Le Feste Antonacci la vita fa schifo

La vita fa schifo: Le Feste Antonacci hanno scritto l’inno del 2020

Le Feste Antonacci la vita fa schifoIl 2020 verrà ricordato come uno degli anni peggiori nella storia dell’uomo contemporaneo. Come reagire a questo presente così emotivamente reazionario? Con l’ironia, ovviamente. Le Feste Antonacci lo sanno bene e mettono in pratica questo principio in tutta la loro arte, a partire dal loro geniale nome (nato dal fatto che mentre componevano le prime canzoni si chiedevano spesso: «sì, ma questa canzone la suonerebbero a una festa di Biagio Antonacci?»), passando per il loro incredibile percorso di affermazione: italiani trapiantati a Parigi,  cantano in italiano ma sono molto famosi in Francia grazie a numerosi passaggi radiofonici, eppure sono ancora pressoché sconosciuti al grande pubblico in Italia. Senza contare l’ironia di cui è pervasa ogni loro canzone: Mi piace lo sport, Diverso, ma soprattutto Sigarette, un atto d’amore al tabacco interpretato in un italiano dell’est Europa.

Con questo spirito va affrontato il loro ultimo capolavoro, La vita fa schifo, uscito negli ultimi giorni del 2020 e che si candida a vero e proprio inno di questo anno orribile. Riteniamo sia giusto tranquillizzarvi: a differenza del 70% delle canzoni uscite nel 2020, Le Feste Antonacci hanno avuto l’eleganza e il buongusto di non utilizzare le parole Covid, Coronavirus, DPCM, Lockdown. No, il testo è composto esclusivamente dalla frase «La vita fa schifo» ripetuta 21 volte, con l’aggiunta di numerosi cori che ripetono «schifo, schifo, schifo» lungo tutta la suite.

Sì, perché parliamo di una suite a tutti gli effetti: si parte con un’intro di piano e voce che sembra uscito dalla sigla di Sentieri (la cosa incredibile de Le Feste Antonacci è che riescono a rendere irresistibili anche sonorità che dovrebbero essere considerate orribili), per aprirsi su un crescendo alla Bohemian Rhapsody con mille voci che si intrecciano. A schiaffo parte un synth tipo Guardiano del Faro che esplode in una sfrenata sezione pop-rock assolutamente filologica nello stile del miglior Franco Battiato. Ennesimo stop and go per ripartire con il momento coro da stadio singalong come se fosse una canzone di Antonello Venditti. Si chiude con un chiaro tributo al miglior «Anyway the wind blows» dei Queen e tutti a casa.

Se anche voi dopo questo magnifico viaggio di quattro minuti e 45 secondi vi sentite come noi un po’ meno sconsolati vuol dire solo una cosa: Le Feste Antonacci hanno centrato lo zeitgeist di un momento storico molto difficile che può essere affrontato solo con tre grandi caratteristiche umane: l’ironia, l’intelligenza e il buongusto. Del resto, come diceva mio nonno, «Ognuno fa schifo come può».