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Coven – Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls (1969, LP)

Un album traboccante di tematiche sataniche ed occulte accompagnate da un'estetica scandalosa fatta di croci rovesciate, teschi, messe nere e nudità varie, fonte d'ispirazione per una certa estetica dell'heavy metal a venire

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Coven Witchcraft Destroys Minds and Reaps SoulsTra tutti i movimenti e le sottoculture della fine degli anni ’60, forse nessuno poteva aspettarsi la pubblicazione di un album così originale e scandaloso come Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls, dei Coven, pionieristica opera di rock occulto pubblicata nel 1969 e che ebbe un’innegabile influenza su un certo immaginario heavy metal a venire.

I Coven nacquero a Chicago per idea della cantante lirica Esther “Jinx” Dawson, del bassista Gregory “Oz” Osborne (puro caso di quasi omonimia col più celebre Ozzy) e del batterista Steve Ross. Dopo la doverosa gavetta aprendo anche per nomi importanti come Vanilla Fudge, la Alice Cooper band e gli Yardbirds (epoca Jimmy Page), la band pubblica il primo album nel giugno del 1969. Apporto fondamentale per il disco fu del chitarrista James Vincent, autore della maggior parte dei brani, che appare accreditato con il nome di Jim Donlinger (forse per non rovinarsi la reputazione?), di fatto un session man assoldato dal manager del gruppo.

Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls all’orecchio odierno, ma anche dell’epoca, appare tutt’altro che estremo, adagiandosi su sonorità rock pop(olari) di fine anni ’60 abbastanza semplici con vaghi elementi di tarda psichedelia. Il vero elemento di rottura che garantì fama imperitura al disco dei Coven furono le tematiche sataniche e oscure come già suggeriscono titoli quali Pact with Lucifer, For Unlawful Carnal Knowledge, Dignitaries Of Hell e Black Sabbath (che nulla ha a che vedere con la canzone di Tony Iommi e soci che verrà pubblicata solo l’anno successivo), accompagnate da un’estetica scandalosa fatta di croci rovesciate, teschi, messe nere e gesti delle corna fatto con le dita ben prima che venissero resi celebri da Ronnie James Dio, il tutto gloriosamente immortalato nell’LP.

Proprio come per il debutto dei Black Sabbath il brano di apertura è proprio intitolato Black Sabbath, fare un confronto con la canzone che ha inventato l’heavy metal sarebbe inopportuno, ma il pezzo dei Coven possiede comunque un’aria malefica grazie soprattutto alla voce della bella Jinx.

Da segnalare Coven in Charry Cross con quei cori a cappella che intermezzano il brano dal piglio quasi teatrale, Wicked Woman e Dignitaries of Hell con il ritmo frenetico e dal suono vicino all’hard rock ed infine la lenta e enfatica Portrait, in cui la voce di Jinx emerge in tutto il suo splendore “stregonesco”, come una nemesi di Grace Slick venuta dall’inferno.

Come degna chiusura troviamo la famigerata Black Mass, presunta registrazione di una messa satanica, una sorta di lunga field recording occulta di litanie diaboliche in latino e riti in nome del Signore delle tenebre. Scherzo, provocazione, mossa di marketing o meno la cosa ebbe un certo impatto nel 1969. In realtà già l’anno precedente Anton LaVey, ideatore e leader della Chiesa di Satana, pubblicò la registraziione di una messa satanica nel suo disco The Satanic Mass, ma questa fu un’opera con distribuzione limitatissima, tutt’altra cosa rispetto ad un album prodotto da una major (la Mercury Records).

Alla sua uscita Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls proprio per il suo approccio inedito e apertamente legato all’occulto, i testi assai espliciti e l’immaginario iconografico che non lasciava nulla all’immaginazione, ottenne un buon seguito ma solo a livello undeground fino a quando due mesi dopo la pubblicazione l’album scomparve dalla circolazione a causa della persecuzione inquisitoria e la fobia anti-satanica nata a seguito del massacro di Cielo Drive ad opera di alcuni membri della Manson Family nell’agosto del 1969. Nonostante Charles Manson non fosse affatto un rocker bensì un aspirante cantante folk, dopo i delitti di Beverly Hills l’album venne ridicolmente accusato di essere stato possibile ispiratore dei fatti e la casa discografica non ci pensò due volte a sbarazzarsi del disco.

Coven Witchcraft Destroys Minds and Reaps Souls
La messa satanica immortalata nel booklet

Anche il progetto di una Woodstock satanica circolante per lungo tempo nell’aria e patrocinata dallo stesso Anton LaVey non si realizzò mai a causa delle critiche sempre più aspre verso la band e il loro immaginario estetico.

Ironia della sorte l’anno successivo esplosero proprio i Black Sabbath giocando proprio con le tematiche occulte (ma non sataniste) che con il loro pesante blues-rock sferragliante posero le fondamenta dell’heavy metal, mentre i Coven ammorbidirono decisamente i toni dopo la scure inquisitoria che ingiustamente si era abbattuta sul loro disco d’esordio (in maniera del tutto identica a quanto accadde ai coevi britannici Black Widow) perdendo così quel fascino che li rendeva unici. Nonostante tutti i limiti del caso Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls divenne col tempo un disco di culto (mai termine fu più azzeccato) venendo giustamente riscoperto per la sua importanza storica anche se le pietre miliari sono altre.

Tracce:
A1. Black Sabbath
A2. The White Witch Of Rose Hall
A3. Coven In Charing Cross
A4. For Unlawful Carnal Knowledge
A5. Pact With Lucifer
A6. Choke, Thirst, Die
B1. Wicked Woman
B2. Dignitaries Of Hell
B3. Portrait
B4. Satanic Mass

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3 COMMENTI

  1. scusate il mio disaccordo, ma la cosa la trovo veramente di dubbio gusto…è un fatto incontrovertibile che certa parte (non tutta, e neanche la più importante, grazie a Dio) della controcultura hippie lisergico-psichedelica ha fatto da brodo di coltura alla strage di Bel Air…del resto lo stesso Polanski manco a farlo apposta seppe fotografare lo sfacelo dei valori borghesi col suo capolavoro “Rosemary’s baby”…

    • Certo, alla fine degli anni ’60 esistevano anche correnti controculturali ben diverse da quelle degli hippie più tradizionali, LaVey stesso a sua volta ne era un esempio nel suo piccolo, senza contare altri gruppi di stampo occulto meno note e con retroscena ancora più loschi, ma da qui a dire che questo disco potesse essere stato ispiratore dell’eccidio di Bel Air ce ne passa. Molto spesso quando si parla di un fattaccio di cronaca si tende sempre a cercare un capro espiatorio che l’abbia ispirato invece che andare a cercare le vere cause che hanno portato a quel fattaccio, così come a sua volta, ad esempio, il caso Manson divenne un capro espiatorio per screditare la controcultura in toto.

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