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Antonio Zequila – Senza Di Te (2006 – promo)

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Antonio Zequila – Senza Di TeInauguro la mia collaborazione con il buon Vikk parlandovi di una vera e propria chicca della musica brutta italiana. Trattasi del disco di Antonio Zequila, il quale in sostanza si è prodotto un disco in un centinaio di copie sperando che qualcuno glielo potesse distribuire, ma com’era ovvio il disco alla fine è stato ascoltato da qualche suo amico (forse) e da noi (sicuramente), che per fortuna suoi amici non siamo.

Dato che il prodotto richiede molta attenzione, mi soffermerò innanzitutto sul packaging e sul booklet. In copertina troneggia “Er Mutanda”, con sguardo conturbante e rosa rossa in mano, sullo sfondo un paesaggio marino; inutile dire che la cosa che salta all’occhio immediatamente è la piccola nota in basso a sinistra: “contiene il poster di Antonio Zequila”.

Aperto il booklet, mi accorgo che in realtà è appunto un poster piegato inAntonio Zequila in studio di registrazione otto parti del Nostro a petto nudo con crocifisso al collo e pollice appoggiato al bordo dei pantaloni; ciliegina sulla torta, l’autografo con due cuoricini rossi palesemente aggiunti con Photoshop. Come se non bastasse, girando il booklet ci sono altre foto scattate durante la lavorazione dell’album, e a questo punto mi chiedo: ma perché Antonio Zequila deve stare in studio di registrazione a petto nudo, o ancora peggio facendo finta di strappare una canottiera a mo’ di Hulk Hogan? Domande alle quali probabilmente nemmeno lui sa rispondere. Il resto del booklet è occupato dai testi delle canzoni, sopra ai quali troneggiano – presto capirete perché – i santini di San Gaspare e di Karol Wojtyla.

Bando alle ciance, passiamo all’ascolto del disco prima che sopraggiungano i conati per il pessimo lavoro di grafica della copertina.

Il disco inizia alla grande con la title track “Senza di te”, una ballad mid-tempo dalla quale emergono già le splendide doti di cantante fallito di Zequila, che per intenderci stona che neanche Magic Voice ai tempi d’oro; passiamo velocemente al singolone del disco, dall’emblematico titolo “Zequila Boom Boom”, e qui le cose si fanno interessanti: sulle note di una chitarra spagnoleggiante e al ritmo di una cassa che va che è un piacere, Zequila ci snocciola un ritornello da manuale: “boom boom boom stasera se ti va, ci lanciamo in un abbraccio che ci lascia senza fiato, boom boom boom, quanto sei timida, il tuo viso mi rapisce, questa sera ha preso me, timido, ma che fai amore sbucciami, se ti sfioro io mi sciolgo sai, mangiami come una fragola”.

Archiviato faticosamente il singolo, passiamo alla traccia successiva, “Canzone d’amore”, dedicata a San Gaspare, che vede imperversare uno splendido duetto tra Zequila e un coro femminile (di suore?): “O San Gaspare, ascolta la nostra canzone, solo tu potrai salvare il nostro cuore, sento che ci stai vicino e per sempre, che ci sei, tu sei tra noi, sei tra la gente”.

Antonio ZequilaDa qui in poi il disco prende una piega schifosamente poetica, nel senso che tre canzoni con una melodia minimamente sensata erano anche troppe, quindi le restanti tracce non sono altro che poesie che Zequila ha scritto di suo pugno con basi new age dal sapore mistico-spirituale; sentiamo quindi sfilare “Occhi grandi color azzurro mare”, dedicata alla mamma Carmela, “A Carol Wojtyla” (“la tua immagine paterna e tremante rimarrà indelebile nella nostra mente”), “L’amore perduto”, dedicata alla prima (e unica?) fidanzatina Norma (“i nostri lunghi baci ai semafori rossi / ardono nei miei ricordi come raggi infrarossi”) e “Aspettando l’amore”, anch’essa probabilmente dedicata alla solita Norma (“ma ricordandoti prevale la dolcezza, follia, pazzia, tristezza, dolcezza, amarezza, felicità, serenità, lealtà, gelosia, gratitudine, sono tutte parole figlie dell’amore), per chiudere infine con “Blu”, dedicata al mare, e “Antonio” , che probabilmente, concedetemi la battuta, si riferisce al disco stesso.

Credo che tutto ciò si commenti da solo, aggiungere altro sarebbe fuorviante, posso soltanto ribadire che questo disco che mi è capitato tra le mani è indubbiamente un capolavoro nascosto (ma nascosto bene, per citare Maccio Capatonda) della discografia nazionale.

Per motivi di spazio non riporterò qui il come e il perché ne sono entrato in possesso, visto che questo disco non è mai uscito in commercio, ma diciamo che potete considerarlo come un regalo di benvenuto che faccio a Vikk per avermi voluto nel suo staff e a tutti voi aficionados.

Tracklist:
01. Senza di Te
02. Zequila Boom Boom
03. Canzone d’Amore
04. Occhi Grandi Color Azzurro Mare
05. A Carol Wojtyla
06. L’Amore Perduto
07. Aspettando l’Amore
08. Blu
09. Il Male Oscuro

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13 COMMENTI

  1. Tra le collaborazioni con brother Vikk questa è veramente eccellente!
    Molto meglio della mia sugli Zee!
    Caro Roger, da scrittore ti invidio: hai descritto questa porcheria restituendone l’infimità in maniera tale da farmi venire voglia di ascoltarlo.
    Magari quando si è un pò “bloccati” dopo una bella cena tra amici…
    Thanks.
    JJ

  2. occhio John che rischi che ti porti parecchie cose …”digestive”.

    Roger presto ci deliziera’ di altre prelibatezze, in attesa del metallaro Valido 🙂

    Anyway anche gli Zee erano necessari caro John.

  3. i nostri lunghi baci ai semafori rossi / ardono nei miei ricordi come raggi infrarossi

    Ma stiamo scherzando?? :-0

  4. Onore al divulgatore di cotanta vomitevole musica. Mi permetto di segnalare il singolo 2009 di Zequila: "Voglio Farmi l'Avventura.

  5. penso che interesserebbe un po a tutti sapere il come e il perchè ne sei entrato in possesso! dello spazio chissenegrega 🙂

  6. come si può pensare che un prodotto simile possa vendere qualche copia???fortunatamente non è mai arrivato in nessun negozio…

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