Gerry Christmas, il regalo di Natale che nessuno aveva chiesto

Cosa succede quando l'intelligenza artificiale s'impossessa del pacioso Gerry Scotti per fargli cantare un disco di canzoni natalizie?

Chi ha familiarità con i social media non può non essersi imbattuto nel “gerryverso”, una sorta di realtà parallela dove tutto viene reinterpretato con la faccia e la voce di Gerry Scotti, il tutto grazie all’intelligenza artificiale, per gli amici AI.

Ma perché proprio il pacioso presentatore televisivo? Forse la sua simpatia famigliare e accogliente da prima serata mai sopra le righe, forse il suo non prendersi troppo sul serio (proprio lui è il primo a condividere i meme su di lui), forse per il suo physique du rôle che rende improponibile vederlo alle prese con canzonette pop o meme diventati ormai dei classici di internet (da «i limoni, signoraaaa!» a Trucebaldazzi), forse la sua popolarità tra grandi (i boomer) e piccini (la Gen Z), forse il suo seguitissimo profilo Tik Tok @loziogerry con seguitissimi video creati ad hoc tra il serio e il faceto… Tant’è che il popolo della rete lo ha incoronato icona del cazzeggio del 2023.

Visto che i dischi ormai non si vendono più e che di canzoni natalizie ne abbiamo già fin troppe, quale migliore occasione confezionare un regalo di Natale che nessuno aveva chiesto e che nessuno ne sentiva il bisogno?

Ecco che a suggello di questo 2023 ormai agli sgoccioli arriva Gerry Christmas, raccolta dei più celebri motivetti da centro commerciale sotto le feste, per sfruttare l’AI e trasformare le milioni di visualizzazioni in qualcosa di più tangibile anche per la nonna che non usa uno smartphone ma guarda puntualmente il corpulento conduttore televisivo.

E così sulle note di Jingle Bells, Feliz Navidad, Last Christmas, All I Want for Christmas is You e Santa Claus is Coming to Town il nostro zio Gerry, o meglio la sua voce sintetizzata al computer, ci porta in un sereno viaggio tra alberi di Natale innevati, slitte ricolme di regali, pupazzi di neve e bambini che bevono cioccolata calda. Un Natale da cartolina, inventato e reale come questa operazione di fine anno. Tutto impeccabilmente impacchettato, ma decisamente noioso, vuoto e senza un filo di anima (anche la copertina è roba partorita dall’AI, ovviamente) dove Gerry Scotti ci mette solo il nome o meglio il brand. Piuttosto che un augurio di un sereno Natale, un monito sul futuro della musica dove gli artisti devenuti dei classici potranno vivere all’infinito e le future popstar saranno completamente virtuali (roba che anche i più beceri talent show sembreranno l’estremo sussulto della creatività).

L’unica cosa vera (forse) è l’introduzione dove Gerry Scotti svela il trucchetto di tutta questa operazione. Che poi a dirla tutta lo preferivamo quando cantava Luna Party con Cristina D’Avena, forse la prossima che potrebbe cadere vittima di questa nuova ossessione, perché no?

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