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I 5 effetti collaterali di Sanremo

Il Festival di Sanremo tra polemiche, plagi, vallette, cachet e pronostici

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Sanremo è Sanremo, si sa: in questi cinque giorni di patrimonio nazional-popolare vale una sorta di pax olimpica in cui al cattivo gusto tutto è permesso. Ragion per cui sul palco dell’Ariston, al Dopofestival, a Domenica In e da Barbara D’Urso si finisce quasi sempre per parlare più degli aspetti collaterali che della musica vera e propria.

A farla da padrone è sempre lei, l’ignoranza popolare stile panem et circenses,  che ripropone in maniera quasi sempre costante e ricorrente alcuni topoi che hanno fatto la storia della kermesse canora più amata e odiata dagli italiani. Di seguito la lista dei cinque must fuori concorso di cui faremmo tutti volentieri a meno, o a cui tutti non potremmo mai rinunciare, dipende dai punti di vista.

La parruccata

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A Sanremo, cari amici, se n’è viste di tutti i colori. Contestazioni, Proteste. Controfestival con Ivana Spagna. Ospiti scomodi. Sit in politici. Tentati suicidi plurimi. Chi più ne ha più ne metta.

Come dimenticare l’orchestra che lanciava sdegnata gli spartiti dei pezzi per protestare contro l’affermazione al televoto di Pupo ed Emanuele Filiberto?

Come scordare l’abbraccio rassicurante di sua santità Pippo Baudo all’operaio di turno deciso a lanciarsi dalla galleria del teatro più famoso d’Italia per farla finita una volta per tutte?

Sanremo non avrebbe di certo il suo fascino se non fosse palcoscenico non solo della musica, ma anche della miseria italiana in tutte le sue sfumature.

Il plagio

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Cascasse il mondo, ogni anno contenitori quali Striscia la Notizia, Blob, le Iene e compagnia cantante, per rimanere in tema, esordiscono nella prima serata del secondo giorno con le prove inconfutabili del plagio del pezzo di turno. «Ma sì, non ti rendi conto che il giro di chitarra di ABC è identico a quel famoso pezzo XXX di YYY? È impossibile non accorgersene. Cosa sperava di fare?»

Da qui una ridda di commenti, insinuazioni, giustificazioni da parte dell’artista, accuse di leccaculismo e raccomandazione, che immancabilmente scemano nel nulla, essendo le note musicali di base fondamentalmente 7. L’attire di mistero tuttavia rimane almeno per i successivi 5/6 giorni, come la soddisfazione becera di chi può dire «io l’ho capito subito che era una sola».

I cachet

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Che piaccia o meno Sanremo rimane un evento importante, pertanto è logico che i cachet siano, diciamo, all’altezza della situazione. Niente da recriminare. Se non fosse che ad organizzare la manifestazione è la TV di stato, la cara vecchia Mamma Rai, così prodiga nell’elargire contenuti quanto puntuale nel battere cassa presso le case di ogni italiano. Quest’anno, come ricordato ormai al disgusto, direttamente sulla bolletta elettrica e a partire da luglio.

Logico che all’italiano medio girino un po’ i “santissimi sacramenti” quando pensa che i cento Euro a lui estorti bon-gré mal-gré vengono spesi per pagare la comparsata al comico X, all’intellettuale Y, allla mega star Z già ricca di per sé. Ci sarebbe di che disquisire sul fatto che il canone sia in realtà una tassa per il possesso di un televisore e non un vero e proprio abbonamento a Rai TV. Ciò che è certo è che le solite frotte si scaglieranno contro il Festival protestando per la spesa di soldi pubblici e i temuti cachet finiranno sicuramente nell’occhio del ciclone. Questione di ore.

La valletta

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La valletta di Sanremo non va mai bene. Se è troppo bella è lì solo per mostrare le chiappe. Se è intelligente ma bruttina non regge comunque il confronto con la bella: «vuoi mettere quell’altra? La sua presenza? A Sanremo bisogna essere belli». Se è un uomo è fuori posto, perchè a Sanremo ci vogliono vallette donne, belle o brutte che siano.

I vestiti sono sempre improponibili e stanno malissimo a tutte, anche quando apparentemente non ci sono, tipo le mutandine di Belen. Se le vallette parlano troppo sono invadenti e comunque farebbero meglio a tenere la bocca chiusa perchè tanto sono ignoranti o impacciate. Se non parlano proprio ci si chiede cosa stiano lì a fare, per riprendere la già citata posizione 3, o si accusa il presentatore di monopolizzare le luci della ribalta.

Qualsiasi cosa succeda, fare la valletta a Sanremo non è per nulla facile: vuoi per le reazioni del pubblico, vuoi solo per la scalinata in tacco 12.

Il pronostico

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A selezioni compiute, tre mesi prima dell’inizio del festival, i più informati sanno già con precisione chi sarà il vincitore. Giornali scandalistici, ma anche seri quotidiani, dedicano perlomeno un trafiletto al clamoroso scoop: «Ecco il vincitore di Sanremo!».

Pronostici alla Giucas Casella, alla Mago Otelma o alla pendolino di Maurizio Mosca che caratterizzano tutta la settimana della competizione, suffragati negli ultimi anni dalle più autorevoli quotazioni dei bookmaker, che paiono svelare in anticipo non solo il vincitore, ma l’intera classifica finale e il premio alla critica Mia Martini.

Salvo sorprese e imprevisti dell’ultimo momento. Perché dopo tutto, Sanremo è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa potrà capitare.

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