Paolo e Francesca DiciottanniMannaggia a Je t’aime… Moi non plus e a chi l’ha scritta. Si scherza ovviamente, non diremo mai nulla di cattivo contro un genio come Serge Gainsbourg e verso uno dei suoi tanti capolavori, ma c’è da riconoscergli una colpa (o merito ?) involontaria per aver dato origine per riflesso con questo suo famoso brano al vasto fenomeno dell’orgasmo music (o orgasmo song come le chiamiamo da queste parti); un genere dallo sterminato campionario che ci ha fornito perle molto curiose e musicalmente emozionanti, così come vaccate agghiaccianti che definire “involontariamente comiche” sarebbe limitante.

Uno degli apici nonché uno degli ultimi epigoni di questo genere fu Diciottanni di Paolo e Francesca, brano-tipo dell’orgasmo song tradizionale che narra il primo rapporto sessuale di due giovincelli innamorati dai nomi di dantesca memoria. Registrata per il sollucchero dei loro coetanei che stavano vivendo non solo i pruriti propri dell’adolescenza, ma anche un periodo di liberazione sessuale non da poco, in cui queste orgasmo song concettualmente vanno inserite.

Se conoscete questo filone musicale la struttura è quindi prevedibilissima: base musicale soffusa e eterea, quasi cupa, sulla quale avviene l’incontro tra i due ragazzi, narrato con voce sussurrata: lei piuttosto intraprendente, lui assai meno.

«Perché mi hai fatto venire qui?» chiede il nostro Paolo sorpreso e quasi turbato. «Sai che giorno è oggi?» replica lei. «Come no, è il tuo compleanno, fai diciotto anni, anzi, ti avevo preparato una sorpresa», «Anch’io ho una sorpresa per te» . Lui pare non capire dove vuole andare a parare la ragazza, continuando nel frattempo a divagare («Ma… dove sono i tuoi?»), quindi la fanciulla deve rendere sempre più palesi le proprie intenzioni e alla risposta «…siamo soli», s’introduce un crescendo chitarristico e ritmico a sottolineare la drammaticità di ciò che si sta per compiere.

Lui: «Ma quando hai deciso?»
Lei: «Non lo so, forse in questo momento, forse quando ti ho chiamato. Forse ieri che non mi hai fatto sapere più niente»
Lui: “Ma non è stupido stare qui, in piedi?”

E così, poco dopo, iniziano i gemiti nella semplice e casta sequenza dell’amplesso. Ma In questo caso è assolutamente da sottolineare la sorta di esilarante sottofinale che ci racconta il poi: dopo la prima esperienza sentiamo un telefono squillare, e la ragazza rispondere, «Pronto ? Si mamma, siete arrivati? Sì, grazie, sto meglio… sto molto meglio adesso…» replica lei mentre il tema continua imperterrito fino a svanire, inversamente proporzionale a un certo sbigottimento dell’ascoltatore.

Non è per niente facile sapere chi si nasconda dietro questi due palesi pseudonimi, si potrebbe tranquillamente ipotizzare due turnisti che ne hanno approfittato per questa registrazione “scandalosa” esattamente come avvenne nel caso dell’altrettanto misteriosa Brigitte che aveva una cover italiana proprio di Je t’aime… Moi non plus qualche anno prima.

In questo tardo esempio del genere ogni brano pressappoco aveva buone possibilità di essere potenzialmente un successo, riuscendo sempre a trovare un pubblico e a stimolare la curiosità grazie alla propria pruriginosità.

Proprio per questo infatti ne venne realizzata una versione in lingua spagnola ricopiata passo passo nel testo (Dieciocho Años) e il brano originale in italiano venne ripubblicato l’anno successivo coi nomi dei personaggi invertiti, Paola e Francesco in una versione palesemente ricostruita sulla scia del singolo originale (che vantava perfino la spudorata scritta “versione originale” stampata sulla copertina) e chissà quante altre imitazioni ancora ne seguirono in quel breve lasso di tempo.

Cosa interessante, tra gli autori accreditati abbiamo anche il paroliere Claudio Merloni e il polistrumentista e cantante Aldo Angeletti che in passato furono membri del gruppo progressive Blocco Mentale il cui unico album Ποα del 1973 può essere annoverato tra i più singolari e i più oscuri di tutto il panorama italiano.

Le altre poche collaborazioni di Angeletti le troviamo in dischi di generi ben lontani sia dal rock progressivo sia dalla musica pruriginosa di Diciottanni, anzitutto le collaborazioni con il compositore Giacomo Dell’Orso per dischi di musica sacra con titoli come Un bel mattino – Canti per catechesi e celebrazioni d’iniziazione cristiana ed È bello dar lode a Dio – 12 salmi per la catechesi e le celebrazioni dei ragazzi. C’è persino una collaborazione in un brano dai toni filo-ecologisti di Pippo Franco (Andiamocene a casa), ma l’apice dell’ecclettismo di Angeletti verrà raggiunto solo nel 1980 quando partecipa con i cori e suonando i synth (insieme ad altri membri dei Blocco Mentale) per il leggendario album Londra del fatuo Gaio Chiocchio (anche lui inoltre già veterano del prog in quanto ex-membro degli altrettanto oscuri Pierrot Lunaire).

La prova dell’universalità dell’orgasmo music, in grado di unire tutti e tutto in maniera inaspettata.

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