Coro del Maffei Lasciateci Dire snacckiamoci una fiesta 1970

Lasciateci dire… snacckiamoci una Fiesta

Molti anni prima del celebre jingle «Fiesta ti tenta tre volte tanto», l’azienda dolciaria Ferrero di Pino Torinese ci aveva già regalato un’autentica perla musicale. Era il 1970 e già l’immagine di copertina lasciava davvero pochissimo spazio all’immaginazione: due ragazzini felici che addentano la loro Fiesta Ferrero, ma quell’enigamatico Lasciateci dire…? Lasciateci dire cosa? Ah, forse è un disco sulla libertà di parola! Mmm, eppure quella merendina…

Coro del Maffei Lasciateci Dire snacckiamoci una fiesta 1970

La risposta è dietro l’angolo, basta girare il 45 giri e leggere il titolo del pezzo inciso sul lato B: Snacckiamoci una Fiesta (sì, proprio con due “c”).

Il coro d’infanti del Maffei (una scuola privata torinese oggi non più esistente) ci canta, con tanto d’accento piemontese d’obbligo, tutta la bontà della merendina su una base che sembra il main theme del film Febbre da cavallo.

L’autore è Romano Bertola, compositore torinese (ovviamente) che magari ricordiamo più i tanti tormentoni-caroselli come «E che….c’ho scritto Jo Condor», «Miguel son mi e Miguel son sempre mi», ma anche Un diadema di ciliegie interpretata a Sanremo nel 1972 dai Ricchi e Poveri, e soprattutto La puntura per Pippo Franco e Carletto per Corrado. Il testo di Snacckiamoci una Fiesta è composta da un’unica strofa ripetuta fino alla nausea, così come fino alla nausea è ripetuto anche il nome della mitica merendina.

Lasciateci dire snacckiamoci una Fiesta
questa è l’idea per tipi come noi.
Lasciateci dire che una non ci basta
è troppo buona Fiesta Snack.
Tre gusti nuovi da perderci la testa
piccola ma grande Fiesta Snack.
La la lalla la la lalla

Risultato? Dopo l’ascolto si ha come un senso di indigestione.

Per qualche ragione Lasciateci dire…, il pezzo che dà il titolo al disco, non è altro che, tenetevi forte, Snacckiamoci una Fiesta epurata del nome del prodotto. Diabolico! Ma perché mai?

Una curiosità: questa è la versione “tarocca” del jingle originale, cantato nientepopodimenoche dai Ricchi e Poveri (ancora in versione a quattro con Marina Occhiena), che erano anche gli interpreti del carosello pubblicitario. Roba da far passare la fame per una settimana a chiunque!

Dopo aver visto la puntata di Atlas Ufo Robot al vostro televisore Mivar, correte ad assaporate questo pezzaccio più e più volte perché, come dice la canzone stessa, una non basta mai, alla faccia dei brufoli!