Home Comica e Demenziale Dado - 3/4 Della Palazzina Tua (2006 - libro e CD)

Dado – 3/4 Della Palazzina Tua (2006 – libro e CD)

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DadoLa fucina di comici creativi che una volta era lo Zelig, da diversi anni a questa parte è diventata una sterile creatrice di veri e propri “mostri” televisivi; personaggi che raggiungono la ribalta basandosi su un solo tormentone e/o su maschere stereotipate ed abusate ripetendole all’infinito, ma che, inspiegabilmente per il sottoscritto, riscuotono sempre enorme successo (un po’ come le numerose ed inutili raccolte di Vasco Rossi).

Non mi sono mai capacitato del successo di Checco Zalone e ancora meno di quello di Dado (all’anagrafe Gabriele Pellegrini). Nelle sue prime fugaci apparizioni non era molesto, ma è possibile che dopo anni sia ancora a piede libero a tormentarci ancora con gli stessi sketch scemi? L’ascolto di questo “3/4 della palazzina tua” dopo 5 minuti provoca un’inevitabile chiusura delle palpebre e dopo 10, per chi fosse rimasto miracolosamente sveglio, fa avvertire incontrollabili manie omicide.

Ora immaginate di dovervi sorbire ben 49 canzoni (!!!) in formato “chihuahua” (cit.) con ospiti prestigiosi come i Flaminio Maphia (e sticazzi non ce lo mettiamo?) o Alex Britti in un frullatore di stili che va dal pop radiofonico, al rock, alla canzone d’autore, con accenni punk e tocchi latini, insomma tutto e niente.

Dopo il vomitevole intro (qualcuno mi spieghi che cosa ci sarebbe da ridere) arriva la title track, che poi è l’unica canzone vera e propria del disco e davvero non ci sono parole per descrivere la tristezza di questa robaccia che ci fa davvero rimpiangere i bei tempi del “Supercafone” del Piotta. Il resto dell’album è una raccolta di brevissime canzoni tipiche del repertorio del cabarettista, un mix tra le “canzoni bonsai” di Enzo Iacchetti, le parodie del grande Stefano Nosei e un tocco di comicità romanesca di basso livello ai limiti del folklore più stereotipato, tipo quando Paolo Bonolis quando vuole fare il simpatico per divertire le casalinghe italiane.

Dado
Dado: non son bello, piaccio

La noia regna sovrana ed è davvero arduo stabilire quale sia la canzone migliore, ma ancor più difficile stabilire la peggiore. “Stranamente” il disco è piaciuto molto al solito buongustaio Maurizio Costanzo che per non farci mancare nulla ha curato personalmente la prefazione del libro allegato, nella quale testualmente dice:

E’ molto divertente questo libro di Dado.
[…] d’altra parte proprio l’estrema sintesi, la capacità di raccontare
e far ridere in pochi versi, fa di Dado un intrattenitore di qualità.
[…] Con retorica concludo dicendo: grazie Dado, lei è un benefattore.

O Costanzo era in preda a visioni estatiche post picco glicemico o lo spacciatore deve averla tagliata male, oppure si era già definitivamente rincoglionito.

Ho sprecato fin troppe parole per questo disco che dovrebbe essere venduto nelle farmacie sezione “stomaco e intestino”.

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4 COMMENTI

  1. sono andato a vedere lo spettacolo di dado “ONESTO MA NON TROPPO”
    con un omaggio a iniziale a Giorgio Gaber
    credo che nessuno al mondo si possa permettere di parlare di un artista come dado senza prima aver visto il suo spettacolo
    ho letto la recenzione di dado e la recenzione di nosei e si pu� capire molte cose della persona che scrive:
    l’et� intorno ai 50
    il legame con la sua giovinezza il rifiuto delle novit�non perch� non siano valide ma perch� ufficializzano il tempo che passa
    quasi a voler dire che il periodo migliore della vita � quello che ha vissuto lui e non quello che si vive adesso
    la sue radici nordiche/lombarde
    con una smaccata sufficenza verso il sud di bologna
    grande frustrazione per quello che avrebbe voluto fare nella vita e quello che invece fa, sputa sentenze come se il mondo dovesse andare solo nella sua direzione
    e per finire anche una spiccata omosessualit� che non accetter� mai di mostrare ad un gay pride perch� troppo attuale per la sua storia
    questa � la mia recensione
    diego tosatti
    piacenza

  2. caro Diego

    grazie per essere passato da queste parti ed aver lasciato un tuo commento che, seppure non mi trovi d’accordo, denota una lettura quantomeno attenta.

    Cosa devo dirti, secondo me Dado come artista di cabaret non vale una cicca per quello che ha dimostrato in TV.
    Se hai letto le recensioni di Stefano Nosei avrai anche notato la mia critica non certo positiva per il suo secondo album che non sprizza certo freschezza, poi tralasciamo il fatto che per poter tornare alla ribalta debba fare le stesse cose di 15 anni fa.

    Parentesi a parte merita la tua analisi, totalmente gratuita, sul sottoscritto che in alcune parti condivido.
    Per mia fortuna sono ancora ben lontano dai 50 (diciamo che mi mancano più di vent’anni ancora), ma è anche vero che il trascorrere inesorabile del tempo mi inquieta (per questo motivo odio le fotografie), ma senza idealizzare la mia giovinezza.
    Radici nordico-lombarde? con smaccata sufficenza per il sud di Bologna? Onestamente le mie radici sono ben oltre l’Emilia Romagna, senza contare che la maggior parte dei miei amici.
    Frustrazione per quello che avrebbe voluto fare nella vita? Onestamente sto facendo quello che mi piace.
    Per l’omosessualità magari hai anche ragione, chissà, ma per ora sto bene nel mio lato etero.

    Caro Diego, in buona sostanza, capisco che pui dissentire su quello che scrivo, ma il tuo commento onestamente non pone il disco d idado sotto nessuna nuova prospettiva; non era meglio parlare di musica?

    Saluti

  3. Sono d'accordo con Vikk: si può esprimere un disaccordo evitando attacchi personali. Quanto a Dado, mi è capitato di leggere il suo "libro" in biblioteca in un momento di stanchezza neuronale. Come capita in molte operazioni del genere, ci sono alcuni momenti divertenti e altri che non fanno ridere o addirittura sono irritanti. Preso a piccole dosi, può essere un piacevole diversivo, ma credo che non regga assolutamente un disco intero (e credo che nemmeno il pubblico possa reggerlo).

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