cover copertina le figlie del vento sugli sugli bane bane 1973La prima volta che sentii gli immortali versi “Sugli sugli bane bane / tu miscugli le banane / le miscugli in salsa verde / chi le mangia nulla perde” fu per colpa di Elio e le Storie Tese, esattamente in una puntata del loro mitico DopoFestival del 2008 quando riproposero la canzone di Eugenio Bennato “Grande Sud” infarcendola di citazioni musicali d’ogni specie, questa inclusa.

All’epoca pensai che si trattasse di una qualsiasi cavolata in versi inventata dai nostri, ma la realtà quella frase proviene da una canzone intitolata appunto “Sugli sugli bane bane”, presentata al Festival di Sanremo nel 1973 (ed eliminata prima della finale) da un quartetto interamente femminile: Le Figlie del Vento.

Ci troviamo di fronte ad una perla di nonsense splendente, un gioiellino che non meriterebbe mai e poi mai l’accesso al dimenticatoio. Ci sono delle caratteristiche in essa che ricordano un po’ il percorso musicale eseguito dagli Squallor: testi improbabili e/o impossibili abbinati a musiche orecchiabili ed arrangiamenti ottimamente curati. E come il complesso partenopeo aveva tra i propri componenti firme autorevoli come Giancarlo Bigazzi, anche Le Figlie del Vento ebbero le proprie, una su tutti quella di Roberto Vecchioni che scrisse per loro un paio di pezzi del loro primo disco uscito nel 1973 e intitolato “I carciofi son maturi se li mangi poco duri” .

Considerare Le Figlie del Vento una delle prime band dedite alla musica demenziale è difficile da decidere, ma probabilmente no. Parliamo invece di pop puro e bello realizzato con stravaganza e forse con il tocco di un’epoca che sperimentava su qualunque cosa senza avere schemi da seguire, strade già battute, standardizzazioni che non permettono nessuna traccia di originalità nel calderone della musica commerciale. Per dirla in un altro modo Le Figlie del Vento hanno introdotto un certo modo di unire musica e parole, privilegiando l’accostamento armonico tra le due cose a discapito del senso, rientrando di diritto nel filone demenziale quasi inconsapevolmente.

“Sugli sugli bane bane” (musicata da Franco Chiaravalle e Paolo Tomelleri con il testo di Anna Piccioli) va assolutamente ascoltata e questo è l’unico commento possibile. Nei primi secondi d’ascolto forse verrà spontaneo chiedersi “perché?”, quale sia il senso di tutto questo, come sia stato possibile pensare di realizzare un brano del genere e con quale criterio sia stato portato sul palco del più famoso festival del nostro paese. Tutte queste domande verranno spazzate via dall’arrangiamento semi-reggae, dal motivo trascinante, dall’armonia accattivante che viene fuori quando le quattro componenti del gruppo cantano all’unisono.

Andate e ascoltate, perché quando l’originali si mescola con l’orecchiabile il risultato produce solo faville.

Sugli Sugli Bane Bane

Sugli sugli bane bane
tu miscugli le banane,
le miscugli in salsa verde
chi le mangia nulla perde.
Sugli sugli bane bane
tu miscugli le banane,
le miscugli in salsa verde
chi le mangia nulla perde.
Chi le lascia lascia il gatto
ma dev’essere un po’ matto,
lo diceva un livornese
che tornò da quel paese.
Chi le lascia lascia il gatto
ma dev’essere un po’ matto,
lo diceva un livornese
che tornò da quel paese.
Questa è la filastrocca
dell’isola di Bali,
la raccontava sempre
un vecchio marinaio.
Diceva: “Sugli sugli
è un piatto prelibato,
lo mangia volentieri
anche chi ha già mangiato”.
Diceva: “Sugli sugli
ti fa ringiovanire
e poi col bane bane
tu lo potrai condire”.
Diceva: “Sugli sugli
se impari a cucinare,
in fronte la fortuna
presto ti bacierà”.
Sugli sugli bane bane
tu miscugli le banane…
Sugli sugli bane bane
tu miscugli le banane…
Le miscugli in salsa verde
chi le mangia nulla perde…
Le miscugli in salsa verde
chi le mangia nulla perde…
Sugli sugli bane bane
tu miscugli le banane,
le miscugli in salsa verde
chi le mangia nulla perde.
Sugli sugli bane bane
tu miscugli le banane,
le miscugli in salsa verde
chi le mangia nulla perde.

5 COMMENTI

  1. Grazie di questa chicca. E soprattutto perchè sono andato a vedere la versione di Grande Sud di Elio… MAGNIFICA!

  2. questa, sempre del 1973, la trovo addirittura migliore: “I carciofi son maturi se li mangi poco duri” 😀

  3. Due dettagli: in primo luogo stupisce vedere tra gli attori il mitico Paolo Tomelleri, clarinettista- ma all’occasione anche al basso elettrico- con ormai sessant’anni e passa di carriera (agli inizi si accompagnava spesso con Enzo Jannacci); in secondo luogo, se la memoria uditiva non mi è andata a pallino, la voce bassa che si sente nel brano è quella mitica di Enrico Maria Papes dei Giganti, che si erano sciolti prima che uscisse questo singolo.

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