Home Comica e Demenziale MC Cavallo: il rap satirico e sboccato dalla Sardegna

MC Cavallo: il rap satirico e sboccato dalla Sardegna

Un inprobabile progetto musicale nato per scherzo e diventato un inspiegabile tormentone del web

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MC Cavallo Il cavallo di TroiaSe su Netflix spopolano le avventure di BoJack Horseman, il cavallo attore protagonista dell’omonima dramedy animata che sta ottenendo tanto successo di critica e pubblico, in quanto a equini antropomorfi noi italiani non siamo di certo da meno: già nel 2011 infatti aveva fatto la sua improvvisa comparsa sulla rete MC Cavallo, bizzarro personaggio che prende per il culo il rap nostrano e non solo.

Erano gli anni di Spitty Cash, MC Fierli, Trucebaldazzi, Gucci Boy (poi diventato Bello Figo) e tutti i vari rapper de noaltri che spopolavano su YouTube, così due amici del cagliaritano, già attivi da tempo in ambito musicale, decisero di portare avanti un progetto di musica demenziale tra il “ci è o ci fa” in parallelo ai loro lavori più seri. Il nome stesso del personaggio sembra derivare da un giochino goliardico tipico della Sardegna, in cui quando qualcuno pronuncia la parola «cavallo» riceve in risposta «ti còddiri», cioè «ti si scopa» (un po’ come «Lo sai chi ti saluta? Stocazzo!»).

Proprio Ti coddiri è anche il nome della prima canzone rilasciata dai nostri sul loro canale YouTube, in cui su una base volutamente sempliciotta fanno il verso alle tipiche sparate da rapper, tra misoginia e dimensioni del pene (equino appunto), ma anche riferimenti a Furia cavallo del West e a Samarcanda di Vecchioni. Lo spirito demenziale e strafottente è chiarissimo, ma in ogni caso la mente del progetto nei commenti al video, tra un insulto e l’altro, lascia cadere qualche indizio sulla persona dietro al personaggio: cita musicisti sperimentatori quali John Zorn, Frank Zappa, Mike Patton e afferma di essersi ispirato a un imprecisato comico canadese (in seguito identificato in Jon Lajoie).

Proprio per fare capire a tutti che si tratta di satira e non di qualcosa da prendere sul serio i nostri prendono in giro quasi tutti gli aspetti principali della cultura rap, come ad esempio i featuring con altri artisti, con le partecipazioni di improbabili sosia fra cui Gli Eminem (in Basta con la morte) e Le Avril Lavigne.

Un uomo chiamato MC Cavallo

Grazie al passaparola sui social network MC Cavallo diventa presto popolare tra i giovani, che fanno diventare virali pezzi come Scusa… me la tocchi la medusa? (che cita l’allora recente disastro di Fukushima, che secondo il nostro fu causato dal suo cazzo) e soprattutto Il ballo del cavallo.

Quest’ultima in particolare è un esempio lampante del suo stile: uno sfottò ai tormentoni latino-americani (probabilmente citando il tormentone da sagra paesana di Alberto Selly del 2008) su una base in stile dubstep, con le consuete sparate sul sesso e la «minca», espressioni dialettali, autocitazioni e strofe che prendono per il culo Michael Jackson, i migranti e la religione. Il videoclip grezzo e amatoriale che mette insieme webcam, pornografia, videogiochi e ambientazioni squallidissime amplifica il cattivo gusto e l’effetto offensivo, naturalmente voluto e ricercato.

La scelta di una maschera equina è forse dettata anche da quelli che erano i meme del momento: tale travestimento stava infatti spopolando sul web giapponese e americano già attorno al 2010, per poi giungere anche da noi. Il vero motivo della maschera comunque è quello di mantenere l’anonimato del cantante, che si occupa solo di fornire la voce e la presenza fisica, ma non partecipa attivamente alla realizzazione dei pezzi.

Nel 2012 tutte le canzoni pubblicate fino in quel momento vengono così raccolte in un mini album digitale dal titolo non particolarmente originale che sembra citare gli Squallor: Il cavallo di Troia.

Tracce:
01. Ti coddiri
02. Scusa… Me la tocchi la medusa?
03. Il ballo del cavallo
04. Schiuma party
05. Basta con la morte
06. Il calore del ciccio

L’operazione alle corde vocali, il successo e la fine

Sempre nel 2012, per motivi ignoti, però, l’anonimo interprete lascia i suoi panni equini e i nostri restano soli e il capo e decidono così di fare tutto da soli ed impersonare loro stessi MC Cavallo. Questo cambio di voce viene giustificato nella nuova canzone Atto di forza come conseguenza di un’operazione alle corde vocali.

Il brano è un ostentato omaggio al già citato comico satirico Jon Lajoie, fonte ispiratrice dei finti (?) rapper sardi, con i suoi personaggi grotteschi tipo MC Vagina e il suo umorismo fortemente connotato su misoginia e humor nero (cui i nostri amici aggiungono una buona dose di razzismo). Alcune liriche sono riprese dagli sketch di Lajoie, e l’ospite RIT Boy, cioé «il ragazzo del ritornello», è un riferimento preciso a Chorus Guy, uno dei personaggi del comico canadese, il cui unico scopo era cantare i ritornelli delle canzoni perché non riesce a trovare un altro lavoro. Da citare anche l’esilarante video che parodizza i picchiaduro 1-vs-1 e i film “di botte” come Karate Kid e Rocky.

Il successo e la fine

Nel giro di due anni il seguito del personaggio aumenta sempre più, tra ospitate nei locali in mezza Italia, pezzi che superano il milione di visualizzazioni e fan che richiedono sempre nuovi tormentoni. Quello che doveva essere uno scherzo di breve durata inizia a diventare quasi un secondo lavoro per i due sardi che nel 2012 sfornano Portami in carretta, un tripudio di battute sconce a partire dal titolo (portami in carretta = porta minca arretta = ho il pene in erezione in sardo).

A sorpresa l’anno successivo arriva un brano molto diverso Me li presti 2 kili di culo, primo capitolo della presunta tetralogia del culo dove MC Cavallo rappa 3 minuti di nonsense blaterando di culi e merda su una bellissima base con un ritornello di stampo folk-medievale: tutto in linea con il loro umorismo demente, ma sotto tono rispetto alle loro liriche solitamente molto più volgari e offensive. Il motivo? La canzone risaliva a ben 10 anni prima e proprio per i toni non eccessivamente offensivi fu anche discussa con una casa di produzione la possibilità di un videoclip per MTV, che però non avvenne mai.

Per i due risulta però sempre più difficile giostrare tutte le assurdità di MC Cavallo con vita privata, lavoro, e altri progetti musicali seri, per non parlare del fatto che sono costretti a mantenere l’anonimato per non distruggere il personaggio, cosa che preclude ogni tipo di riconoscimento. Così, nonostante il «To be continued…» al termine del video di Me li presti 2 kili di culo, non possono far altro che mettere tutto in pausa.

Il ritorno del cavallo vivente

Improvvisamente, dopo ben 5 anni di silenzio, nel maggio del 2018 MC Cavallo torna a farsi viso, stavolta con una maschera da cavallo zombi. Un modo per ironizzare sulla sua assenza ma anche, come suo consueto, sulle mode del momento, come è quella degli zombi appunto. Il primo pezzo nuovo si intitola Il ritorno del cavallo vivente, dove afferma di essere scappato dall’inferno scavalcando il cancello, mettendo insieme la Commedia dantesca con filastrocche infantili, e naturalmente raccontando di tutte le «bagasse» che si è fatto nel frattempo, vive o morte non ha importanza.

Nei cinque anni di assenza di MC Cavallo dalle scene, le cose sono cambiate parecchio: il rap ha ampiamente preso una deriva farsesca fatto di feste, lusso e mignotte e nuovi sottogeneri con la trap hanno conquistato la cima delle classifiche. Il nostro non si lascia sfuggire l’opportunità di sfottere il suo immaginario fatto di ostentazione della ricchezza nel video di Coddeina: al posto di Rolls Royce, Dom Perignon e pistole troviamo motorini Garelli arrugginiti, birra Ichnusa e controller di console anni ’90.

Tra i nuovi lavori abbiamo arriva anche una canzone natalizia vagamente blasfema e un nuovo “tormentone estivo” nella forma di Estate arretti: un altro featuring bizzarro, stavolta con tale PulligaBue, un sosia vocale del cantante di Correggio che declama insulse ovvietà (come quello vero, qualcuno potrebbe dire) mentre MC Cavallo fa le sue solite battute sullo sburro e trova anche il modo di fare un riferimento al movimento #metoo e alle disavventure della sua paladina Asia Argento (se ve lo stavate chiedendo, «pùlliga» significa pugnetta in sardo).

Per fare felici i fan della prima ora, il rapper equino ascolta le loro richieste e decide di riprendere il progetto della tetralogia del culo con l’inedita il CvLo: purtroppo si tratta di una mezza delusione. La canzone è il seguito diretto di Me li presti 2 kili di culo ma è sostanzialmente una sua riproposizione, con le stesse battute senza mordente, una base simil-medievale quasi identica, nessun guizzo degno di nota o volgarità esilarante, e pure il video al contrario, sebbene girato in modo più professionale, ormai non ha più lo stesso impatto di 5 anni prima.

Quando sembrava ormai che MC Cavallo fosse destinato al declino, ecco che nel febbraio 2019 cala l’asso pigliatutto: sul suo canale compare Malato mentale, un featuring nientepopodimeno che con Trucebaldazzi (sempre in fissa con le escort), in una sorta di revival del rap casereccio dei primi anni ’10.

Anche stavolta la satira di MC Cavallo ha un bersaglio ben preciso: tutti quei soggetti come Young Signorino che s’inventano storie di disagio psichico pur di crearsi un personaggio e far parlare di sé. Non mancano nemmeno un accenno agli anti-vax, un po’ di razzismo in barba al politicamente corretto, e giochi di parole tanto idioti quanto geniali («Prostitute, non soltanto prosti-alcune»). Anche l’inguardabile videoclip è satirico prende in giro il ritorno dell’estetica lo-fi e neon degli anni ’80, con effetti elettronici orribili presi direttamente dai canali TV locali di quel periodo, e Trucebaldazzi che appare dallo schermo di un televisore a tubo catodico facendo ciò che gli riesce meglio (cioé niente).

Gli anni passano ma i due musicisti che si nascondono dietro al progetto MC Cavallo (in archivio SIAE come Andrea Piras e Daniele Falqui) continuano a portare avanti la loro satira pesante e diretta, quanto necessaria in questo clima odierno di nuovo puritanesimo, dove tutto deve essere rigorosamente politically correct, pena l’estromissione da qualsiasi mezzo di diffusione (non a caso i loro video e profili sui social network sono continuamente presi di mira con segnalazioni e chiusure), come se qualcuno potesse prendere davvero sul serio le assurde canzoni cantate da un tizio che indossa una maschera da cavallo.

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