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Le 10 produzioni pop più strane di Franco Battiato

Franco Battiato è stato uno dei pochissimi artisti italiani in grado di fondere perfettamente pop e avanguardia, riuscendo a proporli con una miscela unica che ha conquistato il grande pubblico. Proprio questo equilibrio assurdo sempre in bilico tra mainstream e sperimentazione, tra accessibile e ineffabile è stato anche la chiave del successo di molti dei brani che ha scritto, arrangiato e prodotto per altri artisti, quasi sempre insieme al fido collaboratore Giusto Pio. Dalla sua lunghissima carriera abbiamo quindi scelto le 10 produzioni pop più strane di Franco Battiato.

Ombretta Colli – Cocco bello cocco fresco (1983)

Nel tentativo di raggiungere il successo di Un’estate al mare di Giuni Russo, nel 1983 Ombretta Colli commissiona al duo Battiato-Pio questa sghemba hit estiva che fa leva sui luoghi comuni più sudati delle spiagge italiane. La canzone ovviamente non regge il confronto con l’evergreen interpretato da Giuni Russo, ma rimane un piccolo e onesto capolavoro i cui «Kalimbaué» ripetuti ossessivamente vi rimarranno in testa per decenni.

Juri Camisasca – Un Galantuomo (1974)

Forse il brano meno pop di questa classifica, ma da un cantautore che poi è diventato un monaco benedettino che cosa potevamo aspettarci? Nonostante l’atmosfera minacciosa e cupa e lo straniante testo intonato da Camisasca, questa canzone è l’esempio della frangia più estrema della visione di popular music che aveva Franco Battiato.

Giusto Pio – Legione Straniera (1982)

I dischi di Giusto Pio, compositore e violinista nonché uno dei suoi collaboratori di più lunga data, sono il classico esempio di come Battiato sia riuscito ad avvicinare la musica considerata “alta” a un pubblico più generalista. C’è la sperimentazione, c’è l’elettronica, c’è l’approccio orchestrale e i suoni da tutto il mondo, ma ci sono anche le melodie immortali e di presa sicura.

Alfredo Cohen – Valery (1979)

Il sound della factory di Battiato è inconfondibile e funziona in particolare con le voci più caratteristiche: è il caso di Alfredo Cohen, attore e cantante italiano da sempre molto attento alle tematiche per i diritti degli omosessuali. La sua voce profonda e recitata sulla carta non dovrebbe funzionare con l’arrangiamento synth-pop tipico del duo Battiato-Pio, eppure incredibilmente sembra fatta apposta e non riusciremmo a pensare a un binomio migliore. Il mistero e la magia di Franco Battiato. Curiosità: se la canzone vi suona familiare è perché successivamente, con un testo diverso, diventerà la celeberrima Alexander Platz.

Mino Di Martino – Alla periferia dell’impero (1984)

Una delle ultime produzioni dei tempi d’oro della factory di Battiato, formalmente perfetta e con testi incredibilmente incisivi. Forse questo bellissimo album ha pagato lo scotto di essere stato prodotto quando ormai il sound di Battiato era già ampiamente sdoganato e stava passando di moda; tuttavia, come ci insegna la parabola di Mario Acquaviva, spesso i dischi sfortunati sono i più belli.

Farida – Rodolfo Valentino / Oceano Indiano (1983)

Un altro talento vocale incredibile che ha beneficiato del “trattamento” Battiato-Pio, qui pop e stranezza convivono armoniosamente con versi e arrangiamenti talmente deliranti che hanno perfettamente senso. Nonostante i numerosi passaggi televisivi il brano non ebbe il successo sperato, ma come spesso accade quando Franco Battiato insiste in particolare su concetti un po’ più estremi, è stato riscoperto negli ultimi anni e ha guadagnato, insieme al lato B Oceano Indiano, lo status di cult.

Manlio Sgalambro – Me gustas tu (2001)

Che cosa ha spinto Manlio Sgalambro, poeta, paroliere e altro grande collaboratore di Battiato, a incidere un intero disco d’esordio di cover a 77 anni suonati? Non ci è dato saperlo ma siamo sicuri che Battiato si sia divertito non poco a far cantare Me gustas tu di Manu Chao a Sgalambro.

Giuni Russo – Una vipera sarò (1981)

Lo diciamo subito: per noi questa canzone è all’altezza dell’intero album La voce del padrone, indiscutibilmente uno dei grandi esempi di pop perfection italiana. L’incredibile voce di Giuni Russo sugli arrangiamenti spigolosi di Battiato-Pio e su testi che celebrano il concetto di “passivo/aggressivo” prima che esistesse Facebook, rendono Una vipera sarò uno di quei brani da trasmettere agli alieni per far loro capire di che cosa è capace l’intelletto umano.

Milva – Poggibonsi (1982)

Amiamo quando i grandi artisti sono in grado di mischiare registro alto e registro basso. Con una interprete della caratura di Milva poi è ancora più facile e appagante veicolare versi come «Poggibonsi è stata evacuata e Gerusalemme liberata». Questa è la musica che vogliamo ascoltare per sempre.

Sibilla – Oppio (1983)

Una canzone ipnotica e misteriosa, un tormentone della outsider music italiana, Oppio di Sibilla è un manifesto di intenti che racchiude in poco più di tre minuti l’intera poetica del mondo di Franco Battiato e dei suoi collaboratori. Arrangiamento contemporaneo ma senza tempo, testo delirante ma incredibilmente relatable, scelte melodiche ardite ma impossibili da dimenticare. Se Sibilla non fosse stata sfortunata in quel famoso incidente di percorso a Sanremo ’83, siamo pronti a scommettere che ne avremmo sentito parlare a lungo e probabilmente adesso sarebbe annoverata tra le grandi interpreti della musica italiana.

  1. Ma perchè “produzioni strane”?
    L’Album di Giusy era una “Voce del Padrone” tutto al femminile e perfetto così.
    “Legione Straniera” del “pio” Pio invece una ottima transfigurazione strumentale di Ciccio.
    Sicuramente il pezzo della Colli non c’entra nulla, specialmente cantato da lei, ma “Oppio”, con la proposta estemporanea della nostra Sibilla, un ennesimo tentativo di “carnalizzare” lo spirito di Francesco, un Artista “Uno e Trino” come ce ne sono pochissimi.
    Perchè Ciccio, fra Suphan Barzani, Joe Patti, Astra, Martin Kleist, Franc Jonia, Kilim e tanti altri pseudonimi, non ne aveva abbastanza di una singola “identità anagrafica”.
    E forse il volersi “duplicare” tramite altri personaggi era un po’ uno “sdoppiarsi” forzato.
    A mio immodesto avviso.

    Comunque… no…niente di “strano”.
    Che poi riferirsi a Battiato con la parola “strano” sarebbe come parlare di onestà discutendo…sui politici. 😉

  2. Io avrei aggiunto pure “Echoes of sufi dances”, ossia il fallito tentativo di lanciare il Maestro nel mondo anglosassone…

  3. Grandissimi come sempre, sono queste le ulteriori conferme di quanto lontano sia arrivato il suo genio.

  4. Grazie mille per questo tributo al Maestro, “laterale” ma puntuale come da vostra tradizione.
    Una postilla e una richiesta (anche due, via): “Valery” del mio (ormai ex, purtroppo: è morto sei anni fa) concittadino Alfredo Cohen sarebbe diventata, con un testo differente, “Alexander Platz”, portata al successo da Milva. Nel 1977 Cohen aveva pubblicato il suo primo e unico disco, “Come barchette dentro un tram”, prodotto anche quello da Battiato e Pio, che credo meriterebbe un posto in queste pagine.
    E già che ci sono, sarebbe bello se dedicaste un po’ di spazio a Roberto Cacciapaglia, che non solo collaborò con Battiato a inizio carriera (suona in “Pollution”), ma che lo affiancò e forse lo precedette anche nella combinazione di elettronica sperimentale e strutture/melodie pop, nel meraviglioso “The Ann Steel Album” (1979), un altro disco del quale mi piacerebbe molto parlaste, un giorno o l’altro.

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