Ciccone Youth sonic youth madonna

Quanto sarebbe bello l’universo se una realtà come quella acusticamente distorta, noise e antipop dei Sonic Youth collidesse con quella più melodica e patinata della new wave e new pop anni ’80?

Il miracolo si è compiuto, più precisamente nel 1986, quando gli alfieri del rock indipendente americano danno vita al progetto parallelo dei Ciccone Youth. Si tratta di un evidente tributo ironico e scanzonato alla regina del pop, anche se originariamente Kim e compagni intendevano rivisitare il White Album dei Beatles nella sua interezza. Poco male, perché decidono di registrare un guazzabuglio sonoro, un coacervo di campionamenti, esperimenti beatbox, cover ardite di pezzoni pop anni ‘80, splendido cazzeggio con la drum-machine, il tutto usando il pretesto del tributo a Madonna quale icona della musica di consumo in voga all’epoca.

A prima vista potrebbero apparire come due galassie distanti anni luce, ma in realtà Madonna Louise Veronica Ciccone all’inizio degli anni ’80 fu insospettabilmente una figura di spicco degli ambienti underground di New York, frequentava Keith Haring, Basquiat e  militò persino in un paio di band new wave e no wave (Breakfast Club e Emmy), bazzicando non di rado proprio gli stessi luoghi frequentati anche dalla nascente band di Thurston Moore a cui il personaggio di Madonna non resta indifferente, anche dopo l’esplosione di popolarità.

ciccone-youth-sonic-youth-1-e1536572856916Verso la metà del decennio proprio Thurston Moore e Kim Gordon iniziano a presentarsi ai concerti della loro band con delle t-shirt di Madonna. Una presa per il culo per lasciare basiti i fan più impenitenti e sfegatati? No. Sono dannatamente seri.

Nel 1986 vide la luce il primo 7” Burnin’ Up, contenente due cover di Madonna. La title track è interpretata da Mike Watt dei Minutemen: voce gutturale, riff di chitarra essenziale quasi punk rock, batteria martellante anche se apparentemente appena sfiorata. È lo stravolgimento totale dei chitarroni ignoranti da stadium rock anni ’80, delle sonorità post-disco e dell’ammiccante, insolente e frizzante cantato della reginetta del pop.

Sul lato B i 40 secondi scarsi di Tuff Titty Rap fanno da introduzione alla rivisitazione di Into the Groove(y), spoglia ed elettrizzante: Thurston Moore, tra gli intrichi di taglienti chitarre distorte e giri di basso nerboruto, la canta un po’ scazzato fino a quando, in coda, fa eco la voce ovattata e zuccherina proprio di Madonna.

ciccone youth sonic youth 4Nel 1989 vede la luce The Whitey Album, l’unico album dei Ciccone Youth registrato sporadicamente tra il 1986 e 1988, sulla cui copertina campeggia baldanzosa la fotocopia ingrandita dell’iconico volto di Madonna, la quale non fece alcun problema all’utilizzo dell’immagine ammettendo candidamente di ricordarsi dei membri dei Sonic Youth, conosciuti quando frequentavano tutti il Danceteria di New York.

Oltre ai grandiosi brani già editi il disco include una nutrita selezione di pezzi più o meno bislacchi, tra cui spicca la Addicted to Love, hit popolarissima di Robert Palmer del 1986. La versione dei Ciccone Youth è una sorta di bizzarro esperimento multimediale: la base musicale è identica all’originale, ma al pezzo viene comunque conferito un carattere antitetico. Innanzitutto la parte vocale venne registrata in una cabina karaoke che fu utilizzata anche per il video di risoluzione volutamente e audacemente bassissima, in cui vediamo un’imbronciata Kim Gordon con i capelli scarmigliati ancheggiare e ballicchiare appoggiata ad una chitarra, quasi a voler scimmiottare le movenze delle top model del video originario.

Sonic Youth sono una colonna portante, anche se più nascosta rispetto a Madonna, degli anni ’80 e infatti rivisitano anche se stessi. Sul Whitey Album troviamo una nuova registrazione di Making The Nature Scene, pezzo tratto dal loro album di esordio del 1983; nella prima versione Kim ulula su una dissonante e abrasiva base no wave, mentre nella reinterpretazione targata Ciccone Youth si mette persino a rappare. Si rivela così il chiaro intento del progetto stesso: gingillarsi con la drum-machine, far confluire elementi sonori e campionamenti tipici degli anni ’80 in un pastiche musicale un po’ folle che è stato impunemente sottovalutato.

Discografia

  • Burnin’ Up/Tuff Titty Rap/Into The Groovy (New Alliance Records, 7”)
  • The Whitey Album (Enigma Records/Blast First, LP/MC/CD)
    • A1. Needle-Gun
    • A2. (Silence)
    • A3. G-Force
    • A4. Platoon II
    • A5. Macbeth
    • A6. Me & Jill / Hendrix Cosby
    • A7. Burnin’ Up (Mike Watt Original Demo) (Madonna cover)
    • B1. Hi! Everybody
    • B2. Children Of Satan/Third Fig
    • B3. Two Cool Rock Chicks Listening To Neu (feat. J Mascis)
    • B4. Addicted To Love (Robert Palmer cover)
    • B5. Moby-Dik
    • B6. March Of The Ciccone Robots
    • B7. Making The Nature Scene
    • B8. Tuff Titty Rap
    • B9. Into The Groovey (Madonna cover)

2 COMMENTI

  1. Volevo segnalare un disco simile, italiano peraltro: “Liquid Party” degli “Ifix tchen tchen”, 1989. La band è composta, tra gli altri, da Luca Abort e Simone Cinotto dei Nerorgasmo/ Blue Vomit. Lo scopo di questo album, composto quasi solo di cover, era prendere il peggio o quasi della cultura spazzatura degli 80 e risuonarlo destrutturandolo, il tutto a velocità folle.

    In Scaletta compaiono, vado a memoria, Madonna, jingles da “Il pranzo è servito”, “Fruittella” e cose del genere. Il pezzo più impressionante secondo me è una cover di Bad di M. Jackson. Lo trovate sul tubo.

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