Non ho ucciso l’Uomo Ragno: finalmente Mauro Repetto esce allo scoperto

Abbiamo letto il libro cult che ripercorre la carriera del membro fondatore degli 883

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Il primissimo articolo pubblicato sul nostro sito nel lontano 2006 raccontava una delle storie più incredibili della musica italiana: la vita e le gesta di Mauro Repetto. Per anni sono circolate leggende di ogni tipo sul “biondino ballerino” degli 883 e nel corso del tempo proprio in quell’articolo abbiamo cercato di mettere in ordine i fatti, le cose presunte e le cose palesemente inventate tramite un meticoloso e continuo fact checking.

Siamo quindi orgogliosi, emozionati e anche un po’ sollevati di trovarci finalmente tra le mani un volume che sognavamo da tempo e che mette nella giusta prospettiva non solo un vero e proprio cult della musica italiana ma anche un’incredibile parabola di vita tout-court. Stiamo parlando dell’autobiografia di Mauro Repetto intitolata Non ho ucciso l’Uomo Ragno – Gli 883 e la ricerca della felicità, scritta con Massimo Cotto e pubblicata da Mondadori a Settembre 2023.

La storia a grandi linee la conosciamo tutti: Mauro Repetto è il motore, l’entusiasmo dei primi 883, insieme a Max Pezzali scrive tutte le canzoni, è lui che ha il coraggio di portare la prima demo a Claudio Cecchetto, eppure all’epoca non sa suonare né ha una voce particolarmente gradevole, quindi per tutte le apparizioni pubbliche degli 883 si inventa una sorta di balletto/coreografia agitandosi instancabilmente dietro a Max Pezzali che canta. A un certo punto il ruolo di “biondino ballerino” comincia a stargli stretto, soprattutto in relazione all’apporto fondamentale del suo songwriting al progetto, finché, completamente esasperato dalla situazione, decide nel 1994 di lasciare l’Italia, gli 883 e il successo per seguire il suo sogno nel cassetto.

Destinazione Stati Uniti d’America per produrre un film che aveva scritto su misura per una modella che ha visto a una sfilata e per la quale aveva completamente perso la testa. L’avventura alla ricerca di un produttore (e della suddetta modella) finisce male e con un’ingente perdita di denaro (la liquidazione degli 883), quindi Mauro torna in Italia nel 1995, giusto il tempo di farsi convincere da Cecchetto a pubblicare un disco solista, quello Zucchero filato nero che è assurto allo status di cult della discografia italiana diversamente bella.

Le musiche erano già state registrate a New York per il suo film – anche se per la pellicola non aveva ancora trovato nemmeno un produttore – e vengono riadattate per l’occasione con testi in Italiano. Nonostante la popolarità come “l’altra metà degli 883” il disco è un sonoro fallimento, così Mauro riparte, questa volta alla volta della Francia, dove trova lavoro a EuroDisney come assistente agli spettacoli. Qui viene riconosciuto dal direttore del parco divertimenti, anch’egli di Pavia, che gli fa fare carriera fino a farlo diventare responsabile degli eventi e delle coreografie. Si sposa e ha dei figli, dedicandosi parallelamente ai suoi progetti artistici tra cui uno spettacolo di teatro off e un nuovo progetto musicale rock-reggaeton (i misconosciuti Another 24 che abbiamo recuperato recentemente), ma ogni tanto ricompare sui radar dei fan degli 883 (oltre a varie apparizioni live nel 2013 torna a collaborare con Max Pezzali in un paio di inediti nell’album Max 20).

Il libro è incredibilmente aderente al carattere di Mauro Repetto, o almeno all’idea che ce ne siamo fatti, dal momento che tolte pochissime e sporadiche apparizioni, in tutti questi anni è sempre stato molto restio a raccontare la propria vita pubblica e privata. Indiscrezioni su una sua possibile autobiografia circolavano da anni, ma probabilmente con l’apparizione di Repetto ai mega concerti di Max Pezzali a San Siro il 15 e 16 Luglio 2022 davanti a 60.000 persone in delirio per le sue coreografie qualcosa si dev’essere mosso e Mauro si è deciso a raccontarci finalmente tutta la sua vita.

Nel libro troviamo tre tipologie di passaggi interessanti: gli aneddoti incredibili, i momenti di “bivio” nella vita di Mauro le dichiarazioni che fanno luce (o mettono a tacere) le leggende sul suo conto. L’aneddoto più rilevante è senza dubbio la rivelazione che tre canzoni di successo scritte dal duo (Come mai, Una canzone d’amore e Finalmente tu – questa prestata a Fiorello) vennero scritti inizialmente per essere proposte a Massimo Ranieri in occasione di una sua possibile partecipazione al Festival di Sanremo, ma vennero scartate da un ben poco lungimirante burocrate di una casa discografica con cui i giovanissimi Max e Mauro avevano iniziato a collaborare come autori sul finire degli anni ’80.

Ci sono tantissimi altri momenti talmente assurdi da essere perfettamente verosimili, come quando Mauro racconta che alla loro prima apparizione televisiva come 883, al Festival di Castrocaro ’91, ricevettero voti molto bassi, in particolar modo da una giurata: una giovanissima Antonella Clerici.

Anche nel periodo americano di Repetto si trovano perle incredibili: un’uscita con Liv Tyler (ma con cui non riuscì a combinare nulla), una serata di bisboccia con Kate Moss e Johnny Depp, il suo personal trainer che gli chiese di cambiare orario in palestra perché doveva far spazio nella sua agenda a un giovanissimo e ancora poco conosciuto Brad Pitt, quando venne scambiato per Kurt Cobain, e quella volta che, sconfitto dall’esperienza Americana, incontrò in un aeroporto una gentilissima Whitney Houston, suo mito sin dall’adolescenza, e si confidò con lei.

C’è spazio ovviamente per tantissimi aneddoti sul suo rapporto con Max, che lasciano trapelare aspetti poco noti della personalità di Pezzali, soprattutto il suo spirito surrealista: quando Mauro entusiasta gli comunica per la prima volta che la loro musica è piaciuta a Claudio Cecchetto, Max di tutta risposta chiede: «Allora posso mettere le mutande di pelle?»

Il libro ci regala inoltre, la grande conferma di un pensiero che esiste da sempre tra i fan: non solo Mauro Repetto era motore e co-autore fondamentale di tutti i brani degli 883 quando erano un duo, ma, a quanto pare, molti dei brani migliori del periodo post-addio di Repetto sono stati scritti e concepiti da Max e Mauro anni prima, sebbene Repetto non li abbia poi firmati.

Maro e Max ai tempi di Hanno ucciso l’Uomo Ragno

Finalmente scopriamo anche il nome intero di Brandi, la modella che ha fatto perdere la testa a Repetto e alla quale ha dedicato la canzone Brandi’s Smile ma a ben vedere l’intero album di culto Zucchero filato nero: i capelli ricci mori a cui è paragonato lo zucchero filato nero sono quelli della modella Brandi Quinones, che Repetto vede a una sfilata a Parigi e che decide di andare a scovare in America per proporle un film che ha pensato su misura per lei.

Non mancano nel libro i momenti toccanti legati e alle sue coraggiose scelte di vita e ai ricordi insieme a Max. Ci sono alcuni snodi fondamentali che vengono affrontati con grande onestà, come ad esempio la consapevolezza, che torna più volte nel testo, del fatto che se avesse imparato a suonare la chitarra all’inizio degli anni ’90 non avrebbe mai lasciato gli 883 e la sua vita sarebbe andata molto diversamente. A tal proposito ricorda quella volta al Festival di Castrocaro ’92 (l’edizione che li consacrò) quando avrebbe potuto salire sul palco per suonare anziché improvvisare il suo celebre balletto, per il quale, appena sceso dal palco, venne “bullizzato” dalle ragazze di Non è la Rai («Bravo Mauro, non è che ci fai vedere meglio il tuo culetto?»). Il suo peculiare modo di ballare, inventato in quel preciso momento, è una cifra stilistica che ha caratterizzato in maniera fondamentale i primi 883 ma che purtroppo Mauro ha sempre vissuto come una croce. 

Per chi non ha vissuto tutto questo sulla propria pelle non è facile giudicare, ma noi nel nostro piccolo siamo felici per come sono andate le cose, perché abbiamo così potuto assistere a una delle più grandi, eroiche e incredibili storie di passione e di riscatto della musica italiana. E siamo grati a Mauro Repetto per aver trovato finalmente il coraggio e la serenità di raccontarsi con la schiettezza che lo contraddistingue.

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