Beppe Grillo Te La Do Io l America

Beppe Grillo – Te La Dò Io l’America (1981, 7″)

Beppe Grillo Te La Do Io l AmericaAll’inizio degli anni ’80, quando Beppe Grillo faceva ancora il comico a tempo pieno ed entrava in una taglia 46, arrivò la consacrazione nazional-popolare grazie ad un semplice spettacolino televisivo in sei puntate.

La formula di Te la dò io l’America (con un tragico accento sul “do”) era piuttosto semplice: mostrare dei filmati sullo stile di vita americano, soffermandosi sulle loro contraddizioni e sugli aspetti più curiosi dei loro usi e costumi. Oggi possono sembrare racconti da libri di storia, ma all’epoca internet non esisteva, molti avevano ancora televisori in bianco e nero e il made in USA si stava cominciando ad abbattere sull’Italia come uno tsunami culturale travolgendo tutto e tutti: dal cinema all’abbigliamento, dagli spot pubblicitari delle reti televisive private alla musica (il periodo filo-americano del giovane Jovanotti, per dirne una), fino ad arrivare al cibo e alle immancabili bibite gassate.

 

Forse per la semplicità dello spettacolo, per l’effetto novità o per entrambi i motivi, lo show fu uno enorme successo, con milioni di spettatori incollati al televisore. All’instancabile comico genovese fu affidata anche l’interpretazione della sigla omonima scritta a sei mani da carpentieri del pop come Alberto Testa (definito il “poeta della triplice ripetizione” in quanto autore dei testi di successi come Grande grande grande e Quando quando quando), il maestro Tony De Vita e un giovane Antonio Ricci.

Il brano (accoppiato alla  solita inutile versione strumentale sul lato B) è una canzoncina rock’n’roll senza pretese che gioca con espressioni gergali, testi di canzoni, nomi di persone famose e città americane, associate a parole italiane spesso fuori contesto. Il risultato, però, non coinvolge né entusiasma, semplicemente perché, nonostante Beppe Grillo cerchi di fare del suo meglio dietro al microfono (la sua voce nera, per quanto amatoriale, non è affatto disprezzabile), la verve comica (peraltro scadente) della canzone non ha nulla a che fare con l’anarchica causticità dell’interprete, qui ingabbiato in tre minuti di nulla.

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