I bislacchi dischi di Natale dei Beatles

Ideati come regalo per gli iscritti al loro fan club sono diventati delle audio-fotografie che immortalano l'evoluzione della band e i loro interessi

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È difficile trovare un artista di gran successo che non abbia mai inciso dei dischi natalizi, e a questa regola universale non scritta appartengono anche i Beatles, seppur spesso queste registrazioni sfuggano anche all’attenzione di molti fan anche tra i più incalliti con l’eccezione del ritornello «Christmas time is here again», ma andiamo con calma.

I cosiddetti dischi natalizi dei Beatles non furono venduti in massa e non cercavano il successo di classifica, ma erano semplicemente dei flexi disc a 45 giri di ringraziamenti che il quartetto di Liverpool rilasciò esclusivamente per il loro fan club britannico ogni singolo Natale dal 1963 al 1969 (e seppur con incostanza, anche a quello americano).

Si trattava di brevissimi dischi-cartoline per fare gli auguri ai loro fan in maniera originale e allo stesso tempo sbizzarrirsi con le sperimentazioni più strampalate, ma in piena goliardia senza mai prendersi sul serio.

The Beatles Christmas Record

Nel 1963, dei Beatles ancora increduli del loro successo, ringraziano i propri fan del successo di Love Me Do, arrivata nella Top 20 dei singoli più venduti in Gran Bretagna. Il disco è interessante anche per mostrare esplicitamente il tono umoristico e informale con cui si presentava la band, del tutto insolito per un artista musicale dell’epoca, e che contribuì anch’esso a generare ulteriore interesse nei loro confronti tra i giovani. Tra battute e risate varie i quattro agitano campanelli a caso e intonano canzoni natalizie talvolta sfottentosi a vicenda, al punto da intonare sul finale The Red Nose Reeinder chiamata The Red Nosed Ringo.

Another Beatles Christmas Record

Nel 1964 il disco di Natale divenne già una necessità, data la mole immane di lettere che i quattro componenti ricevevano ogni giorno e che rendeva virtualmente impossibile qualsiasi tipo di risposta a ognuna di esse. Ormai la beatlemania era al suo picco e i Beatles avevano conquistato tutta l’Europa e anche gli Stati Uniti (e quindi tutto il mondo, musicalmente parlando). Dopo un breve intermezzo di Jingle Bells al piano ognuno di loro saluta il pubblico, ma il tono è meno sbarazzino, talvolta sembrano lenti nel parlare, quasi fossero un po’ annebbiati nel leggere con difficoltà i messaggi d’auguri, oppure scoppiando in risate incontrollate tra una battuta e l’altra. Sicuramente stanchezza fisiologica per un anno intensissimo (ben album pubblicati, un tour mondiale e quel film di enorme successo che fu A Hard Day’s Night), ma anche il consumo costante di marijuana dopo quel famigerato 28 agosto del 1964 con Bob Dylan.

Comincia ad a palesarsi ancora di più (seppur forse involontariamente) il lato surreale e quasi post-dadaista dei Beatles dell’epoca psichedelica nelle loro battute e nel modo con cui giocano con le parole. Il disco si chiude con i Beatles che fuggono correndo dallo studio di registrazione urlando Merry Christmas.

The Beatles Third Christmas Record

Il Natale del 1965 è un po’ strano perché in concomitanza con il loro Rubber Soul, considerato il disco della maturità artistica, i fan ricevono puntualmente anche un singolo natalizio dove i Beatles aprono con una versione stonatissima di Yesterday (enorme successo di vendite di quell’anno, ma mai troppo apprezzata da John Lennon che puntualmente sottolineava come si trattasse di una creazione del solo Paul), per poi continuare con versioni storpiate di diverse canzoni natalizie come lo standard Auld Lang Syne e non (It’s The Same Old Song del gruppo R&B dei Four Tops, venendo interrotto dagli altri membri prima di infrangerne il copyright). Per finire i Beatles poi declamano una propria poesia intitlata Christmas Comes Once a Year e poi tanti saluti a tutti.

Pantomime: Everywhere It’s Christmas

Nel 1966 i Beatles sono nel pieno della loro fase lisergica e hanno deciso di non suonare più dal vivo dopo gli incresciosi episodi negli USA e le dichiarazioni di John Lennon sull’essere più famosi di Gesù. Prodotto dal fido George Martin, il disco venne registrato durante una pausa delle sessioni di registrazione di Strawberry Fields Forever e suona ancora più coscienziosamente sperimentale, con frammenti di vari nastri incollati, effetti sonori applicati alle voci e brevi monologhi comico-musicali improvvisati e recitati, sempre nel loro stile sopra le righe in un lavoro di cut-up. La prova è data anche dal barocco e farsesco titolo affibbiato al disco (Pantomime: Everywhere It’s Christmas) e alla copertina psichedelica.

Christmas Time Is Here Again!

Prodotto anch’esso da George Martin, dopo la pubblicazione di Sgt. Pepper e dopo la permanenza in India, la tragica morte del produttore Brian Epstein e nello stesso periodo in cui veniva distribuito il film flop Magical Mystery Tour dalla tormentata storia produttiva, questo disco di natale del 1967 è una vera e propria opera-rock in miniatura. L’idea è quella di un radiodramma d’altri tempi della BBC, con un falso programma musicale in cui ovviamente tutti gli artisti sono i Beatles che suonano vecchi standard stonatissimi e conducono loro stessi lo pseudo-show in questione.

La canzone è un’ulteriore evoluzione del brano You Know My Name (Look At The Number) è alternata da falsi intermezzi pubblicitari, i soliti effetti sonori bizzarri e come ritornello l’unico brano natalizio che i Beatles abbiamo composto durante la loro carriera: la lunga e delirante Christmas Time Is Here Again, costruita su un unico verso ripetuto all’estremo:

Christmas time is here again
Christmas time is here again
Christmas time is here again
Christmas time is here again
Ain’t been round since you know when
Christmas time is here again
O-U-T spells out!

The Beatles 1968 Christmas Record

Il disco di Natale del 1968, uscito poco dopo la fine delle registrazioni e della pubblicazione del White Album pare la sua natuare prosecuzione, essendo un mash-up di diverse registrazioni effettuate separatamente e in tempi diversi dai singoli membri della band. Si alternano così una canzone acustica di Paul McCartney nel quale intona cantando gli auguri ai suoi fan, frammenti sonori, nastri velocizzati di brani dei Beatles con voci pitchate in stile Chipmunk, dialoghi di film e veri e propri proto-campionamenti, segue poi una poesia declamata da uno spiritoso John Lennon su di lui e Yoko Ono. Al disco partecipa anche Tiny Tim, il bizzarrissimo cantante dall’inquietante falsetto presente anche in Songs of Z  il quale si esibisce invitato da George Harrison in una personale versione di Nowhere Man accompagnato dal suo inseparabile ukulele. Il risultato è un piccolo capolavoro assolutamente sperimentale e fuori dagli schemi.

The Beatles Seventh Christmas Record

L’ultimo disco natalizio della band pubblicato prima dello scioglimento venne distribuito durante le feste del Natale del 1969, anch’esso realizzato da i componenti separatamente dato che erano ormai arrivati al punto di non sopportarsi più e non avere quasi più rapporti tra di loro. Quasi interamente registrato da John Lennon e Yoko Ono, è costituito da dialoghi senza senso, interviste sull’arte, la libertà e l’impegno politico e brevi siparietti musicali natalizi cantati dalla celebre coppia che sembra quasi completare l’intera trilogia sperimentale e dissonante dei due piccioncini. Ringo Starr fa brevemente gli auguri giocando sull’assonanza tra «merry Christmas» e «Magic Christian», promuovendo il bizzarro film che lo vedrà protagonista al fianco di Peter Sellers quello stesso anno, tratto dall’irriverente romanzo omonmo di Terry Southern.

Queste strenne natalizie dei Beatles non saranno certo tra le loro pietre miliari, ma rappresentano in maniera schietta, immediate e non filtrata la loro fantasia al di fuori di qualsiasi esigenza di mercato, il gusto per la sperimentazione sfrenate e la costante curiosità concettuale, oltre che avere un aspetto biografico interessante fotografando l’evoluzione della band, dei loro interessi e dei rapporti interpersonali di anno in anno.

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