Do You Think I’m Disco? Quando Steve Dahl uccise la discomusic

La catena di eventi che portarono uno speaker radiofonico di Chicago a far saltare in aria letteralmete la moda della disco music

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Questo piccolo singolo apparirebbe semplicemente come un caso di parodia di un intero genere musicale se non fosse direttamente collegato a un clamoroso evento ricordato come la Disco Demolition Night avvenuto la sera del 12 Luglio 1979, e passato negli annali come «il giorno in cui morì la musica disco».

Un evento portato avanti fino alle estreme conseguenze da un movimento non ufficiale definitosi Disco Sucks (formato tanto da rockettari quanto da persone che semplicemente odiavano la discomusic o ne avevano avuto abbastanza).

Per chi non ha vissuto la seconda metà degli ani ’70 non può comprendere la portata del fenomeno. Immaginate il reggaetton e moltiplicatelo per 100. Tutto era disco: la musica (anche quella per bambini) e i locali da ballo ovviamente, la moda, il cinema (non solo il successo del Saturday Night Fever con John Travolta ma tutta l’ondata discoploitation) e società tutta con il culto del travoltismo.

Tutto ciò andò a formare un rifiuto e rigetto di questa moda che trovò voce nel 1979 grazie a Steve Dahl, un ragazzone ventenne di professione speaker radiofonico presso la WDAI, popolare stazione rock’n’roll di Chicago che lo aveva da poco licenziato a causa del cambio di palinsesto verso, ovviamente, la più commerciale discomusic. Facile capire perché a Dahl tale battaglia ideologica stesse tanto a cuore.

Steve Dahl decise di combattere il suo nemico giurato, la discomusic, con un brano… discomusic! Più precisamente una versione stravolta e sarcastica di uno dei massimi successi disco dell’epoca, Do You Think I’m Sexy? di Rod Stewart (per altro un rockettaro traditore buttatosi a capofitto nella nuova moda musicale) trasformandola in una acida presa in gira della sottocultura disco e dei loro fan, rappresentati come persone superficiali che pensano solo all’apparenza estetica, agli abiti firmati e vistosi, in perfetta antitesi, a suo dire, con la scena rock.

Il singolo nonostante la sua visione impopolare (ma complice anche la decadenza della discomusic che iniziava a manifestarsi in quell’anno) ebbe un certo successo a livello nazionale sfondando la Top 60 di Billboard. Fu cosi che fiutando la popolarità del personaggio, la dirigenza dei White Sox, squadra di baseball di Chicago, per far accorrere più spettatori allo stadio in una stagione non proprio esaltante, decise di organizzare un evento speciale in collaborazione con Dahl: la Disco Demolition Night. Il trucchetto era semplice: per tutti quelli che si fossero presentati con un vinile di musica disco il biglietto era solo 98 centesimi e tra una partita e l’altra avrebbero fatto saltare in aria l’ammasso di dischi raccolti. Invece dei 20.000 previsti si presentarono in 50.000 spettatori che invasero lo stadio in barba al personale di sicurezza.

Addobbato di elmetto e divisa al grido di «disco sucks» Steve Dahl fece detonare l’esplosivo che creò un enorme buco in mezzo al terreno di gioco; la folla aizzata si riversò quindi sul campo devastando ogni cosa. Risultato: dovette intervenire la polizia antisommossa e i White Sox persero a tavolino, ma questi sono dettagli trascurabili. 

La vera bomba esplose mediaticamente attirando l’attenzione di tutta la nazione tra dibattiti infiniti e aspre critiche: chi lo definì solo un imbecille, chi lo accusò di razzismo (la maggior parte degli artisti disco era di colore) e omofobia (le discoteche nacquero dal mondo gay), con Nile Rogers che addirittura paragonò l’evento ai roghi dei libri in epoca nazista (vabbé).

Fatto sta che, vuoi per l’inevitabile fine fisiologic, vuoi per questo evento che parve risvegliare le menti ipnotizzate di milioni di persone, la Disco Demolition Night rappresentò un punto di non ritorno per il la discomusic che tra bel giro di nemmeno un anno scomparì letteralmente dai gusti del pubblico.

Domenico Francesco Cirillo e Vittorio “Vikk” Papa

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