Johnny Dorelli l'immensità in giapponese

Johnny Dorelli canta L’immensità in giapponese

Con «Sì, io lo so, tutta la vita sempre solo non sarò» inizia il ritornello del più grande successo discografico di Johnny Dorelli, al secolo Giorgio Domenico Guidi.

Stiamo parlando de L’immensità, presentata al Festival di Sanremo del 1967 in coppia col collega Don Backy (uno degli autori del pezzo assieme a Detto Mariano e Mogol)  la canzone venne subito amata dal pubblico (un po’ meno dalla critica, che li fece arrivare addirittura in 9° posizione).

Johnny Dorelli l'immensità in giapponese

È giusto ricordare che il nostro crooner meneghino non si presentava certo al Festival come esordiente, avendo già vinto per 2 edizioni consecutive (1958 e 1959) cantando con Domenico Modugno due pezzi non di poco conto come Piove e l’incommensurabile e celeberrima Nel blu dipinto di blu. Ok basta, questa non è una pagina di Wikipedia, passiamo quindi alla parte croccante dell’articolo.

Come molti di voi sapranno, diversi cantanti italiani di successo (o meno) hanno una carriera “parallela” in terre straniere. Alcuni, come Al Bano e Toto Cutugno, sono tuttora delle superstar nei paesi ex sovietici, altri invece hanno spopolato in altri lidi, come gli Stati Uniti o il Sud America, da Andrea Bocelli passando per Jovanotti, Eros Ramazzotti e Laura Pausini ma anche il caso del grande Paolo Meneguzzi, che si ritrova a essere un artista amatissimo in Cile (e ad aver aperto un bar ad Ibiza, molto in stile Maurizio Battista) .

Esiste però una terra a noi lontana e dalla cultura totalmente differente, ma che, almeno un tempo, risultava di forte attrattiva per i nostri artisti; parliamo nientepopodimenoché del Giappone. La musica italiana degli anni ’60 veniva molto apprezzata nella terra del Sol Levante e diversi artisti nostrani hanno più volte dichiarato il loro amore per quel paese lontano come ad esempio Gigliola Cinquetti o Milva, con una folta discografia nipponica, o Bobby Solo che afferma di essere stato bandito per sei anni dal Giappone perché in piena tournée rifiutò un invito a cena dell’Imperatore, oltre ovviamente al caro Johnny Dorelli.

Il nostro non perse tempo e, immediatamente dopo Sanremo, pubblicò la versione per il mercato nipponico del 45 giri contenente L’immensità sotto l’etichetta Seven Seas, la divisione che si occupa di musica internazionale della ben più famosa King Records, una delle poche grandi etichette discografiche del mondo non posseduta da multinazionali.

La cosa bella di questa storia però non è tutto il preambolo, non è l’idea e non è neanche la pubblicazione sotto la stessa etichetta che, qualche anno più tardi, avrebbe pubblicato album di Elton John e Rhapsody of Fire. No, la cosa bella è la dizione giapponese di Johnny Dorelli. Il cantante si dimostrò un antesignano su questo aspetto, in quanto non si limitò semplicemente a distribuire la sua canzone in quella terra lontana, ma rese omaggio al Giappone (un po’ come fece Alessandra Mussolini nella sua brevissima parentesi musicale post-Playboy nei primi anni ’80) in tutto e per tutto, cimentandosi in un canto che solo i nipponici furono in grado di capire e carpire appieno.

涙に咲く花 (L’immensità) diventa così un brano che fa rima con Italia e ancora oggi si possano trovare basi karaoke giapponesi per questo brano (e sappiamo quanto il karaoke sia sacro per loro). Oltre al Giappone il brano divenne una hit in Asia, soprattutto in Corea del Sud, qui però nella versione italiana. Tanto che ancora oggi è un brano amatissimo, nonché un cavallo di battaglia della celebre (sia in corea che in Giappone) cantante jazz WoongSan.

Non ci è dato sapere quanto le vendite giapponesi abbiano effettivamente contribuito al successo mondiale di canzone e cantante, di certo però resta il fatto che il 45 giri originale giapponese ha prezzi da capogiro (sempre che riusciate a trovarlo), certamente resta una delle composizioni più amate di sempre.