Ciao, 2020! La Russia festeggia Capodanno omaggiando la TV italiana

Tutti sappiamo (e se non lo sapete, sappiatelo) di come in Russia e in tutto il mondo post sovietico amino amino amino l’Italia, la sua arte, il cinema, la musica e la televisione. Bene, mettetelo lì per un attimo.

Ora prendiamo questo disgraziatissimo 2020: anno difficile, tra virus più o meno letale, lockdown, zone rosse-arancioni-gialle-verdi-arcobaleno, coprifuoco che neppure i nostri bisnonni avevano visto durante la seconda guerra mondiale, la scomparsa di Diego Armando Maradona, Paolo Rossi e Kobe Bryant, Beirut che salta in aria, oltre alla devastante infestazione di centinaia di miliardi di locuste in Africa orientale e Asia meridionale che ha affamato decine di milioni di persone.

Benissimo. Come festeggiare il Capodanno? L’idea migliore l’ha avuta Ivan Urgant, showman di San Pietroburgo che avrebbe dovuto celebrare l’arrivo del nuovo anno nel suo programma serale Vecherniy Urgant ma vista la situazione attuale non c’era l’umore giusto. Quindi se il mondo di oggi è un ammasso di tristezza e isolamento perché non dimenticarci per un’oretta di tutti i nostri problemi e ripescare dal passato, quando anche se si guidava una Lada scassata si stava forse meglio?

Quindi cose c’è di più opportuno per il mondo post URSS se non un tuffo nella cultura italiana? Un’abbuffata di canzoni, artisti, coreografie, ma soprattutto la lingua italiana per rallegrare l’umore dell’immenso territorio russo e salutare questo 2020 a cuor leggero.

Detto-fatto. Ivan Urgant, si trasforma in Giovanni Urganti, presentatore-mattatore di Ciao, 2020! (da leggersi ciao venti venti), un farlocco festival di Capodanno tutto girato in lingua italiana. Un lavorone immenso, folle e appassionatissimo, oltre a essere curato nei minimi dettagli: dalle sigle alla finta-vera pubblicità (il dipartimento marketing russo di Martini vince il premo autoironia degli ultimi 20 anni), passando per gli intermezzi musicali e gli ospiti. Ma andiamo con ordine.

Diciamolo subito: Ivan Urgant, non solo è un genio ma una fuoriclasse, il suo personaggio-presentatore di Giovanni Urganti, l’anello di congiunzione tra Pippo Baudo e Ruggero de i Timidi è il vero mattatore dello show: impeccabile, professionale, mai invadente ma astutamente prezzemolino. Showman di stoffa, parlata sciolta e sempre un «bravi, bravissimi» per tutti. Il nostro viene accompagnato da un circo di personaggi immaginari che, sotto mentite spoglie, sono in realtà famosi attori russi che si prestano goliardicamente al gioco, i cui nomi vengono tutti italianizzati alla bell’e meglio.

Ecco che dopo una delirante sigla arrivano i vari ospiti (attori e musicisti russi che per l’occasione italianizzano il loro nome): Julia Ziverti, Giorgio Criddi, Niletto Niletti e Claudia Cocca, La Soldinatte e Vittorio Isàia, Giovanni Dorni, gli Arti e Asti, i Piccolo Grandi, Jony, i Crema de la Soda, la Dora, il regista pornografico Alessandro Pallini, Gigi, le tre attrici (la quarta stava lavorando, come ci dicono loro) protagoniste dell’immaginaria telenovela Quattro putane, Barbara Cinicchio, Elenuccia Michelucci e Irene Nosa, Ornella Buzzi, Enrico Carlacci, Stasi Primo Classi, Dava e per finire Nicola Bascha con Danielle Milocchi. Un’orgia di parrucche e baffi finti in un incestuoso calderone di anni ’70, ’80 e ’90 perfettamente in bilico tra la parodia affettuosa e il cazzeggio (è palese quanto trasudi il divertimento degli attori).

I presentatori di Ciao, 2020!, da sinistra Matteo Crustaldi (Dmitriy Khrustalyov), Giovanni Urganti (Ivan Urgant), Alessandro Gudini (Aleksandr Gudkov) e Allegra Michele (Alla Mikheeva).

Come spalle alla conduzione troviamo poi il piccolo (di statura) Matteo Crustaldi (Dmitriy Khrustalyov) e Alessandro Gudini (Aleksandr Gudkov), un improbabile impiegato con tanto di valigetta 24 ore e mullet selvaggio accompagnato da baffo guascone, roba che neppure il più truce giostraio del 1985 avrebbe osato (o forse sì). Non manca neppure la soubrette, ed ecco che arriva Allegra Michele (Alla Mikheeva), stereotipo della bambolona tettuta scema, nonché la band dei Tutti Frutti (imperdibile lo sketch con il percussionista zittito bruscamente perché, al contrario del resto della band che vorrebe veder esibirsi Adriano Celentano, Al Bano o Umberto Tozzi, preferirebbe ascoltare Mutter dei Rammstein).

Il vero punto di forza sono però le tante canzoni che scorrono rapide in nei 53 minuti del programma: un baccanale di richiami italo disco e coreografie che sembrano arrivare dritte dritte da Discoring. Non pensate che siano vaccate improvvisate. No, no, no. Sono canzoni pop russe contemporanee riarrangiate e con testo in italiano più o meno corretto, trasformandosi in brani che potrebbero benissimo essere perle nascoste nella vostra collezione di elettro-pop italiano d’annata. I nostri preferiti? Arti e Asti con Bambina balla, Crema de la Soda con Piango al tecno, ma soprattuto il duo elettro-pop-classico Nicola Bascha con Danielle Milocchi con la loro La baldoria, ma in fondo tutte le canzoni sono piacevolissime e soprattutto meglio di qualsiasi cosa abbia passato la radio (almeno) negli ultimi cinque anni. Fatevi una domanda e avrete la risposta.

Dopo il brinsi d’ordinanza, una tiratissima cover di Mamma Maria, la benedizione del Pope/Papa/Divino Otelma Pippo il Secondo con la classica tradizioen russa dell’accensione delle luci dell’albero di Natale e l’arrivo dei titoli di coda (tutti rigorosamente in italiano) resta un velo di tristezza nel vedere l’Italia rappresentata così, di fatto cristallizzata nei primi anni ’80 quando l’arrivo del Festival di Sanremo inondò di colori e melodie le televisioni sovietiche, da Leningrado agli Urali. Si tratta di una parodia curatissima e fatta con sincero amore, ma anche la cartina tornasole di come il Belpaese di oggi non trasmetta nulla alle nuove generazioni.