inni calcistici italiani

Gli inni più o meno nascosti delle squadre di calcio italiane

Inutile negarlo: l’Italia è una repubblica fondata sul calcio. Volente o nolente il Bel Paese riesce ad andare d’accordo solo ogni quattro anni, durante i mondiali, nei quali per pochi minuti riusciamo a guardare nella stessa direzione per poi tornare a litigare per qualsiasi cosa. 

Anche quest’anno non canteremo l’inno di Mameli durante le partite della nazionale dato che dopo la seconda esclusione consecutiva dalla competizione calcistica più importante ci toccherà vederlo come spettatori disinteressati. Abbiamo così il tempo di cercare gli inni nascosti delle squadre di calcio e sorprendentemente troviamo grandi autori, talvolta grandissimi, e capolavori più o meno nascosti ai più.

Le tue ali Bologna – Luca Carboni, Andrea Mingardi, Gianni Morandi e Lucio Dalla (1988)

Scritto dal solo Andrea Mingardi il brano viene interpretato da quattro pesi massimi della musica leggera italiana: ad accompagnare il nerboruto autore troviamo Luca Carboni, Gianni Morandi e Lucio Dalla, vere e proprie icone musicali (e non solo) della città di Bologna.

Usato come inno dopo la pubblicazione nel 1988, venne suonato prima delle partite fino alla fine degli anni ’90 e successivamente ripreso nel 2012, dopo la scomparsa di Lucio Dalla, ed ancora oggi risuona al Dall’Ara quando scende in campo il Bologna nello stadio di casa.

Brano davvero di classe, anche grazie alla magistrale interpretazione dei cantanti che danno quella marcia in più. Elegante.

Hellas Verona – Iris & Innomania (1985)

Anche se l’inno ufficiale della squadra di Verona è accreditato ai Gatti di Vicolo Miracoli con la loro sognante Verona Beat, cercando nel magico mondo di YouTube riusciamo a trovare facilmente questa canzone, vecchio inno di metà anni ’80 quando l’Hellas Verona vinse il suo primo (ed unico) scudetto compiendo un vero miracolo sportivo. Chiusa la digressione pallonara passiamo alle cose serie.

Più che Mario Marcassa, accreditato come compositore del brano, i veri autori della musica sembrerebbero Lionel Ritchie e Michael Jackson: l’inno del Verona ha somiglianze inquietanti con la celebre We Are the World scritta per il progetto USA for Africa e non è esattamente un complimento. Sentire per credere.

Cuore neroazzurro – i Camaleonti (1984)

Un brano vintage, quasi caduto nel dimenticatoio, musicato da Dario Baldan Bembo e cantato nientepopodimeno che dai Camaleonti, storico gruppo italiano attivo fin dagli anni ’60. Il testo, molto ricercato per un inno calcistico, è fluidissimo e perfettamente integrato nell’efficace arrangiamento anni’80 che quasi ricorda quel periodo magico nel quale le sigle dei cartoni animati dominavano le classifiche musicali di casa nostra. Affascinante.

Inter alè – Mino Reitano

Continuiamo la carrellata degli inni neroazzurri con il compianto Mino Reitano, che nonostante fosse la voce della Calabria nel mondo, nel 1980 pubblicò Inter alè (l’anno dopo si cospargerà il capo di cenere e pubblicherà l’inno ufficiale della sua Reggina). Se il brano è decisamente senza infamia e senza lode, la sua genesi è decisamente più interessante.

Facciamo un passo indietro, esattamente un anno prima, quando Mino Reitano recita nel film di serie Z Lady Football, una commedia sexy all’italiana low budget (molto low budget) con protagonista una squadra di calcio femminile la cui colonna sonora, curata dallo stesso Reitano, ha come tema principale proprio i brano omonimo.

Arrivata la comanda di scrivere una canzone per gli interisti ecco che Lady Football viene sfacciatamente riciclata per diventare Inter alè, tanto non l’aveva ascoltata nessuno. Giudicate voi la versione migliore!

Inter spaziale – Mario Bertini (1971)

Concludiamo il triplete degli inni dimenticati del Biscione con Inter spaziale, una simpatica marcetta del 1971 cantata da Mario Bertini, calciatore interista dell’epoca, il cui testo è di Roberto Vecchioni, interista fino al midollo. Proprio lo stesso anno il cantantautore-professore milanese pubblicò il capolavoro Luci a San Siro, ispirato ad un’impresa sportiva della Beneamata del 1965 quando in semifinale ribaltò il risultato dell’andata e si qualificò per la finalissima di Coppa Campioni dove trionfò, proprio a San Siro.

Lettera da Amsterdam (Inno Sampdoria) – New Trolls

Inno non ufficiale della squadra Sampdoria, nata durante la trionfale cavalcata del primo (e finora unico) scudetto della squadra blucerchiata guidata da Gianluca Vialli e Roberto Mancini nel 1991, si tratta di una vera e propria canzone d’amore, che gioca egregiamente sull’ambiguità in quanto potrebbe essere dedicata a una donna o alla squadra del cuore. Scritta dai fratelli Aldo e Vittorio De Scalzi con Federico Sirianni questo dolcissimo brano parla di un tifoso che vive all’estero e che non può seguire dal vivo la sua amata ma solo in TV. Semplicemente splendida.

Mi-Mi-La-La-Mi-Mi-La-Lan! – Enzo Jannacci

Prima dell’ iconico Milan Milan il Diavolo aveva un inno simpatico datato 1985 dal gusto decisamente retrò nel pieno stile di Enzo Jannacci, milanesissimo e tifosissimo rossonero. Piccola curiosità: i tifosi del Milan nel brano sono chiamati «casciavit», cacciavite in milanese, per indicare la loro natura operaia mentre i «bauscia», gli interisti, erano i ricchi borghesi, presuntuosi e supponenti. Naturalmente ora non esiste più alcuna differenza per entrambe le squadre ma è bello ricordare romanticamente quanto tempo è passato.

Inno del Napoli – Nunzio Gallo (1972)

Prima della celebre Napoli dello scugnizzo Nino D’Angelo abbiamo scovato questo brano datato 1972 arrangiato quasi come fosse un brano degli anni ’20 con un pizzico di «olè» da torero; ad un primo ascolto, soprattutto i primi secondi, ricorda la sigla del cartone animato Il Grande Mazinga del 1979: no, non c’è nessuna correlazione fra gli azzurri ed il robottone, e, cosa davvero strana, manca la napolenità che ha sempre caratterizzato ogni aspetto della città campana.

Juve, Juve – Lubiak e Renzo Cochis (1973)

Inno storico della Vecchia Signora, scritto ancora una volta da nomi importanti nel panorama della musica italiana: Lubiak, pseudonimo di Felice Piccarreda, autore di brani e produttore per il gruppo I Nuovi Angeli e Renzo Cochis, batterista dei Matia Bazar.

Il brano si apre con un interessantissimo arrangiamento che sembra uscito da un film poliziesco anni ’70, per poi virare su un tappeto di percussioni che strizzano l’occhio al prog tanto in voga in quegli anni con un’aggiunta di trombette sapientemente dosate. Un filo malinconica.

Canzona di Testaccio (inno Roma) – Toto Castellucci (1931)

Molto prima dei due famosissimi brani di Grazie Roma e Roma Roma Roma di Antonello Venditti proponiamo questo inno datato 1931, scritto sulle note di un tango argentino chiamato canzone guitarrita, scritto originariamente per il film dell’anno precedente La canzone dell’amore. Piccola digressione: la pellicola è storicamente importante in quanto ha dato inizio ai film con il sonoro per il cinema italiano.

Il brano, che sprizza romanità da tutti i pori, non è stato inciso ufficialmente fino al 1977 quando Sandro Ciotti, giornalista e commentatore sportivo dalla voce indimenticabile, si è occupato della realizzazione di un 45 giri per i 50 anni della squadra capitolina inserendo il brano interpretato da Vittorio Lombardi.

So già du ore (inno Lazio) – Aldo Donati (1977)

Anche in questo caso domina la romanità che fa da padrona a questo inno, con una dedica particolare all’allenatore Tommaso Maestrelli, indimenticato allenatore del primo scudetto degli aquilotti nel 1974. Gradevole ma soprattutto molto suggestivo.

Roberto Vallucci