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Lo storico disagio di Bob Dylan mentre canta We Are The World

Che cosa differenzia un normale essere umano da una rockstar? La rockstar sa quando e come si deve dire di no. L’indiscutibile testa di serie dell’arte di dire no è Bob Dylan. Impossibile elencare la sfilza di no pronunciati da Mr. Tambourine Man in persona, facciamo solo una brevissima carrellata per rinfrescarvi le idee.

1963: Ed Sullivan invita Bob Dylan nel suo Ed Sullivan Show, stiamo parlando della trasmissione televisiva che ha inventato la musica di massa in America, se non ci fosse stato questo show uno come Elvis Presley avrebbe continuato a fare il camionista senza che nessuno se ne accorgesse. Bob Dylan è un giovane ventenne sconosciuto che ha appena pubblicato il suo secondo album. Gli autori della trasmissione gli chiedono se può gentilmente modificare alcune parole del testo della sua canzone ma Bob Dylan dice no. Piglia la sua chitarra e abbandona lo studio.

USA for Africa we are the world cover

1969: alcuni giovani fricchettoni stanno organizzando un festival musicale che sarebbe passato alla storia, si chiamerà Woodstock. Il primo artista che pensano di invitare abita a un tiro di schioppo dalla collina dove vogliono radunare migliaia di giovani. Si chiama Bob Dylan. Un paio di anni prima ha comprato una casa proprio lì. Più semplice di così, come si dice casa e bottega. Ma il signor Bob Dylan dice no.

2016: a quale musicista viene assegnato il premio Nobel per la letteratura, cosa mai avvenuta prima? Sì, proprio a lui, Bob “signor no” Bob Dylan; quando gli viene chiesto se cortesemente vuole presentarsi a Stoccolma per ritirare l’ambìto premio lui educatamente dice no.

Diciamoci la verità, non è poi così difficile dire sempre no, anche Al Bano talvolta ha detto no al Festival di Sanremo, quello che differenzia una rockstar da una leggenda non è saper dire di no, ma saper dire di sì quando tutti sono assolutamente certi che tu dirai di no.

È il 1985, leggenda narra che Harry Belafonte, il re del calipso, Mr. Banana Boat, alzi la cornetta del telefono per chiamare Lionel Richie, Mr. All Night Long; Harry è spazientito perché fa notare a Lionel che è assurdo che Bob Geldof l’anno precedente abbia raccolto svariati milioni di sterline per combattere la carestia in Etiopia e nessun artista di colore fosse presente nel progetto. Lionel concorda con la tesi di Harry e chiama l’amico Quincy Jones, Mr. “ho inventato io la musica nera popolare”, metti che al suo fianco c’è un tale Michael Jackson mentre stanno smanettando sul suo nuovo disco che si chiamerà Bad e il gioco è fatto. Lionel va a trovare Michael e in un paio di giorni nasce We Are The World.

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Tutti gli artisti del progetto USA for Africa

Il nome del super gruppo che inciderà la canzone sarà USA for Africa, 45 tra i più grandi cantanti del momento tra cui Tina Turner, Paul Simon, Diana Ross, Bruce Springsteen, Steve Perry, Stevie Wonder, Cyndi Lauper, Billy Joel e Ray Charles. Tutti questi non si limitarono a incidere le loro parti vocali separatamente e spedirle. Per l’operazione We Are The World si farà tutto alla grande, tutto in una notte, presso gli studi Hollywood’s A&M di Hollywood. La gente non ci crederà mai che una cosa del genere sia accaduta e allora si filma tutto. Il video di We Are The World mostrerà a tutti che è accaduto davvero, era dai tempi dei racconti della mitologia greca che gli esseri umani non vedevano una cosi nutrita schiera di super uomini e super donne bianchi e neri tutti insieme dentro a uno studio di registrazione. E non ci può credere nessuno ma tra di loro c’è anche Bob Dylan.

Esiste anche un dietro le quinte di queste registrazioni, un mini-documentario la cui VHS, ai tempi, andò letteralmete a ruba. Un filmato incredibile che immortala per sempre la leggendaria registrazione di questo brano.

L’atmosfera è elettrica, quando Harry Belafonte entra in sala tutti inizano a cantare la sua canzone, sono tutti allegri, felici, un clima incredibile, c’è addirittura Stevie Wonder che fa il simpatico cambiando il testo della canzone «dovrete tornare a casa con una macchina guidata da me o Ray». Un’atmosfera veramente incredibile, Ray è Ray Charles, anche lui non vedente come Stevie… è una battuta e loro possono tranquillamente ironizzare sulla loro condizione di non vedenti… incredibile.

Siamo alle olimpiadi della musica, le immagini lo dimostrano, ognuno deve cantare la sua piccolissima parte di strofa. Voci che arrivano da un altro pianeta, gente che appena apre la bocca è subito prima in classifica e le telecamere sono li a riprendere tutto, la take di Cyndi Lauper la si butta via solo perché si è presentata con una marea di catenelle al collo neppure fosse un vu cumprà sulla spiaggia di Rimini e il rumore è entrato nella registrazione, ma ci si ride sopra. Schiacci Rec ed è buona la prima, fin quando non arriva il turno di Bob Dylan.

Pantaloni neri, giubbotto nero, mano sinistra infilata nella tasca dei pantaloni, mano destra che stringe un plico di fogli A4 con il testo della canzone e nessun sorriso: Bob Dylan è completamente spaesato. Alla prima non viene. Quincy Jones gli dà qualche suggerimento, ma Bob ha in mente altro, che cosa esattamente non lo sappiamo. 

Bob Dylan chiede a Stevie Wonder se possono provare la parte solo loro due, Bob cerca una confort zone, una coperta di Linus, lui non è una starlette del pop con la voce bella, lui è il poeta di un intera generazione di giovani. Lui e Stevie Wonder da solo al piano ripassano la parte. Perfetto Bob. È quella la parte e ti viene da Dio, devi solo registrarla.

Mano sinistra infilata nella tasca dei pantaloni, mano destra che stringe un plico di fogli A4 con il testo della canzone e nessun sorriso: ecco che si registra ed ecco che appena attacca a cantare si gira d’istinto verso Stevie (la sua coperta di Linus) allontanandosi dal microfono… è una situazione delicata. Quincy Jones lo sa. Impercettibile ma qui c’è la meraviglia di questo di video: «basta che stai davanti al microfono». Quincy Jones ricorda a Bob Dylan, che nell 1985 aveva già inciso 22 dischi, che si deve cantare con la faccia davanti al microfono, e non solo, ma lo chiama anche Bobby.  

Il filmato prosegue per altri sette minuti abbondanti in cui il nostro Bobby continuerà a nascondersi dietro il pianoforte di Stevie Wonder per provare la sua parte, Quincy Jones e Lionel Richie continueranno a dirgli che è bravissimo, ma lui, mano sinistra infilata nella tasca dei pantaloni, mano destra che stringe un plico di fogli A4 con il testo della canzone e nessun sorriso, imperterrito continuerà a sbagliare.

Il videoclip di We Are The World mostra tutto il cast al completo mentre canta l’iconico ritornello ed è veramente pazzesco vedere il gotha della musica popolare americana della metà degli anni ’80 cantare tutti insieme (mancano un paio di nomi enormi come Prince e Madonna, ma va bene lo stesso), tutti sorridenti, tutti felici, con una sola canzone gudagneranno più di 100 milioni di dollari che andranno in beneficienza a favore alla popolazioni africane colpite da carestie. Sono tutti raggianti, cantano ridono si divertono. Stringono il mondo in una mano… tutti tranne Bob Dylan.

Bob Dylan mentre fa finta di cantare il ritornello di We Are the World

Il frame di Bob Dylan che fa finta di cantare il ritornello si è trasformato in un meme, che io sento molto mio. Mi capita spesso, quando mi trovo in una situazione di disagio, in un posto in cui non vorrei essere, quando mi chiedo “ma chi me l’ha fatto fare” penso sempre a lui: Bob Dylan, pantaloni neri, giubbotto di pelle nera, tutti intorno a lui cantano, ridono e si divertono, lui no. Ma resta lì. 

Grazie Bobby, quando capita anche a me, mi basta pensarti e mi sento subito meglio. Perchè è molto farcile dire sempre di no. È quando tutti sono certi che dirai di no che la leggenda dice di sì.

Se vuoi ascoltare l’intera storia del leggendario disagio di Bob Dylan durante la registrazione di We Are The World, clicca qui per riprodurre l’episodio del podcast SBAM di Ariele Frizzante.