italiano per stranieri

Italiano per stranieri in 10 canzoni

L’Italia è terra di conquista per la musica pop straniera, ma in rare occasioni lo straniero decide di incidere una canzone in italiano, per puro sfregio del pericolo, per amore verso il nostro paese o solo per prenderci per il culo. Oggi vi presentiamo la classifica delle migliori/peggiori canzoni scritte, suonate e cantate da artisti stranieri per omaggiare la lingua di Dante. Buon ascolto!

Frank Zappa – Tengo ‘na minchia tanta (1982)

La “celeberrima” Tengo ‘na minchia tanta è forse la canzone straniera cantata in italiano più nota e anche se noi amiamo zio Frank Zappa si ferma solo alla decima posizione per un semplice motivo: è cantata dall’italianissimo Massimo Bassoli (amico, fotografo e biografo dello stesso Frank). Nonostante il testo piacevolmente senza senso quello che seguirà nella nostra classifica andrà oltre questa deliziosa outtake diventata un piccolo classico del diversamente bello.

Dario Margeli – Buongiorno fino a quando servo (2012)

Nel 2012 a ravvivare il monotono grigiore dell’uomo contemporaneo è arrivato da chissà dove tale Dario Margeli: sinistro profeta della prossima apocalisse o messia del nuovo ordine mondiale? Immaginate la cover improvvisata male di un vecchio brano di Franco Battiato trasmesso da una radiolina con le pile scariche ed impreziosito da un video casereccio. Bene, ecco a voi il nuovo classico Buongiorno fino a quando servo. Vero e proprio attacco frontale al capitalismo in formato pop casereccio. 

ŽAS – Turisto lituano (1999)

Dal lontano Mar Baltico gli ŽAS omaggiano il Paese del sole, del mare e della pizza con la loro Turisto lituano, raccontandoci le surreali avventure di un gruppo di turisti lituani che sbarca in Italia incontrando Eros Ramazzotti, Al Capone e… Michele Placido. Vi basta?

Ice MC – Italiano Ragga (1990)

Ice MC prima che fosse il re delle discoteche in combutta con una giovanissima Alexia. ci prova con Italiano ragga, semplice ragamuffin tra Kingston e Milano: «Io sto a casa non me muovo finchè / lo vedo il film su Canale 5 / but if no good me radda get up an go / change to Rai fi check Pippo Baudo a mi seh». PS chiaramente le keyword fondamentali ci sono tutte: spaghetti, pizza, parmigiano, ma anche Chianti e cotoletta alla milanese.

Tobias Bernstrup – Ventisette (2003)

La dolce vita non è solo buon cibo, sole e mare, ma per lo svedese Tobias Bernstrup piuttosto una gangbang di ben Ventisette maschioni italici sconosciuti (ah però!) che lo «prendano duramente» e ne abusino ogni orifizio come non ci fosse un domani, tutto questo raccontato su una base italo disco pre-revival. Attenzione, tutto questo accadeva prima che arrivasse il nostro Immanuel Casto.

Alberto D’Arco – Dai dai dai (Dolce vita) (1987)

Alberto D’Arco è un para-fenomeno made in Germany che ebbe la brillante idea di giocare la carta dell’italiano per stranieri. Certo, ci avevano già pensato in tanti a impreziosire brani anonimi usando frasi prese in prestito dalla lingua di Dante, ma qui invece parliamo di un’intera canzone dall’emblematico titolo Dai dai dai (Dolce vita), per giunta nemmeno destinata al mercato italiano, puro tarocco d’esportazione.

Spliff – Carbonara (1982)

Che cosa combinano gli ex membri della Nina Hegen Band? Cambiato nome in Spliff ci cantano  il loro brano-manifesto Carbonara. Una triste storia di squattrinati ragazzotti tedeschi arrivati in vacanza in Italia e visto che «borsellino è vuoto totale mangio sempre e solo spaghetti carbonara e una Coca Cola». Immensi.

Kahimi Karie – Giapponese a Roma (1995)

Uno scozzese che scrive una canzone in italiano per una cantante giapponese. Fantascienza? No. Giapponese a Roma è tutto questo e anche di più. Un omaggio leggero all’Italia che non c’è più e che non c’è mai stata se non nei film e nell’immaginario collettivo degli stranieri. La Vespa, il cappuccino, gli spaghetti, il Duce, la Cinquecento, la dolce vita e tanto altro.

Schrott Nach 8 – Zuppa romana (1983)

«Bella donna, mamma mia, alimenti ciao ahoo ahoo, Roma Roma Napoli amore mio. Mozzarella mortadella, tarantella ecco la per me: Zuppa Romana». Serve aggiungere altro aa questo capolavoro? Zuppa romana, oltre al suo testo divertentissimo e alla melodia appiccicosa Incommensurabili.

Gino Palatino – Vendetta a Parigi (1983)

Difficile battere una roba come Zuppa romana ma nel nostro cuore il numero uno è Gino Palatino, personaggio inventato da Jean Soullier, ovvero un francese che imita un italiano emigrato in francia. La palma di migliore canzone italiana cantata da stranieri va senza dubbio a Vendetta a Parigi; il testo parla di un italiano a Parigi appunto, che entra in un bar e, una volta confrontatosi con il famigerato costo della vita insostenibile della capitale francese, decide di prendersi la sua piccola rivincita… Rubando i posacenere del locale! Il tutto tra bassi synth, chitarrini funky e voce alla Pino D’Angiò. Chapeau!

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