Le 10 esibizioni più stonate del Festival di Sanremo Lollipop

Le 10 esibizioni più stonate del Festival di Sanremo

La chiave del successo di una canzone presentata al Festival di Sanremo è legata a molti fattori: la melodia, il testo, l’interprete, ma sicuramente un elemento chiave che contribuisce a spingere una canzone sanremese in cima alle classifiche delle radio è la performance, ovvero come l’artista esegue il brano sul palco.

Si sa, a volte l’emozione tira brutti scherzi anche ai cantanti più esperti, figuriamoci ai più giovani o a quelli che non sono cantanti ma partecipano lo stesso in concorso al Festival. Esiste dunque una nutrita schiera di esibizioni discutibili che abbiamo voluto raccogliere in un unico compendio. Ecco a voi le 10 esibizioni più stonate del Festival di Sanremo.

Maria Grazia Impero – Tu con la mia amica (1993)

Mettiamo la nostra amata Maria Grazia Impero solo in decima posizione perché, nonostante la performance stonata e ingessata a base di calci volanti e mossette da cow girl sexy, abbiamo scoperto successivamente che l’intera performance le era stata imposta dal manager e produttore, così come la canzone che non era assolutamente in linea con la sua vera personalità. Questo è un esempio di cosa succede quando non si valorizzano le potenzialità di un artista.

Sabina Guzzanti e la Riserva Indiana – Troppo sole (1995)

Strano a dirsi ma anche una dura e pura come Sabina Guzzanti si fece tentare dalle lusinghe di Sanremo. In realtà l’idea era quella di fare una canzone politicizzata che fosse contro la violenza e parlasse di pace, amore ed ecologia. Assieme al marito (nonché autore del brano) David Riondino, per essere sicuri di lasciare un segno nel cervello lobotomizzato dello spettatore medio, oltre al cantato sguaiato e imperfetto di un’indomabile Sabina pensarono bene di portarsi dietro una mandria di amici tra cui Sandro CurziMario CapannaAntonio RicciDaria BignardiBruno Voglino e un giovane Nichi Vendola nei panni di un coro mascherato da indiani a metà tra Arrapaho e i Village People in una sorta di happening piuttosto confuso. Tutto molto bello, forse, ma il pubblico in sala e a casa non poteva non chiedersi che cosa cazzo stesse succedendo. Troppo sole gareggiò nella categoria Campioni senza un motivo apparente e, nonstante arrivò terzultima, riuscì a mettersi alle spalle due nomi come Loredana Bertè e Patty Pravo. La cosa più sconvolgente è però pensare che Pippo Baudo come direttore artistico scelse questo brano preferendo lasciare a casa interpreti più “rassicuranti” come Ivan GrazianiAndrea Mingardi e gli Stadio.

Jo Chiarello – Che brutto affare! (1981)

Scritta da Franco Califano e interpretata da una bionda tutto pepe con i capelli color nucleare e la voce ad ultrasuoni, questa Che brutto affare è il non plus ultra delle consolazioni post-delusione amorosa, con frasi epocali del calibro di «ascoltavo senza contestare / le palle che sapevi raccontare / io ti consideravo un superman / ma non sei neanche un man, scemo / non sei nemmeno la metà di un man». Per quanto ci riguarda una delle migliori esperienze del Califfo con interpreti femminili. Olé.

Benedicta e Brigitta Boccoli – Stella (1989)

Benedicta e Brigitta Boccoli si presentarono all’Ariston vestite di tutto punto pensando di dover interpretare l’ennesimo stacchetto per Domenica in, peccato che nessuno ricordò alle due fanciulle che si trattava del Festival di Sanremo. Poco male perché questa Stella, confezionata dalla coppia delle meraviglie Claudio Cecchetto & Jovanotti, si trasformò nel giro di 3 minuti in un buco nero che fece scomparire per sempre qualsiasi velleità musicale delle due showgirl senza rammarico da parte di nessuno tra l’altro. Il punto più basso della carriera di produttore di Claudio Cecchetto, dopo il disco di Mauro Repetto ovviamente.

Miani – Ribelle su questa terra (1986)

Nel 1986 torna a Sanremo (Giovanni) Miani, che l’anno precedente con Me ne andrò si era piazzato al secondo posto del girone quindi con la nuova Ribelle su questa terra spera in un buon risultato. Pettinato come Simon Le Bon di Torrevecchia e tirato a lucido come manco Little Tony a fine anni ’80, il nostro canta e balla la sua libertà e anzi la sua ribellione alla bella amata: «Ribelli ad ogni costo! Rischiamo la notte insieme. Il nostro tempo è una trappola. Voglio uscire adesso con te» (tutta sta menata per dirle che vuole uscire con lei è solo il segno dei tempi: negli anni ’60, Gianni Morandi le gridava di farsi mandare dalla mamma a prendere il latte). Quello che appare meno chiaro è il perché tutto il testo sia puntellato da un «relax» in odor di Frankie Goes to Hollywood. Comunque, Miani è semplicemente delizioso perché alla mimica (tipica dell’indemoniato che incontra il sacerdote), unisce passetti di danza e urletti presi dal manuale “Michael Jackson per i poveri”, ottime comunque per uso e consumo del pubblico di pupe sbarazzine, se non fosse che a una certa sbarra gli occhi e sfodera un falsetto tale che sembra imitare Ornella Vanoni. Unico e ovviamente eliminatissimo.

78 Bit – Fotografia (2002)

I 78 Bit piombano a Sanremo 2002 sotto la produzione di Mauro Pilato e Max Monti, quelli della famigerata Gam Gam del lontano 1994. Il gruppo é formato da baldi giovanotti che si piazzano davanti al microfono e, guardando fisso davanti a sé, suonano e cantano… tutti (si chiama par condicio). La loro Fotografia racconta un amore finito di cui rimane solo una fotografia appunto e che lui, anzi loro vorrebbero strappare (viene quindi il dubbio che la tipa si sia divertita parecchio con ognuno di loro). La prova non brilla né per originalità né tantomeno per esecuzione (il “funambolico” assolo di chitarra fa quasi tenerezza) perché i nostri Lùnapop fuori tempo massimo non è che semplicemente steccano, ma vanno ognuno per conto proprio. Sesto posto, per la cronaca.

Pincapallina – Quando io (2001)

Un po’ brit-pop un po’ Festivalbar, un po’ Alberto Camerini un po’ Melevisione, i bresciani Pincapallina si presentano a Sanremo 2001 con una canzone dal testo lievemente delirante ma che rimane in testa al primo ascolto. Peccato per la performance emozionata e senza fiato della cantante Annalaura “Aua” Avanzi che ha contribuito a far sparire dai radar il loro debutto e farli finire su queste pagine. In ogni caso da sempre nei nostri iPod.

Claudia Mori – Se mi ami… (1994)

Claudia Mori decide di partecipare al Festival di Sanremo nel 1994 dopo anni di assenza ma (e forse sta qui il merito che le va riconosciuto) ha pensato solo ad una cosa: andare a Sanremo e divertirsi, fregandosene di tutto e tutti. Anche se forse esagera un pochetto perché oltre a fregarsene della critica e delle critiche, ignora completamente anche il maestro Detto Mariano, l’orchestra e l’intonazione: si piazza davanti al microfono e parte, comunque sia.

Giacomo Celentano – You and me (2002)

Al Festival del 2002 arriva la giovane promessa Giacomo Celentano, che all’epoca aveva “solo” 36 anni, ne dimostrava 45, ma voleva farci credere di averne 19: faccia pulita, bandana da imbianchino e camicia che mamma Claudia Mori aveva dimenticato di stirare. Si dimena come Bingo Bongo con la sciatica, imitando come poteva la voce nasale del padre. You And Me parla ovviamente d’amore: lui e lei si amano nonostante qualche piccola incomprensione, che poi scopriremo dovuta al fatto che evidentemente Giacomo ha un cellulare di merda che prende poco e quindi non è mai raggiungibile. Al Festival, per rendere l’esibizione di Celentano Jr ancora più bella, compare sul palco la sua fidanzatina Katia con cellulare in mano, zainetto Invicta e abiti rubati dal set de I Ragazzi della Terza C e, con un playback che grida vendetta, simula una telefonata al cantante. Un vero e proprio happening d’avanguardia, naturalmente incompreso dalle giurie popolari che lo scaraventano all’ultimo posto, ma che incorona questa You And Me regina indiscussa dei brani più brutti mai presentati al Festival di Sanremo.

Lollipop – Batte forte (2002)

Mai prima di allora al teatro Ariston si sentirono tante stecche in 3 minuti di musica. Il primato è detenuto dalle Lollipop, le 5 Spice Girls nostrane plasmate dal programma televisivo Popstars. Nel 2002 16 milioni di italiani si poterono gustare la tragica messa in scena di quello che sarebbe stato lo spettacolo più imbarazzante della loro (breve) carriera. Musicalmente c’è di peggio di questa Batte forte ma Marcella, Marta, Veronica, Roberta e Dominique, forse troppo impegnate nell’inutile balletto, si dimenticarono che erano venute per cantare riuscendo a stonare contemporaneamente su tutto il brano nella prima tragica esibizione al Festival. Dobbiamo riconoscere che non era facile.

Premio della critica: Sibilla – Oppio (1983)

Con una menzione speciale vogliamo premiare una delle nostre canzoni preferite che in realtà è stata solo sfortunata. Sibilla approda alla competizione canora più prestigiosa d’Europa presentando il brano Oppio scritto a sei mani assieme a Franco Battiato e Giusto Pio venendo eliminata alla prima serata principalmente a causa di un problema tecnico che ne compromise irrimediabilmente l’esibizione. Giusto Pio lo spiega nel dettaglio in un’intervista: «Stonò in modo allucinante! Io e Battiato non potevamo andare a Sanremo, non avevamo tempo perché eravamo in sala d’incisione. Allora la accompagnò il produttore. Lei fu presa dal panico e per aiutarla, invece di mandarle la base sopra cui lei doveva cantare, le mandarono il brano intero. Lei doveva solo far finta di cantare. Invece cantò lo stesso e si sentì ancora di più la stonatura. Quando la sentii in televisione la sera a casa mia, mi misi a ridere. Fu un disastro. Un disastro! Peccato, perché era bravissima, e la canzone ha venduto 30.000 copie nonostante tutto! Poi, dopo Oppio e Svegliami fece un altro paio di canzoni, Plaisir d’Amour e Sex-Appeal to Europe, sempre cantando molto bene, ma ormai la casa discografica l’aveva scaricata».

In realtà riguardo questo incidente Eddy Anselmi, uno dei più grandi esperti mondiali di Sanremo, sostiene che le cose siano andate in maniera diametralmente opposta, ovvero che Sibilla sapeva di dover cantare in playback, ma come vuole la norma, quando gli artisti cantano in playback hanno solo il microfono spento ma cantano davvero, per rendere più realistico lo sforzo e le espressioni facciali. A quanto pare a Sibilla fu lasciato acceso il microfono per un errore quindi alla voce sul nastro si sovrappose la sua vera voce che però stava intonando in libertà non sapendo di avere il microfono aperto.

  1. Mah, andiamo con ordine: il brano della Mori non è male, con la vastità di orrori che si son visti/sentiti al festival, personalmente non l’avrei inserita nella lista. Unico appunto: avrei intitolato il brano “Mediterraneo”, sarebbe probabilmente rimasto più in mente.
    Niente male pure la canzone di Jo Chiarello: non un capolavoro, ma molto orecchiabile (in questo caso consiglio di ascoltarla con i Bpm accelerati di almeno un buon 10%: il brano migliora sensibilmente).
    Oscenamente “cringe” l’esibizione della Guzzanti col maritino: orrendo il brano, allucinatamente fuori tempo massimo (ma possibile che nessuno gli avesse detto che il ’68 era oramai passato da più di un quarto di secolo?) il messaggio ed il look da figli dei fiori… semplicemente imbarazzanti!
    Ed imbarazzanti sono pure il ritornello cantato con voce da castrato da Miani e l’esibizione tutta mossettine insulse delle sorelle Boccoli e delle Lunapop ( invero in quest’ultimo caso neppure così scoordinate, il loro problema è stato l’aver curato esclusivamente la scenografia lasciando totalmente all’improvvisazione il cantato… che vuoi che sia, è solo la parte più importante di una canzone,
    ma evidentemente non gliel’hanno detto…)
    Per il resto, la performance del figlio di Celentano è semplicemente fuori scala…

    1. Vabbè, Sabina Guzzanti è cringe ormai da tempo immemorabile, da quando ha cominciato a blaterare di complotti più o meno campati per aria.
      Spezzo comunque una lancia in favore delle due sorella Broccoli: la canzone è di una banalità allucinante (è solo un caso che l’avesse scritta Jovanotti?), roba da recita del teatro parrocchiale. Però loro erano davvero due belle fighe! Ed io ho sempre apprezzato il look all black su una donna…

  2. Veramente le versioni di Giusto Pio e di Eddy Anselmi sull’incidente a Sibilla non sono diametralmente opposte: usano parole diverse, ma il succo è quello.

    Specifichiamo che in quell’edizione tutti adottarono il playback, tranne quelli che espressamente volevano cantare sulla base: Gianni Nazzaro, Gianni Morandi, Toto Cutugno e Amii Steewart. Sul perché il microfono venne tenuto acceso durante l’esibizione, casomai, ci sono versioni in disaccordo: una svista da parte dei tecnici, o un malinteso fra Sibilla e l’organizzazione? Alcuni sostengono che la cantante avesse cambiato idea all’ultimo momento a proposito dell’esibizione dal vivo, creando confusione.
    Probabilmente a causa di un ritorno d’audio non ottimale, Sibilla sembrò accorgersi della sovrapposizione delle voci solo alla fine della canzone, troppo tardi.

    1. No, Anselmi dice che il full playback si canta a voce viva ma con il microfono spento per rendere più verosimile il playback, Pio dice che nel full playback si muovono solo le labbra senza emettere suoni.
      Inoltre Pio sostiene che era concordato half playback (quindi con microfono aperto) ma i fonici sbagliarono a mandare la base (full playback anziché half playback). Anselmi dice invece che la base era concordata ed era quella giusta (full playback) ma per sbaglio i fonici lasciarono il microfono aperto.

      Quindi: due cose diametralmente opposte.

      1. Veramente né Anselmi né Pio entrano nei dettagli tecnici full playback e half playback (io l’ho sempre chiamato “cantare sulla base”, ma tant’è), almeno non nelle citazioni riportate qui.
        Tuttavia Pio si esprime male quando dice “doveva far finta di cantare” e “cantò lo stesso”, d’altronde è un’intervista e parla a braccio. È sottinteso che sia lui sia gli intervistatori hanno presente l’esibizione in cui si sentono due voci sovrapposte, quella preregistrata e quella in diretta. A leggere l’intervista senza avere visto il video qualcuno potrebbe capire che Sibilla abbia steccato su una base strumentale, cosa che non è.

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