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Lucio Battisti: la discografia bianca 1988-1994

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Cosa Succederà alla Ragazza (1992)

lucio battisti discografia biancaPassano altri due anni e la vena prolifica della coppia Panella-Battisti non solo non si placa ma non vede alcun calo di tono. I due proseguono imperterriti nonostante le vendite siano un pallido ricordo dei fasti di un tempo e il pubblico inizia a rimpiangere il vecchio compagno d’avventure Mogol, tanto che alle voci di una possibile riconciliazione tra quest’ultimo e il cantante reatino tutti sperano nella futura uscita di un lavoro che ricalchi i successi del passato con le sue atmosfere semplici e cantabili. Questo non accadrà mai e l’uscita di “Cosa succederà alla ragazza” nel 1992 afferma invece che il sodalizio con il nuovo paroliere è saldo e dà frutti sempre migliori.

Prodotto stavolta da Andy Duncan (ha lavorato tra gli altri con Wham!, Robbie Williams e Pet Shop Boys tanto per citarne qualcuno) e con in copertina le semplici iniziali “C.S.A.R” scarabocchiate a mano, il disco vira ancora in maniera più estrema su sonorità che spaziano dall’elettronica quasi ballabile della title track al dub di “Ecco i negozi” (che vede anche alcuni punti di solo parlato) e “Però il rinoceronte”, fino a echi di quasi-rap in “Cosa farà di nuovo” .

Il tutto però stavolta giostrato con melodie più orecchiabili del solito e strutture che riportano a una costruzione più ordinaria dei brani. Fra tutti spicca “La metro eccetera”, forse il brano più tradizionale di tutti quelli contenuti nei dischi bianchi con il suo bel testo più comprensibile del solito che parla dei viaggiatori di un vagone della metropolitana e della loro solitudine con versi come:

La metro, i seduti di fronte
sono semplicemente gli avanzati
dal viaggio precedente
che andava dove vanno
tutti i presentimenti, eccetera

Curiosamente, di questo brano ne farà una cover raccolta in un tributo a Battisti Max Pezzali (unica canzone su due CD del periodo “panelliano”).

Tracklist:
A1. Cosa succederà alla ragazza
A2. Tutte le pompe
A3. Ecco i negozi
A4. La metro eccetera
B1. I sacchi della posta
B2. Però il rinoceronte
B3. Così gli dei sarebbero
B4. Cosa farà di nuovo

Hegel (1994)

lucio battisti discografia biancaNel 1994 questo lungo “viaggio bianco” vede la fine e sono molte le persone che in quella semplice “E” maiuscola posta sulla copertina del disco ci leggono la parola “end”, fine appunto. Dopo la parentesi della CBS prima e della Columbia poi, Lucio Battisti ritorna là dove tutto era iniziato, all’etichetta Numero Uno, e qui chiude in modo definitivo la sua ultraventennale carriera artistica con un lavoro, l’unico della sua carriera a essere uscito solo su CD, il cui titolo è tutto un affascinante programma: “Hegel”.

Sono molti i richiami alla vita e al pensiero del filosofo tedesco che si possono riscontrare tra i versi dei bellissimi brani, ora più che mai perfetti e che riescono a far combaciare perfettamente le sue due anime discordanti: melodia e ostilità. È il caso della title track come di “Estetica”, “Tubinga” (il nome della città dove Hegel visse e insegnò) e il capolavoro “La bellezza riunita”, ma si devono menzionare anche le ottime “La moda del respiro” e “La voce del viso” tra le canzoni più riuscite che fanno di questo album una vera perla. Canzoni strabordanti di ritmiche incisive da musica elettronica, computer e suoni freddi e testi ancor più che mai complessi ma suggestivi. Quei testi che, per tutta la durata della loro collaborazione, Lucio leggeva e giudicava perfetti se non ci capiva niente.

“Hegel” ha il compito di chiudere il cerchio sulla sua straordinaria carriera artistica. Già subito dopo la pubblicazione Panella dichiarò che sarebbe stata la sua ultima collaborazione con il cantante. Seguirono quattro anni di silenzio totale conditi da voci di alcuni inediti scartati dalle pubblicazioni dei dischi precedenti, una nuova collaborazione con Mogol e addirittura la presunta esistenza di un disco mai pubblicato e conosciuto tra i fan e gli addetti ai lavori con il nome di “Postumo”.

Tracklist:
01. Almeno l’inizio
02. Hegel
03. Tubinga
04. La bellezza riunita
05. La moda nel respiro
06.Stanze come questa
07. Estetica
08. La voce del viso

Purtroppo Lucio Battisti è scomparso il 9 settembre del 1998 e la sua morte è stata avvolta nello stesso silenzio che aveva accompagnato la sua vita negli ultimi 18 anni, lontano dalle luci del palcoscenico, dai media e dal pubblico. Un silenzio che ancora oggi avvolge la sua figura in quanto la famiglia, proprietaria delle edizioni musicali, è restia a cedere autorizzazioni e approvazioni a qualunque iniziativa riguardante la commemorazione della sua musica, siano esse cover dei suoi brani, festival, pubblicazione del catalogo musicale su internet.

La sua musica tuttavia oggi è ancora più viva e celebrata che mai. Ovviamente è il periodo con Mogol quello che fa più incetta di ricordi, celebrazioni nostalgiche tanto care a Carlo Conti o prodotti copia carbone come gli Audio 2, mentre “il periodo bianco” spesso o non viene capito oppure viene liquidato frettolosamente come cervellotico. In realtà questi album rivelano tutto il coraggio di un artista (sicuramente privilegiato da ricchezza, fama e forza contrattuale) che rinunciò alla visibilità, alle classifiche e alle alte vendite per poter semplicemente fare quello che desiderava: sperimentare, scoprire nuove soluzioni musicali ed essere coerente con se stesso senza condizionamenti da quel mondo esterno da cui era faticosamente fuggito.

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42 COMMENTI

  1. Paradossalmente, sono i primi album di Lucio Battisti che ho conosciuto.
    Quando ero bambino, mio padre li comprava a scatola chiusa, essendo fan di Battisti, e li ascoltava in loop in autoradio.
    Solo dopo, ho conosciuto la discografia di Battisti per la quale è celebre ma a questi dischi sarò sempre più affezionato rispetto a quelli più conosciuti.
    Mi incuriosivano da piccolo, da adulto li ho apprezzati ancora di più.
    Un articolo che mi ha emozionato.

  2. Dischi avanti anni luce. “Hegel” e “C.S.A.R.” restano i miei preferiti di tutta l’epopea ‘Battistiana’, assieme a quell’altro capolavoro di artigianato pop/psichedelico/prog/tropicale che fu “Anima latina” nel 1974. Altro disco poco compreso dall’italiota che da battisti voleva sempre e solo canzonette da intonare in spiaggia.

    • Condivido il tuo commento, il periodo Mogoliano è stato quello dei successoni, delle canzoni che tutti cantano, la qualità e l’originalità musicale c’è sempre stata comunque, ed è venuta fuori con Anima Latina, puro capolavoro battistiano (qui le parole non hanno importanza e a volte sono anche sciocche). I Bianchi li ho scoperti più tardi. Vivendo all’estero non si vendevano (andava solo la musica da intonare in spiaggia) e non erano distribuiti (che peccato!),
      che sorpresa….ho trovato un Battisti che cercava nuove sonorità, nuove melodie….certamente di un ascolto meno immediato, ma di una bellezza intemporanea. Ancora oggi sembrano attuali. Battisti ha fatto parte della colonna sonora di una buona parte della mia vita, e ancora adesso continua. Grazie Lucio

  3. Credo che tutta l’opera Battisti/Panella sia un enorme dito medio alzato verso il pubblico che lo avrebbe voluto legato per sempre ai suoi primi lavori e a Mogol.L’assenza di orecchiabilita’, di testi sensati,di foto o disegni completi in copertina, di musicisti “reali”,di videoclip,addirittura del cantante stesso in carne e ossa (mai più’ fotografato dopo “E Già”) hanno in realtà’ una duplice funzione: creare mistero attorno ai dischi stessi e (ma e’ un parere personale) ridurre al minimo i costi per la realizzazione di tali lavori,cosicché’ le scarse vendite che sicuramente Battisti aveva messo in conto per il suo nuovo corso artistico non l’avrebbero messo troppo in difficoltà’. A me resterà’ sempre il rimpianto di sapere cosa avrebbe potuto combinare dopo “Hegel” se la sua scomparsa prematura non avesse interrotto il tutto (o compiuto il tutto,a seconda delle opinioni), e la curiosità’ di sapere quanti e quali inediti la sua famiglia custodisce gelosamente.

    • Già. Stando al titolo Hegel subito viene in mente: tesi (battisti Mogol), antitesi (battisti Panella) … TESI che manca 🙁

  4. I capolavori erano ben altri (Anima latina e Il nostro caro angelo), questi erano e sono dischi antipatici, inascoltabili e incomprensibili; oltretutto poco “sinceri” tenendo conto della cultura musicale di Battisti, onnivoro della musica di alto livello.

  5. Il punto più alto della musica italiana, inarrivabile, incomprensibile se non a sprazzi, con melodie e suoni bellissimi, una nuova luminosa strada indicata da Lucio e Pasquale e mai più battuta da nessuno.

  6. personalmente reputo i dischi bianchi tra le cose migliori che Battisti abbia fatto; certo ha avuto coraggio, era sicuramente consapevole che molti dei suoi fan si sarebbero persi per strada, disorientati da quelle sonorità elettroniche, fredde, apparentemente senz’anima, da quei testi criptici con parole e forzature grammaticali mai usate prima. Personalmente con quei brani, proprio per la loro incomprensibilità, riuscivo ad evadere totalmente dalla realtà, immaginando un mondo tutto nuovo dove si materializzavano le storie raccontate (la ragazza ricoperta di cioccolata, la sera alabastrina, il sipario di capelli, ti vorrei incontrare però non lo vorrei, gli occhi alessandrini in metropolitana). Avevo vent’anni e una mente elastica, questo sicuramente mi ha aiutato nell’apprezzare questi lavori. Io pure ho scoperto Lucio da adolescente coi pezzi meravigliosi di Mogol, ma non mi sono sentito “tradito”; semplicemente ho visto questi dischi come una voglia di cambiamento, che nella vita di un’artista con la A maiuscola qual era lui, ci poteva benissimo stare.

  7. anche questi sono dischi fondamentali e futuristi,gli inediti esistono.il padre rivelò prima di morire che ha lasciato 70 inediti dal 1965 al 1998,le sue versioni delle canzoni date ad altri,inediti di anima latina e il famoso postumo che era già pronto nel 1998,forse per il ventennale usciranno in edizione critica

  8. a volte sembra che vi sia bisogno di sbrodolarci sopra per forza sui dischi “panelliani”, tanto per distinguersi, tanto per essere superiori al popolo bue che preferisce una donna per amico. io li ho comprati a 4 euro l’uno, usati, ma praticamente nuovi – chissà perché… intellettualmente posso tirarmi tutte le pippe del caso – l’avanguardia, il coraggio, il genio di panella etc – però a casa mia stanno a prendere della gran polvere. ogni tanto ci provo a riascoltarli, tipo l’altra sera con la sposa occidentale. non vedevo l’ora che la puntina arrivasse alla fine del lato A. spero che chi li apprezza sulla carta (o sul web) se li ascolti pure con gioia.
    ciao sauro

    • No c’è un bisogno di sbrodolamenti pseudo-intelletuali forzati per apprezzare i Bianchi. Bisogna semplicemente staccarsi dal periodo Mogoliano e pensare che Battisti voleva esplorare vie diverse da quelle commerciali (l’antipasto l’aveva dato con Anima Latina, primo album in cui si sente che Battisti si è lasciato andare a ciò che voleva fare) e si trovano in quel periodo dei brani veramente belli (Ecco i negozi, Che vita ha fatto, Cosa farà di nuovo, Equivoci amici e non posso citarli tutti).
      I Bianchi rivelano, a mio parere tutto quel che Battisti voleva scrivere in quel periodo, ha voluto essere libero fuori dai schemi musicali e commerciali.
      Perchè questa sera scrivo qui…semplicemente perchè mi sono scaricato una playlist per poterla ascolatarla in auto o sul cellulare. Non c’è pericolo che la polvere venga a posarsi sopra. Il periodo Bianco di Battisti è stato un periodo della sua evoluzione musicale, sono convinto che se fosse ancora tra di noi, avrebbe iniziato un altro periodo ancora diverso. E questo il bello di un artista.

  9. Sono semplicemente degli album splendidi, non ci si stanca mai di ascoltarli. Battisti poi al di là delle sue capacità musicali, le variazioni melodiche in ogni pezzo sono davvero belle, si è confermato inarrivabile come cantante e resa interpretativa: per dire, fatele cantare a qualsivoglia altro cantante italiano e vedrete i risultati. Canzoni dove c’è della sostanza, dove lo sfondo della melodia persiste come uno scenario in perfetto equilibrio fra neutralità e intensità facendo risaltare i testi ricercati, filosofici, sempre profondi e ironici di Panella. Battisti/Panella è stato un abbinamento azzeccatissimo, il primo ha trovato modo di esprimere la sua genialità musicale in maniera nuova, il secondo qualcuno che finalmente dava vita ai suoi testi.

  10. Questi poeti ci imbrogliano. Mettono insieme frasi storiche e ridono di noi. Campano di questo.

    Mi viene in mente un tale che si chiamava Carmine Maisto. Vendeva giornali in Piazza Gramsci negli anni 70. E vendeva di contrabbando poesie a rima baciata. “Mamma che nel cielo andasti / perchè con te non mi portasti?” Capito il genere? Eppure quei novenari elementari e involontari… Vendeva poesie ai ragazzi delle medie che le regalavano alle fidanzatine in cambio della promessa di un bacio. Quelle rime baciate che avrebbero fatto inorridire il più benevole dei critici erano infine il senso della poesia… quella che, come dirà in fin di vita Troisi, non è di chi la scrive ma di chi gli serve… La poesia che serve… la poesia come strumento… sembra un orrore, eppure…

    Nessuna antologia conterrà mai i versi di Carmine Maisto, di Vicenzo Palma e di tutti i poeti innocenti che la vita ha consumato come i chicchi di caffè nel macinino del Belli. Non cercateli in internet o nelle biblioteche paludate. Lì non c’è traccia di loro. Non esistono. Esistono solo nel ricordo di pochi distratti abitanti del paese in cui vissero. Di loro non resta niente. Restano invece le sacre sponde, gli aquiloni, l’amore che brucia la vita e i libri galeotti.

    In verità c’è poesia dappertutto. Basta uno stato d’animo e sembra poesia la frase infantile di un poeta di quinta elementare o le lacrime represse di un vecchio che ricorda i pochi giorni felici della sua vita. Basta inclinare un poco lo sguardo, come per mettere a fuoco il dettaglio di un dipinto, o mettersi in piedi sul banco come il professor Keating o in terra come il Benigni di un altro professore felliniano. Basta un poco e si scopre la poesia: nelle rime baciate del venditore di Piazza Gramsci, nei cieli sghembi di Vincenzo Palma, nei tramonti che da un milione di anni soprendono gli uomini, nelle lettere dei soldati, nelle penombre dei graffiti paleolitici…

    La poesia… questo mistero ingordo che ruba i sorrisi e tracima le menti di melanconie sottili… questa leggerezza che supera i limiti delle parole, avvolge i suoni, s’insinua tra le foglie morte come venticelli calunniosi, si nasconde nei ritmi delle canzoni… C’è poesia dapperutto… il compito è di scoprirla…

  11. Dischi stupendi e geniali. Essendo di Rieti non posso non amare tutta la produzione del più grande genio musicale del 900. Una correzione: oltre alla cover di Max Pezzali del brano la metro eccetera esiste una versione di Le cose che pensano da Don Giovanni eseguita da Ron. Quindi i pezzi presenti su due cd del periodo Panella sono due.

  12. Gli album bianchi alternano momenti eccellenti ad alti mediocri.
    Ma li trovo assolutamente affascinanti.Certo,qui non abbiamo Mogol che ci tiene la mano e accompagna su sentieri artisticamente sicuri.Panella è da decifrare,i dischi sono da ascoltare e riascoltare ma quando capisci che non hai bisogno di essere tenuto per mano e correre libero scopri capolavori assoluti come “allontanando” e “alcune non curanze” dei rispettivi album l’apparenza (Che album!!!) e la sposa occidentale.
    Battisti era veramente avanti musicalmente.

  13. Non posso ancora esprimermi bene sulla musica perché ho cominciato da pochi giorni ad ascoltare questa parte della discografia di Battisti (curioso infatti trovare per caso quest’articolo).
    In casa c’era Hegel e nessuno lo ascoltava mai, mia madre andava matta per il periodo Mogol. Finora ho sentito solo E già, con ogni evidenza un disco di transizione, a mio parere rozzo e con molte imperfezioni (strano, da parte di uno come Battisti), in particolare parti cantate inadatte alla voce alta e leggermente stonata del cantante.
    Ad ogni modo, non posso non provare rispetto per un cantante di successo che poteva continuare a cantare canzoni facili da vendere ed invece decide d’inseguire l’arte che ama senza alcun compromesso, in silenzio, lontano dalla tv-spazzarura e da ogni lusinga. Ammirevole.

  14. La grande capacità di costruzione musicale e l’armoniosità delle melodie del periodo “mogol” di Lucio trovano grandi abiti nel surrealismo panelliano , adattandosi in una ricerca continua ” all’inverso ” , ” c’eravamo capiti , capiti all’inverso “……..
    Il succo è tutto qui

  15. Io in molti dei testi panelliani ci trovo manco tanto nascoste metafore sessuali

    Per esempio Il Diluvio su don giovanni secondo me parla di una bella gangbang

    Sono serio

    • Sono perfettamente d’accordo , basta ascoltare ” tutte le pompe” , vi é un’esplicito riferimento a quell’atto sessuale , ma sempre in chiave surreale….

      • Mica tanto surreale , il testo di
        “tutte le pompe” é certamente esplicito in tal senso , ed eleva l’atto sessuale ad elemento dirimente dell’esistenza umana

  16. ciao a tutti.
    Sono napoletano ma vivo a rieti: quando mi sono trasferito ed ho saputo che lucio era nato qui vicino sono andato in pellegrinaggio a poggio bustone, invano, ma ho capito che era un segno del destino, che mi ha avvicinato al MIGLIORE per me. Canto da semiprofessionista di tutto: jazz, gospel, musica sacra, musica lirica, sinfonica, pop, rock e persino il gregoriano. lucio non si discute, va oltre ogni etichetta, immenso compositore ma anche strumentista , dalla chitarra a tre quarti con le corde in metallo ai sintetizzatori.
    l’ altro sera sono stato ad un concerto a baia domizia (CE) di una cover di battisti con mogol ospite che cantava…stonatissimo… entusiasta tutte le canzoni perchè aveva trovato un pubblico entusiasta: meraviglioso!! (da notare che mogol ha ricordato il magnifico “anima latina” confermando che lui non aveva partecipato ai testi). Mogol é grande ma permettetemi di dire che la sua vena poetica si è espressa al meglio con lucio e credo che già negli ultimi disci dei due si stesse affievolendo: avevo circa diciotto anni, mi piaceva la disco e gli arrangiamenti dei loro dischi ma un poco mi sentivo tradito. Poi dopo un “e già” un poco urticante ho cominciato a seguire le sue seconde nozze artistiche, con panella: SUBLIME!!!! E’ COME UN GRANDE PITTORE FUTURISTA: SE CONOSCI BENE LE SUE OPERE CLASSICHE GIOVANILI RESTI SENZA FIATO OGNI VOLTA CHE ESCE UN NUOVO CAPOLAVORO .
    Permettetemi di ricordare il singolo “l arcobaleno” che mi fa venire la pelle d’oca solo a scriverlo: mogol ha sofferto la scomparsa di lucio moltissimo, il testo è stupendo (anche la musica di g. bella) ed il mio mitico celentano la canta in modo ispirato.
    Che dire: il destino ce lo ha tolto troppo presto, non so se mai dovessero uscire degli inediti: lo spero vivamente; vediamo cosa tirano fuori per il ventennale della scomparsa.
    Saluti,
    Lelio

  17. Caro amico battistiano Lello , approvo parola per parola quanto da te riferito . Non ho capito , peró ,perché sei andato “invano” a Poggio Bustone , infatti anch’io vorrei andarci prima che arrivi l’inverno. Un caro saluto

  18. Ragazzi , oggi venti anni dalla scomparsa di Lucio : Una preghiera per chi è credente , un pensiero di gratitudine per chi non lo é.
    Per tutti l’immensa gioia di ascoltare i frammenti di genialità che ci ha donato.

  19. Secondo me Panella è un poeta da strapazzo, inutile, disonesto e stupido.

    A Battisti era funzionale perché gli serviva solo un testo incomprensibile da cantare, ove la sua voce è intesa come strumento musicale della canzone.

    • quando uscirono i bianchi provai un grande senso di delusione,oggi li adoro, hanno rilanciato quanto prodotto con il grande Mogol,che però considero opera completa dunque finita,sono d’accordo con la Tua considerazione sull’utilizzo della voce come strumento,ricordiamo le critiche alla sua voce all’inizio di carriera….come per tutti i geni ci vuole il tempo,e stavolta ancora di più perche’ il passo in avanti è stato grande, Lucio unico

      • La delusione l’ho provata anch’io….staccarsi dal periodo Mogol non è facile, e oggi anche io adoro i bianchi.

  20. No Panella é un genio, ed i suoi testi sono pregni di significato filosofico almeno nella misura in cui la vita si prende gioco di noi , in tutte le innumerevoli manifestazioni dell’ ” ESSERE”.

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