rino gaetano

Chi ha ucciso Rino Gaetano?

Il 2 giugno del 1981 muore Rino Gaetano. Sono le 3:35 del mattino, Rino sta rincasando, è alla giuda della sua Volvo 343 grigio metallizzato quando a un tratto, mentre sta percorrendo la via Nomentana a Roma, perde il controllo dell’autovettura e si schianta contro un camion che sopragguunge dalla corsia opposta. 

È sempre difficile trovare le parole giuste per descrivere la morte di qualcuno, è più semplice affidarsi alle parole di una canzone, tanto più che Rino Gaetano è uno degli artisti più influenti che la musica italiana abbia mai avuto. E c’è un brano che descrive in maniera molto precisa lo svolgersi degli eventi di quella maledetta mattina romana. S’intitola La ballata di Renzo.

Quel giorno Renzo uscì,
andò lungo quella strada
quando un auto veloce lo investì
quell’uomo lo aiutò e Renzo allora partì
per un ospedale che lo curasse,
per guarir.

La canzone descrive un incidente stradale e l’infruttuosa ricerca di un ospedale romano che possa curare il povero Renzo. Proprio come accadde a Rino Gaetano, dopo l’incidente il camionista chiamó immediatamente i soccorsi e il cantante venne ricoverato d’urgenza al policlinico Umberto I, ospedale purtroppo sprovvisto del reparto di traumatologia in grado d’operarlo d’urgenza. Vane le richieste di trasferimento al San Giovanni, al San Camillo, al Gemelli, tutti ospedali citati fedelmente nella canzone La ballata di Renzo.

La strada molto lunga
s’andò al san Camillo
e lì non lo vollero per l’orario.
la strada tutta scura
s’andò al San Giovanni.


S’andò al Policlinico
ma lo respinsero perché mancava il vice capo.

C’è solo un piccolo ma significante dettaglio. Questo brano, che descrive minuziosamente i dettagli dell’incidente stradale in cui perse la vita Rino Gaetrano, l’ha scritto lo stesso Rino Gaetano dieci anni prima di morire. Il brano non manca di segnalare che «Si disse che Renzo era morto, ma neanche al cimitero c’era posto» e, guarda caso, quando morì effettivamente non c’era posto nei cimiteri romani, quindi per parecchi mesi le sue spoglie furono sepolte a Mentana, a una ventina di kilometri dalla capitale prima di essere trasferite definitivamente nel cimitero del Verano a Roma. 

Si sa che gli artisti sono coloro che riescono a vedere il futuro, quelli che riescono a parlare alle generazioni a venire, ma da qui a descrivere dettagliatamente la propria morte dieci anni prima il passo è un po’ troppo lungo. E lo sappiamo bene come vanno queste cose, una canzone così sfonda portoni aperti sul solido e torbido mondo del complottismo più agguerrito.

Se hai intenzione di preservare intatto il tuo ricordo delle  canzoni di Rino Gaetano, quelle che hanno il potere di comparirti in testa così di colpo senza che te l’aspetti, te le canticchi e ti senti subito meglio, bé smetti di leggere questo articolo, perché da qui non potrai più tornare indietro. Tieni conto che una canzone che descrive la propria morte scritta dieci anni prima di morire è solo la base delle teorie complottiste su Rino Gaetano

Chi fa decisamente sul serio si chiama Bruno Mautone, avvocato cassazionista che ha dedicato dal 2014 al 2020 ben quattro libri proprio all’approfondimento del mistero che si cela dietro alla scomparsa del cantautore. In questi testi l’Avv. Mautone mostra come attorno all’artista crotonese gravitassero varie persone risultate poi essere in organico ai servizi segreti italiani e statunitensi, nonché ben inserite in potentati politici e in ambienti diplomatici, spesso collegati alla galassia della loggia massonica P2.

In quest’ottica l’analisi dei testi Gaetaniani solleva inquetanti quesiti. Dal brano La zappa il tridente il rastrello del 1976 Rino Gaetano cantava:

Una mansarda in via Condotti
moquette plafond cassettoni
Giovani artisti e vecchie tardone
Si realizzano nel nobile bridge

Ci vorranno ancora almeno cinque anni prima che l’Italia scopra l’esistenza della P2 e come lo stesso «Maestro venerabile» Licio Gelli confermó successivamente, aveva una sede proprio in Via Condotti a Roma, dove venne iniziato, tra gli altri, anche Silvio Berlusconi.

O ancora, tratta dalla celebre Nuntereggae più del 1978:

Eya alalà
PCI, PSI
DC, DC
PCI, PSI, PLI, PRI
DC DC DC DC
Cazzaniga.

Molti sostengono che il Cazzaniga citato nel brano sia una delle firme storiche del giornalismo sportivo italiano, Gian Maria Cazzaniga; ma magari non è così, anche perché cosa ci azzeccherebbe in mezzo alla lista dei veri partiti politici italiani dell’epoca? L’Avv. Mautone è certo che si riferisse a Vincenzo Cazzaniga, che si scoprirà solo nel 1984 essere un amministratore delegato della finanziaria Bastogi, che finanziava illecitamente proprio la DC (Democrazia Cristiana) citata nella canzone. 

Questi sono solo due piccoli indizi tra le centianaia di quelli “svelati” da Bruno Mautone nei suoi libri, ora sta a chi legge decidere se addentrarti nella lettura dei suoi tomi, o perderti nella visione delle centinaia di minuti di video pubblicati su YouTube con le sue interviste, per scoprire ancora chi sarà «Il santo vestito d’amianto»? O che cosa centra «Il rapido Taranto-Ancona» con i servizi segreti deviati?

Non è un mistero che Rino Gaetano abbia scritto canzoni che non hanno sentito il peso del tempo, anzi si potrebbe affermare che fosse in grado di leggere nel futuro. 

Non è da tutti riuscire a scrivere brani che a quarant’anni dalla scomparsa del suo autore possono ancora essere usati per spot pubblicitari che promuovono macchine, supermercati economici o banche.

Sì, questo lo si deve ammettere, Rino Gaetano sapeva leggere nel futuro.

Se vuoi ascoltare la storia del mistero sulla morte di Rino Gaetanoclicca qui per riprodurre l’episodio del podcast SBAM di Ariele Frizzante.