Luca D'Ammonio RagazzinaIn Italia con lo scoccare degli anni ’70 non solo cambiarono le mode ma successe un po’ di tutto. Tra le altre cose i gruppi beat che tanto avevano sconvolto il paese si sciolsero per far spazio a nuove espressioni musicali più in linea con i tempi che esigevano un impegno sociale (i cantautori e il rock progressivo) e non temevano di sperimentare ai limiti dell’assurdo (verso la fine degli anni ’70 non erano pochi i pazzi furiosi che giravano a piede libero: Andrea Tich, il primissimo Ivan CattaneoMaria Sole, Gli Incesti, i Triangolo, gli SkiantosRosanna Ruffini, Miro, gli Squallor oltre a un incontrollabile Renato Zero).

Tra i reduci del decennio appena conclusosi troviamo anche degli ex componenti dei New Dada che tentano una carriera da solisti: da un parte il cantante Maurizio Arcieri che ricordiamo anche protagonista del bislacco musicarello Quelli belli… Siamo noi e dall’altra il chitarrista Franco Jadanza. Nonostante gli sforzi profusi l’avverso destino regalò pochissime soddisfazioni ai due ex compagni e se il primo venne folgorato sulla via del punk andando a fondare i seminali Chrisma (poi Krisma), l’altro esplorò la via del pop romantico con lo pseudonimo più accattivante di Luca D’Ammonio.

La svolta radicale portò fortuna a Franco che nel 1977 ottenne finalmente un grandissimo successo con il singolo Ragazzina, un brano sentimentale di facile presa scritto da Daiano e Lorenzo Bornice ma dalla tematica scandalosa per l’Italia dell’epoca: il primo rapporto sessuale. Al contrario di come si potrebbe intuire, la canzone non rientra nel filone dell’orgasmo music, condividendo però con quel sottogenere la narrazione della perdita della verginità su una suadente basa d’organo.

una differenza fondamentale è che in Ragazzina non viene descritta la componente più diretta e scandalosa dell’atto sessuale, ma ci si sofferma invece sui momenti successivi all’amplesso. In questo frangente vediamo che il protagonista cerca inutilmente di consolare la ragazza in lacrime (di lei non sentiamo altro se non il suo pianto a singhiozzi). Lui è in procinto di andarsene e tenta di tranquillizzare la giovane amante convincendola di non essere stata solo un’avventura; tutto questo con la forza di un ritornello micidiale e orecchiabile:

Ragazzina, non sei più una bambina
c’è una lacrima che trema sui tuoi occhioni blu
domattina vedrai, più serena sai
per amore non si muore mai.

Non meno memorabili le espressioni dello stesso Luca «No cucciolo mio non piangere, non fare così, guarda come sei buffa, hai tutto il trucco che ti cola giù dagli occhi, mi sembri un salice piangente» o quando sfodera tutto il meglio dello slang giovanile italiano più vintage «Guarda, preferisco che tu mi mandi a quel paese, che tu mi gridi in faccia che sono un scoppiato, un montato, un gasato, un… beh, lasciamo perdere…». Sì, forse è meglio lasciar perdere.

L’effetto complessivo della combo scena post-coitale + linguaggio zuccheroso-bambinesco oggi strappa involontariamente più di una risata, ma ciò non impedì alla canzone di divenire estremamente popolare e far piangere miriadi di giovinette in preda a tempeste ormonali, primi pruriti sessuali e sensi di colpa dettati dalla cultura bacchettona del’epoca.

Domenico Francesco Cirillo
Studente di Antropologia ed amante dell'eccezione, dell'eccentricità e di tutto ciò che possa definirsi fuori dalla norma. Ricercatore, con un occhio occasionale per il macabro, di ogni tipo di stranezza artistica del passato (e non) con il debole per l'arte realizzata da non-artisti, bambini, criminali, malati mentali. Lettore accanito bibliomane/bibliofilo appassionato di b-movies d'epoca, rock'n' roll anni '50, psichedelia, jazz, occultismo e beat generation.

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