’acqua che bolle è il cielo
La carne gli animali
Il vapore il respiro
Tutto questo è sacro
Quando io guardo la pentola
Penso al mistero
Vento, pioggia, sole
Capirli non con la testa ma con il cuore
Sediamoci nella pianura, sediamoci nella pianura
Voglio essere come un albero, voglio pensare come un animale
Annusa l’aria, annusa l’aria, io cavalco nella pianura
E mi sembrava che i rami dell’albero navigassero nel cielo
Ho pregato per gli animali, per il granturco, e per i meloni
E camminavo dentro l’erba alta ed ascoltando tutte le canzoni
Non sono sorda, non sono sorda, io porto le pietre sacre
Stavo fermo senza guardare ascoltavo le formiche parlare
Ringrazio i fiumi ed i ruscelli, ringrazio la zucca ed il fagiolo
è bellissimo questo mio popolo, è bello questo cielo
Quanta luce, quanta luce nel mio cuore
Vale la pena vivere, vale la pena morire
Io voglio camminare felice
Io voglio camminare nella pioggia
Io voglio camminare sul sentiero del miele
Io voglio camminare nella gioia
Io desidero camminare
E mi hanno detto che non era vero, che ero soltanto fuori di me
Che avevo preso troppo sole al mare con tutto il sole che c’è

Troppo sole, troppo sole per me Troppo sole, troppo sole per me

Io voglio molto bene al lupo perché ulula alla luna
è veramente mio fratello quando ulula alla luna
Battono i tamburi, battono i tamburi, battono sotto la luna
Io danzo sulle nuvole, io danzo al chiaro di luna
Voi volete che tagliamo l’erba, voi volete che vendiamo il fieno
Per diventare sempre più ricchi e per sognare sempre di meno
I sognatori sono i messaggeri dello spirito del mondo
Tutte le nostre canzoni noi le abbiamo imparate in sogno
Povero uomo bianco nella tua violenza, nel tuo splendore
Hai perduto la tua memoria hai dimenticato di avere un cuore
E vuoi la mia, vuoi la mia, la mia memoria per il tuo cuore
Prendi tutta quella che vuoi, prendila tutta me ne resta ancora
E gli occhi dell’aquila in me
E la mitezza della lepre in me
E la forza dell’orso in me
Il silenzio dei pini del bosco
E la dolcezza della mia bocca
E mi hanno detto che non era vero, che ero soltanto fuori di me
Che avevo preso troppo sole al mare con tutto il sole che c’è

Troppo sole, troppo sole per me Troppo sole, troppo sole per me

Sfiorami col tuo respiro, donami una lunga vita
Sfiorami col tuo respiro, donami una lunga vita
Ti ho decorato con le mie perle, ti ho tagliato e ti ho cucito
Sfiorami col tuo respiro, donami una lunga vita
I sogno sono messaggeri dello spirito del mondo
I sogno sono messaggeri e danno forza ai sognatori
Chi lavora sempre non ha tempo per sognare
Solo chi sogna si potrà salvare
E la bellezza sia davanti a me
E la bellezza intorno a me
E la bellezza sia accanto a me
Tutto sarà bellezza
Io danzo sulla terra rossa
E mi hanno detto che non era vero. che ero soltanto fuori di me
Che avevo preso troppo sole al mare. con tutto il sole che c’è

Troppo sole, troppo sole per me Troppo sole, troppo sole per me
Troppo sole, troppo sole per me Troppo sole, troppo sole per me

  1. La canzone in sè è molto carina e grintosa, poichè parla di un tema importante come l’ambiente. Poi Riondino la condisce con la sua riconoscibile dote teatrale-musicale e la Guzzanti, anche se non è una cantante vera e propria, usa anche lei la sua teatralità, più televisiva a differenza di Riondino, per rendere l’esibizione molto attiva. Il coro fatto di tutti quei politici, autori, attori, giornalisti ecc.. è la ciliegina sulla torta della esibizione, ed la rende ancora più interessante. E non sto assolutamente scherzando.

  2. Grande pezzo. Finalmente una voce isterica tanto tempo dopo i meravigliosi anni ’70. Si sono voluti evocare gli Indiani Metropolitani del Meraviglioso ’77 dopo la triste vittoria di Forza Italia. Grande e coraggiosa Sabina. A lei non fregava nulla di piazzare il pezzo, come al Movimento ’77 non importava nulla andare al potere. Un vero pezzo di controcultura e controcorrente, che ho riscoperto stasera grazie a Techetechetè.

  3. Troppo sole credo che sia da annoverare come IL PEGGIO mai visto a Sanremo!
    La Guzzanti stonò parecchio, senza contare che il pezzo apparentemente non aveva e non Ho tuttora senso.
    Evidentemente fu una marchetta concessa alla vecchia e rossa Rai3/Telekabul!
    Certo che se pensiamo che a casa rimasero gli Stadio con la splendida ”Ballando al buio”, viene da piangere!

    PS:ma cosa c’entrava il berlusconiano Ricci li in mezzo???

    1. Attenzione così sembra sia contro il messaggio e che la critica non sia soltanto artistica, il problema è che in quel periodo nel discorso popolare l’attenzione all’ambiente sembrava declinarsi in una forma che poteva apparire un semplice “capriccio” etico invece dellurgente necessità di prevenire catastrofi.

  4. Vi rendete conto che, con 20 anni di anticipo, questo “ensemble” non ha fatto altro che anticipare tutto ciò che avreste visto e sentito ogni anno durante il concerto del 1° maggio?
    Se togliete il video e vi limitate ad ascoltare, vi accorgerete che non c’è alcuna differenza (nè nell’arrangiamento, nè nel testo, tantomeno nell’intonazione) con i gruppi che si alternaon al pomeriggio.

  5. Testo meraviglioso, gli autori ignorano che David Riondino registrò una meravigliosa versione studio (non presente su youtube e affini) che rende molto di più…effettivamente la Sabina era un po’ esagitata e stonatina…Però pezzone. Bellissima la poetica della resistenza indigena:
    Povero uomo bianco nella tua violenza, nel tuo splendore
    Hai perduto la tua memoria hai dimenticato di avere un cuore
    E vuoi la mia, vuoi la mia, la mia memoria per il tuo cuore
    Prendi tutta quella che vuoi, prendila tutta me ne resta ancora

  6. Però mi sfugge il senso della recensione: quel pezzo era VOLUTAMENTE fuori di testa e assolutamente fuori gara, se lo si vuole prendere seriamente recensendo la voce della Guzzanti o altre cose non si va da nessuna parte. Allora tutti i dischi degli Squallor sarebbero trash? Andranno recensiti tutti dal punto di vista vocale/strumentale?? Ma dai..

  7. Ragazzi miei, tra i componenti della Riserva Indiana si nascondeva anche un certo Niky Vendola, un uomo che dieci anni più tardi è diventato presidente della Regione Puglia (nonché ha creato quello pseudo partito chiamato Sinistra Ecologia e Libertà): altro che noccioline!

  8. Ragazzi miei, c’era anche SANDRO CURZI nella riserva indiana… “Dio mio, Dio mio…perchè mi hai abbandonato???” 😀

  9. Ricordo quel Sanremo con le lacrime agli occhi. Mi sembra tra l’altro, che nella “Riserva Indiana” ci fosse anche Mario Capanna.
    La morale è: anche allora la Sinistra
    faceva di tutto per suicidarsi”… ahimè.

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