Le 12 cover più strane delle canzoni degli AC/DC

Gli AC/DC sono un’icona del rock’n’roll. Bastano due accordi, il completo da scolaretto o la Gibson SG rossa per identificare la band australiana. Una formula talmente semplice che nessuno è riuscito a copiare in maniera convincente. Quando qualcuno prova a risuonare le canzoni degli AC/DC nel migliore dei casi il risultato è dimenticabile, mentre nel peggiore è tremendo. Come non ricordare quando nel lontano 2002 Céline Dion e Anastacia giocarono a fare le rocker della domenica pomeriggio per una performance di rara caratura: una ferale discesa negli abissi della vergogna svillaneggiando You Shook Me All Night Long senza impunità.

Più che cercare di fotocopiare le canzoni degli AC/DC molto meglio provare a reinventare i brani che si vogliono omaggiare. Con questo intento siamo andati a raschiare il fondo del barile per tirare fuori le dodici cover più strane delle canzoni degli AC/DC. Colpi di genio o cagate pazzesche? A voi l’ultimo giudizio.

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Six Feet Under – Shoot To Thrill (2004)

L’attitudine dura e pura degli AC/DC piace anche a chi suona heavy metal estremo, quindi ecco che i trucidi Six Feet Under decidono di regalarci la loro versione death metal di Shoot To Thrill. Onestamente non suona come una grande idea e secondo voi come è andata? Il risultato a noi fa molto ridere (se avete senso dell’umorismo). Sì perché ri-arrangiare il brano in linea con il loro stile era troppo difficile, quindi meglio risuonarlo uguale-uguale all’originale però con la voce in growl. Piacevole come una torta sacher farcita con crema al salmone. Vorrei essere stato con loro quando, riascoltando il brano appena inciso, si guardarono in faccia compiaciuti. E poi si lamentano che prendono per il culo l’heavy metal.

Santana feat. Nas – Back in Black (2010)

La chitarra calda e latina di Carlos Santana sulla carta ci azzecca davvero poco con i riff secchi ed elettrici degli AC/DC e difatti bastano cinque secondi della sua versione di Back in Black per capire che il nostro sta giocando a uno sport che non gli si addice. Ma ecco il colpo di genio, chiamare il redivivo Nas a rappare sopra i suoi riffoni per coprire la quota “ospite che deve esserci a tutti i costi”: sembra una parodia dei Rage Against the Machine, ma sono serissimi, purtroppo. Tutto questo potrebbe bastare ma vogliamo strafare ed ecco che appare un coro black a fare da controcanto. Insomma una sinergia di cervelli per trasformare il classico degli AC/DC in versione rap-metal da fine stagione.

Richard Cheese – T.N.T. (2012)

Il re delle parodie fatte con gusto è senza dubbio quel guascone di Richard Cheese, che ormai da tempo immemore ci delizia con le sue strampalate versioni lounge di successi di ieri e di oggi. Certo ormai sono passati 20 anni e lo stesso scherzo fa assai meno ridere e sorprende ancora meno, ma la classe non è acqua. La sua versione di T.N.T. pubblicata nel 2012 è uno di quei deep cut che fa sempre piacere riascoltare, anche se i suoi colpi di genio sono da altre parti.

Combo de la Muerte – Highway to Hell (2008)

Il Combo de la Muerte è un piccolo progetto italiano di bizzarro voodoo latin jazz (come amano definirsi) che ci è sempre piaciuto, sia perché nel lontano 2008 riarrangiare canzoni heavy metal/hard rock decontestualizzandole non era così comune, sia perché tributano i loro eroi con leggerezza e ironia. La loro ballabilissima versione di Highway to Hell scorre via piacevole come una margarita ghiacciata in una bollente serata d’estate e noi vi sfidiamo a rimanere seduti sulla sedia.

Carla Bruni – Highway To Hell (2017)

Carla Bruni ha invece un approccio completamente differente alla hit degli AC/DC.  L’ex modella ha ormai una solida carriera di cantautrice dai toni soffusi. Possiamo immaginare la chanteuse nella sua casa di campagna al tramonto seduta sotto la pergola, scalza, mentre sorseggia un bicchiere di vino rosso e strimpella la chitarra facendo gli occhi dolci a Nicolas Sarkozy. Nel suo quinto (!) disco French Touch del 2017 ha la brillante ideona di riprendere alcuni successi rock-pop e… migliorarli, dando loro un tocco francese …ça va sans dire! Tra i brani pescati a caso nel repertorio di Depeche Mode, Rolling Stones, Clash, Lou Reed, ABBA ed Henry Mancini troviamo anche Highway to Hell. Non ci è chiaro per quale motivo sia finita lì in mezzo ma il risultato è anche interessante se non fosse che fare una versione smooth jazz da aperitivo sulla spiaggia di una classico del rock è già stato fatto tante/troppe volte.

The Dandy Warhols – Hells Bells (2000)

Sembra l’altro giorno quando grazie a uno spot televisivo venivamo tempestati ogni quarto d’ora da quella canzoncina che faceva «’Cause I like you, yeah I like you, and I’m feelin’ so bohemian like you». Per qualche mese gli sconosciuti Dandy Warhols furono il gruppo più caldo del momento per poi tornare nell’underground dove, onestamente, sguazzavano meglio. Perfetta b-side di quella solare Bohemian Like You (singolo pubblicato nel 2000 ma che non si filò nessuno sino all’esplosione televisiva dell’anno successivo) troviamo a sorpresa la cover di Hells Bells. Completamente differente dall’originale ma con quel tocco funereo sottolineato da un inaspettato quanto efficacissimo inciso di tromba. Un omaggio perfettamente riuscito.

Pat Boone – It’s A Long Way To The Top (If You Wanna Rock ‘N’ Roll) (1997)

Pat Boone lo si ricorda in Italia come quello che cantava la terribile Speedy Gonzales nel lontano 1962. In realtà, oltre ad essere stato l’artista di maggiore successo in classifica negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni ’50, secondo solo ad un certo Elvis Presley, vanta ben 73 dischi in studio. Tra la sua immensa discografia noi teniamo nel nostro cuore l’album In a Metal Mood del 1997, in cui tra il serio ed il faceto, ma soprattutto tra il ci è o il ci fa, reinterpreta a suo modo classici heavy metal e hard rock. Ecco quindi la sua cover assurda di It’s A Long Way To The Top (If You Wanna Rock ‘N’ Roll) in versione swing, con tanto di big band! Un paradosso talmente assurdo che non si può non amare.

Galileo – Highway to Hell (1988)

Pensare a una versione dance di una canzone degli AC/DC pare difficile, ma sarà stata la cocaina o il vuoto cosmico degli anni ’80, ecco che nel 1988 grazie al progetto Galileo plana nelle dancefloor Highway to Hell in stile Hi NRG. Dietro tutto questo si cela la mente italianissima del produttore Ottavio Bacciocchi, già nell’ottimo progetto italo disco Baby’s Gang assieme a un’ancora sconosciuta Ivana Spagna. Certo, si tratta di una bestemmia durante la messa di Natale a San Pietro, però… calza a pennello tra Hot Girl di Sabrina Salerno, Venus delle Bananarama e la sigla di Colpo grosso. Che sia una bene o un male decidetelo voi.

Tok Tok Tok – The Jack (1999)

Si può fare una cover deli AC/DC senza usare la chitarra e trasformarla in un brano sexy e delicato? Impossibile? Bene, i Tok Tok Tok ci sono riusciti. Nel 1999 il gruppo tedesco trasforma l’iconica cavalcata blues The Jack in una soffuso soul acustico con un pizzico di jazz. Roba da suonare in un locale per soli uomini con donnine poco vestite e molto disponibili che ancheggiano voluttuosamente sulle note di questa canzone che risuona in sottofondo.

Mambo Kurt – Thunderstruck (2015)

Rainer Limpinsel è un signorotto tedesco che fa il chirurgo nel tempo libero, nonché un abile suonatore d’organo (non è una battuta). Il nostro è meglio noto in Germania con il nomignolo di Mambo Kurt, vera e propria attrazione nazionale con esibizioni televisive e addirittura con partecipazioni a festival metal e punk come il Wacken Open Air e il With Full Force. La sua carattaristica è quella di stravolgere noti brani rock, heavy metal e punk in versioni bizzarre a base di organo elettrico. Tra le varie parodie degli AC/DC ci ha colpito la sua interpretazione per stomaci forti di Thunderstruck accompagnata per l’occasione dal suo insegnante d’organo ottantenne.

Knorkator – Beating Around the Bush (2003)

La Germania è terra di amanti dell’hard rock ed heavy metal ma anche d’inguaribili burloni. Tra questi ci mettiamo anche i Knorkator, una sorta di Rammstein demenziali. Ogni tanto tra le loro bordate di industrial metal ci piazzano delle strambe cover come All That She Wants degli Ace of Base o Ma Baker di Boney M. Nel 2003 per chiudere in bellezza il loro nuovo album decidono di regalarci una cover degli AC/DC ovviamente rifatta alla loro maniera, anzi pure peggio. La gloriosa Beating Around the Bush viene, per qualche ragione, reinterpretata in versione jazz con l’assolo di chitarra sostituito da un clarinetto. Se non fosse per il cantato da psicopatico la canzone potrebbe tranquillamente essere la perfetta colonna sonora di un film di Woody Allen.

Wing – For Those About To Rock (We Salute You) (2007)

Quando si parla di cover la divina Wing gioca a un altro fottuto sport e difatti le abbiamo dedicato una doverosa classifica personale con le sue peggiori reinterpretazioni. L’incredibile cantante di Hong Kong nella sua carriera non ha avuto pietà per nessuno e gli incolpevoli AC/DC sono caduti sotto le sue grinfie per ben tre volte con spietato accanimento. Highway to Hell e Back in Black  sono immense tragedie per l’umanità, ma pare opportuno chiudere questa carrellata con For Those About To Rock (We Salute You), perfetto commiato per tutti quei coraggiosi che sono riusciti ad arrivare alla fine della canzone senza strapparsi le orecchie.

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