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Quando Mick Ronson cantava Battisti e Baglioni

In principio fu Ragazzo solo, ragazza sola, cover di Space oddity con testo sciaguratamente tradotto in italiano da Mogol che David Bowie incise nel 1969. Qualche anno più tardi, il 2 agosto del 1973 per la precisione, al termine delle registrazioni dell’album Pin Ups avvenute nei pressi di Parigi, Bowie torna in Italia. Si ferma a Roma, dove affitta la splendida Villa San Nicola in località La Storta. Durante il suo soggiorno italiano in tanti passeranno per un saluto, su tutti vale la pena ricordare Patty Pravo, che l’aveva conosciuto proprio durante le registrazioni di Ragazzo solo, ragazza sola. Bowie però non è solo. Con lui ci sono amici e collaboratori e ovviamente non può mancare Mick Ronson, chitarrista degli Spiders from Mars e suo storico collaboratore. Il rapporto artistico tra i due stava però per finire. Pin Ups resterà per anni l’ultimo disco di Bowie che li vede affiancati. Per rivederli insieme bisognerà aspettare Black Tie White Noise, album del 1993 registrato soltanto pochi mesi prima della morte di Ronson che avverrà per un cancro al fegato.

David Bowie e Mick Ronson
David Bowie e Mick Ronson

Villa San Nicola si diceva. Insieme a Mick Ronson c’è anche Suzi Fussey, sua moglie nonché parrucchiera personale di Bowie (e di sua madre). Quando quest’ultimo, il 7 agosto, lascia Roma per andare a Londra a mixare il disco, il resto della compagnia decide di fermarsi nella capitale per altre due settimane. Ed è proprio in questi giorni che Ronson entra in contatto con la musica italiana dell’epoca, che ascolta in continuazione e di cui si innamora. A colpirlo sono in particolare due pezzi: Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi, capolavoro di Lucio Battisti inserito nell’album Il mio canto libero, e Io me ne andrei di Claudio Baglioni, da Gira che ti rigira amore bello.

L’anno dopo, quando si trova a dover incidere il suo primo album solista, Mick Ronson si ricorda della canzone di Battisti e decide di inciderne una cover in inglese. Per il testo sceglie di non tradurre letteralmente quello di Mogol ma di scriverne uno completamente nuovo. E qui ci si trova di fronte al grande dubbio legato alla paternità delle parole. La storia ci racconta che a collaborare alla stesura del testo fu David Bowie, ma qualche anno fa, nel 2008, Suzi Fussey rivelò essere la vera co-autrice del pezzo e che Bowie l’avrebbe firmato semplicemente perché lei non poteva.

Come siano andate veramente le cose, ahimè, non ci è dato a sapere. Quello che è certo è che nel febbraio del 1974 esce Slaughter on 10th Avenue e che la traccia numero quattro è Music is Lethal, la cover di Battisti che porta la firma di Bowie (come anche Growing Up and I’m Fine e Pleasure Man/Hey Ma Get Papa). Se a livello musicale il brano risulta piuttosto fedele all’originale (anche se non manca il tocco inconfondibile di Ronson), il tanto conteso testo va in tutt’altra direzione. Via gli scogli che non possono arginare il mare, le discese ardite e le stalattiti sul soffitto e dentro mulatto hookers, stolen freedoms, bad taste of sleep e tutta una poetica che francamente sembra appartenere, non a caso, proprio a David Bowie. Il Duca Bianco oltretutto nutriva una grandissima stima per Lucio Battisti, tanto che nel ’97, durante il tour promozionale italiano dell’album Earthling, lo definì il miglior cantante del mondo insieme a Lou Reed.

Passa soltanto un anno e Mick Ronson dà alle stampe il suo secondo album solista, Play don’t worry. Il disco è composto principalmente da cover che spaziano dai Velvet Underground (White Light/White Heat) a Little Richard (The Girl Can’t Help It) passando per il country dei Pure Prairie League (Angel No. 9). In mezzo a tutte queste canzoni c’è quella che ci interessa: The Empty Bed, cover di Io me ne andrei di Claudio Baglioni. Evidentemente il pezzo aveva proprio fatto breccia nel cuore del chitarrista che questa volta, fugando ogni dubbio di paternità, firma il testo da solo. A differenza di quanto accaduto con la cover precedente, la traduzione restituisce grossomodo la stessa atmosfera dell’originale. In quella di Baglioni si parlava di una coppia in procinto di sfaldarsi che non trovava mai il coraggio di fare il passo decisivo, una coppia destinata a vivere forse per sempre nell’infelicità. Nella versione di Ronson l’amore è finito per davvero e ad andarsene è stata lei.

Musicalmente, come accaduto per Music Is Lethal, le sonorità non si discostano eccessivamente dall’originale. Senza dubbio il tocco di Ronson garantisce un po’ di aggressività in più e un sound sicuramente più internazionale. Claudio Baglioni all’epoca si disse lusingato dalla cover. Sicuramente preferì questa a quella spagnola (col titolo di Me marcharé) che venne incisa due anni dopo da Gilda Giuliani, che però qualcosa in più rispetto alla versione di Ronson ce l’aveva: quel tocco straniante dettato dall’avere Amedeo Minghi ai cori.

Facendo un salto in avanti nel tempo e uscendo dal territorio relativo alle cover, si scopre che il rapporto di Mick Ronson con l’Italia non terminò con l’incisione di The Empty Bed. Nel 1987 infatti co-produsse il secondo album dei Moda, alfieri della scena new-wave fiorentina che non si sono mai rimessi insieme per evitare di essere scambiati con quegli altri con l’accento sulla a (non è vero, ma mi piace pensare che sia così). In Canto pagano, questo il titolo del disco edito dalla I.R.A. di Alberto Pirelli, Ronson compone anche il brano di apertura Malato, suona il piano in Addio a te e la chitarra in Se fossi.

Sono questi gli ultimi lasciti del Mick Ronson “italiano”. Ma chissà che in futuro non saltino fuori ulteriori omaggi alla nostra musica registrati con altri artisti con cui ha collaborato. Che ne so, Gelato al cioccolato con Lou Reed o Gloria con Morrissey. Sarà difficile, ma ovviamente ci si spera.