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dARI – In Testa (2010 – CD)

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dari in testaSu queste pagine abbiamo sempre cercato di trattare i dARI senza alcun odio aprioristico, anzi sottolinenando ciò che ci piaceva senza nascondere tutto quello che non ci piaceva.

Digerita la pessima collaborazione con Max Pezzali attendevamo il disco nuovo per capire che cosa avrebbero tirato fuori dal cilindro i loro produttori questa volta. Il risultato? Un vicolo cieco.

Questo nuovo “In testa” è la cosa più pallosa che vi capiterà di ascoltare negli ultimi 10 anni: una collezione di mezze ballate che non vanno da nessuna parte, band molle, nessun ritornello vincente, vagonate di tastiere da discount anni ’80 o alla meglio/peggio scarti di eurodisco, plagi più o meno spudorati (“Non mi far mancare” è uguale uguale a “Sweet Dreams” degli Eurythmics) produzione plasticosa e artefatta (roba alla Eiffel 65 per intenderci), sezione ritmica non pervenuta, testi scemo-adolescenziali completamente epurati dagli obbrobri linguistici che, misti ai plagi cameriniani, erano il loro punto di forza (piaccia o non piaccia).

I nostri potevano far evolvere il gusto anni ’80 con l’irruenza rock’n’roll degli esordi e le buone dosi di eurodance di casa Bliss Corporation cui sono contrattualmente legati, sviluppando quel loro lessico sgrammaticato e scemo che però li poneva un po’ fuori dai rigidi schemi del pop nostrano; invece hanno fatto l’opposto: si sono fatti fagocitare dal sistema stesso che li ha digeriti e defecati rapidamente.

I dARI si sono trasformati nel giro di pochi mesi da new sensation per ragazzini a band-macchietta che si rifugia in suoni revivalistici, con un’immagine sempre più pretestuosa, afflosciata su melodie senili e con testi che, epurati di quei passaggi caratterizzanti, risultano più imbarazzanti e vuoti delle peggiori cose di Ligabue e Vasco Rossi (se pensiamo che il passaggio più interessante è «io vengo da Aosta e cerco risposta» è facile capire di che cosa stiamo parlando).

Un disco fiacco, flaccido e mollo, assolutamente imperdonabile per una band emergente che dovrebbe aver voglia di predere a calci in culo il mondo. Certo, Cadio in tutto questo ci fa una gran figura, vera prima donna di questo album con le sue tastiere onnipresenti e protagoniste assolute, ma questa svolta più “matura” quasi ad atteggiarsi a Depeche Mode de noialtri (perchè il singolo “In testa” è questo che ci dice) francamente fa un po’ ridere.

dari in testa
I dARI

Che i dARI fossero inutili lo sapevamo dall’inizio, ma almeno si sforzavano di coprire quel (sotto)vuoto di contenuti con le loro cazzate e qualche sorriso lo strappavano, ora non vorranno che li si prenda pure sul serio, perché roba come “Esco”, un mezzo rap che fa l’occhiolino a “Serenata rap” sembra far temere il peggio.

Se non verranno riciclati dal solito Festival di Sanremo li dimenticheremo presto.

Insalvabile.

Tracklist:
01. Più Di Te
02. L’amore Ci Chiama
03. Da Me
04. Difettosa
05. Di Nuovo
06. Non Mi Far Mancare
07. Esco
08. Chiediti Perchè
09. Toccami Il Cuore
10. Bonjour

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9 COMMENTI

  1. secondo me esageri in durezza della critica. concordo quasi sempre con voi ma in questo caso, perché prendersela con "in testa"? ce ne fossero di più, di canzoni così leggerine e allegre, un po' stile "Soerba"…

  2. C'è da dire che questo è passato in nettamente in sordina rispetto al precedente…Il paragone con Vasco è blasfemo,"Ad ogni costo" in confronto è un capolavoro!Consiglio a chi li difende di ascoltarsi "Non mi far mancare",giusto per toccare con mano la pochezza assoluta di questi tizi.

  3. Musica per adolescenti ?… stiamo freschi …Questi ambigui soggetti sono solo braccia tolte all'agricoltura e alla siderurgia …in galeraaaaaaaaa !!!! asseraffangala !!!!

  4. … ''In testa'' … ci darei il calcio del mitragliattore magari … una manganellata … a questi piccoli elettori del piddì … andassero a fare il servizio militare in affganistàn !!!

  5. Il fatto che i testi non abbiano un senso è mai stato un problema? la Rettore e Camerini nei primi '80 non erano definiti in modo molto più onorifico,eppure vendevano,e se vendevano vuol dire che evidentemente già allora un certo pubblico era disposto a pagare (cosa che oggi sembra quasi uno smacco) per ascoltare la loro musica. Neanche il fatto poi che le sonorità siano prese a piene mani dagli Eiffel piuttosto che dalla new wave anni '80 mi sembra una novità,lo hanno fatto anche i Bluvertigo e nessuno gli ha mai detto niente. Questi quattro pischelli uniscono le due cose in un modo che secondo me può definirsi "originale" (nel senso ampio del termine),è sicuramente un trash nuovo,che io personalmente non mi sento di relegare a priori nel girone della "musica per bimbiminchia",in quello ci stanno già i vari Avril Lavigne,Justin Bieber,Marco Carta,che sono si AUTENTICHE operazioni commerciali.Il problema non sono i Dari in sè stessi,è l'associazione di idee che provocano,ovvero Wale tanto wale-bimbiminchia-preadolescienza del cazzo-stereotipi commerciali. Per capirli veramente secondo me bisogna escludere le ultime 3 (e di conseguenza il senso di rigurgito che provocano). La loro musica ha solo bisogno di tempo per essere metabolizzata,o meglio mitizzata,assieme a questi anni e questa generazione,quando fra 20 anni i 14enni di adesso guarderanno con nostalgia facebook e i cellulari,esattamente come voialtri vedete con nostalgia la spazzatura e i capolavori che si sono ascoltati negli'80.

  6. La musica spazzatura c’è sempre stata, con un’esplosione incredibile negli anni ’80 (si citava Camerini, oggi certamente rivalutato alla stregua dei film di Lino Banfi ed Edwige Fenech di quel periodo) ma, a guardar bene, un minimo di novità, per l’epoca, in quel sound c’era eccome. Era tutto da scoprire e fa niente se parecchie cose, già all’epoca, risultavano plasticose e mal digeribili (oggi poi non ne parliamo). Questi ragazzetti, che si sono forse montati un po’ troppo la testa, sono un prodotto ben più recente nel quale certe cose non possono più essere tollerate (naturalmente è un termine che va preso nel contesto, che c’è di peggio nel mondo) nemmeno dai ragazzetti delle medie. E così è stato (CVD) visto che sono progressivamente (per fortuna) scomparsi dalle scene vista l’inutilità della proposta. I testi inutili sono sempre esistiti (si faceva riferimento a Vasco Rossi, che non sempre ha scritto, specialmente negli ultimi anni, perle indimenticabili assieme certamente a tanta storia, invece, della musica nostrana?) ma “Questa è casa mia e qui decido io” reiterato all’estrema potenza è qualcosa di imbarazzante persino per un bambino delle elementari che si cimenta la prima volta con un testo musicato. E, sempre stando ai riferimenti, lungi da me “fare l’avvocato” degli Eiffel65 (quanto di più lontano dalla mia cultura musicale) ma almeno loro si sapeva cosa facevano, come lo facevano e con quale intento che, in qualche modo, aveva una logica all’interno di un panorama EuroDisco, tanto caro alla Blss.

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