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Pitura Freska – ‘Na bruta banda (1991, CD)

Il capolavoro del reggae italiano, tra denuncia sociale e comicità

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pitura freska Na Bruta BandaPer qualche ragione quando si citano per sbaglio i Pitura Freska partono i soliti sorrisini idioti di saccenza ignorante di chi pensa al solito gruppo-fuffa seguito a ruota del solito adagio «…ma non sono andati anche a Sanremo?».

Ad inizio anni ’90 in Italia la localizzazione (specialmente se accoppiata all’uso del dialetto) era percepita come un valore aggiunto, un segno distintivo di originalità tutta nostrana; ecco quindi sbucare tra gli altri Mau Mau, 99 Posse, Üstmamò, Sud Sound System, Niù Tennici

Quando nel 1991 arriva nei negozi ‘Na bruta banda grazie a Otar Bolivecic e alla Psycho Records (veri e propri marchi DOC dell’underground italiano che ci hanno regalato gli album storici degli Elio e le Storie Tese, oltre ai mai troppo lodati RSU) ci si accorge per un attimo che la sonnacchiosa Venezia non è solo un grande negozio per turisti, ma una realtà musicale viva e pulsante.

L’iniziale straniamento di trovarci ad ascoltare un gruppo reggae lagunare dura solo il tempo di ammirare la copertina, dove un ancora sconosciuto Skardy ricorda un po’ un Gianni De Michelis con i rasta.

pitura freska Na Bruta Banda

Bastano le prime note della title track per capire che non si tratta di uno scherzo, un reggae bastardo e melodico quanto basta, figlio di chi non è mai andato in Giamaica, ma che si sente a proprio agio solo su ritmiche in levare e con testi in veneziano.

Le 10 canzoni scorrono compatte (a parte l’inutile romanticismo di Bea fia che mal si amalgama con il resto) essendo state ampiamente levigate e perfezionate da anni di concerti. Se il successo nazional popolare arriverà solo più avanti (e con dischi piacevoli, ma meno incisivi) questi sono e rimangono i veri Pitura Freska, dove le tematiche chiave ci sono già tutte e sono espresse senza peli sulla lingua: attacco ai potenti, ambientalismo, liberalizzazione della marijuana, amore per Venezia e ovviamente la figa (o mona come direbbero loro). Il tutto viene mescolato in una personalissima visione fatta di testi taglienti, ironici e mai banali con la voglia di «butarla en mona, farse du goti e un trombon».

‘Na bruta banda, Marghera, Bateo, The Boss, Bienal e Suca baruca sono freschissimi affreschi in levare che ridanno spolvero alla lingua veneziana e che si ricollegano alla tradizione letteraria isolana e alle commedie venziane di Carlo Goldoni, oltre che mostrarci come sia possibile utilizzare i classici canoni reggae-ska-rocksteady e farne materia propria e originalissima.

pitura freska Na Bruta BandaSe il successo spacca-radio di Pin Floi lo conosciamo tutti (altro brano di denuncia per una città violentata in occasione del concerto dei Pink Floyd del 15 luglio 1989 in concomitanza con la festa del Redentore), menzione a parte meritano anche Doc, vero attacco senza peli sulla lingua da Supergiovane ai vecchi matusa rompicoglioni («Critici, politici e scassacassi vari / bechi, bastardi, bochinari. / Queo che dixemo no se capisse / parche nol xe italian / scolta, xe semplice dialeto venesian / nel nostro dialeto no se pol cantar / ti pol anca andar a farte sfondar»), e So mato par la mona («so mato par la mona / più mato dei cavai / no spendo schei in goldoni / creme, pirole, spirali … Co sento odor de mona / vado via co la testa / mi no so Jovanoti / so Pitura Freska!») rivisitazione goliardica de La mia moto, deprecabile successo di Jovanotti di un paio d’anni prima.

Un disco perfetto o quasi, ad essere veramente pignoli non capiamo perché non abbiano incluso l’irrefrenabile Murassi (pubblicata come singolo l’anno successivo), ma questo toglie comunque poco o nulla a un disco da prendere a scatola chiusa. Piccolo caposaldo del reggae made in Italy.

Tracce:
01. ‘Na bruta banda
02. The Boss
03. Doc
04. Pin Floi
05. Marghera
06. Bateo
07. Bea fia
08. Bienal
09. Suca baruca
10. So mato par la mona (La mia moto) (Jovanotti cover)

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8 COMMENTI

  1. Ehi ciao, sarà perchè io sono veneto ma questo disco non è assolutamente da buttare nel cesso!
    Qua dalle mie partiOltre alla MITICA Pin Floi, in questo cd c’è anche la celeberrima “Marghera”: “Marghera sensa fabriche sarìa pì sana! Na giungla de panoce, pomodori e mariuana!” 🙂

  2. caro Alberto, anch’io sono Veneto (al 50%) ed anche per me il disco non è da buttare nel cesso, ma come ho scritto questo spazio serve anche a rivalutare dischi ed artisti trattati a volte con sufficienza.

    ciao

  3. Ma chi è quel pazzo che può criticare i Pitura Freska? Se poi li critica ed è anche Veneto allora dovrebbero riaprire i manicomi solo per lui. Viva i Pitura, viva il Veneto e viva el dialeto parchè co sento odor de mona vado via cola testa e mi a no so Zovanoti a so Pitura Freska

  4. Anno 1993 (circa). Provincia di Padova. Mia mamma viene incaricata da qualche parente di comprare una o due cassette dei Pitura. Andiamo al mercato, i banchi pieni di musicassette piratate erano ancora ben sopportati dalle autorità, ci avviciniamo per effettuare l’acquisto e lei di botto sussurra al me decenne di allora “ma io mi vergogno…” .
    Ah i bei vecchi tempi.

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