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Andreas Gabalier feat. Arnold Schwarzenegger – Pump it Up (The Motivation Song) (2019)

La pacchiana autocelebrazione del divo di Hollywood attraverso una canzone motivazionale d'altri tempi

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Andreas Gabalier Arnold Schwarzenegger Pump it UpChe Arnold Schwarzenegger sia per molti un mito vivente è fuori discussione; partito dal villaggio di Thal in Austria come semplice culturista, è diventato sette volte Mister Olympia, poi attore di fama mondiale e infine imprenditore e politico influente grazie alla sua preparazione e mente analitica.

Altrettanto indubbio però è lo scarsissimo successo che il suo ritorno sulle scene come attore, una volta conclusi i suoi due mandati da “Governator” dello stato della California, uno smacco per chi dominava il botteghino negli anni ’80 e ’90. E non parliamo solo dei sequel sempre più inutili della saga di Terminator: qualcuno ha, non dico apprezzato, ma anche solo visto film come Aftermath, Maggie o The Last Stand?

Non stupiamoci quindi se, per far parlare di sé, il bisteccone austriaco si rivolge ad altre forme espressive che fino ad ora non sono state nelle sue corde: parliamo della musica, nello specifico della musica rap che tanto piace ai “giovani d’oggi”.

Schwarzy si presta a un featuring con un suo conterraneo, il popolare (in patria) e tamarrissimo cantante folk/schlager (!) Andreas Gabalier, uno che sul suo sito si presenta come «Volks-Rock’n’Roller», o “rockettaro del popolo”, il che è tutto dire. Il brano s’intitola Pump it Up – The Motivation Song ed è, come immaginabile, un’agiografia del nostro, dalle umili origini fino ai successi planetari, che dovrebbe servire come sottofondo per gli allenamenti in palestra e spinta per raggiungere gli obiettivi desiderati. Per certi versi sembra di essere tornati ai “bei” vecchi tempi delle canzoni edificanti rivolte a bambini ed adolescenti dai suoi “colleghi” anabolizzati Mr. T e Hulk Hogan.

E, come nei casi sopra citati, la canzone e il suo video sembrano provenire direttamente da quegli anni. Base e ritmica sono lontane anni luce dal rap come lo intendiamo oggi, forse anche perché nessuno dei due artisti ha mai avuto a che vedere con questo genere musicale; a essere generosi lo potremmo definire un pezzo “vecchia scuola” dai toni melensi ed enfatici. La canzone è in lingua inglese, ma sia Arnie sia Gabalier hanno un pesante accento austriaco (solo che, nel caso di Schwarzy, lui stesso ha deciso di mantenerlo perché parte del suo brand e personaggio); non che sia importante capire ciò che dicono, visto che in genere le liriche sono di una semplicità sconfortante.

Arnold Schwarzenegger ricicla le sue abusatissime battute «Hasta la vista, baby» e «I’ll be back» (sarebbe stato più divertente sentirgli ripetere altre chicche meno note come «It’s not a tumor!» o «Cocainum!»), ripete un paio di volte il suo nome come se fosse davvero un rapper agli esordi che ha bisogno di farsi conoscere, e sciorina i tipici consigli come “lavora come un matto e credi in te stesso” o «no pain, no gain», mettendosi a parlare più che cantare dopo il primo inciso. Un esaltatissimo Andreas Gabalier alza le braccia al cielo urlando il ritornello «Governator, Mister Universe, Olympia!» e inframmezza il resoconto della vita di Schwarzenegger citando titoli dei suoi film, tra cui anche alcune pellicole meno note come Hercules in New York (il suo primo film in assoluto) e End Of Days, quella in cui si trovava a combattere contro Satana interpretato da Gabriel Byrne.

Il video non è certo da meno: oltre a qualche clip del passato di Schwarzy, vediamo i due novelli rapper esercitarsi presso la celebre palestra Gold’s Gym di Venice Beach a Los Angeles, piena di foto e murales dell’attore (per glorificare ancora di più la sua attività da culturista), più altre scene girate nello studio di registrazione, con Arnold che fa le sue consuete smorfie bizzarre e in genere sembra sempre al limite dell’auto-parodia. Non manca nemmeno il post-finale con i due che si allenano ridendo come dei Beavis & Butthead sotto steroidi.

È dura capire quanto a 71 anni il nostro ci sia e quanto ci faccia: per quel che sappiamo, non ha mai avuto problemi a prendersi in giro e parodiare la sua immagine da super-macho (I gemelli, Un poliziotto alle elementari, Last Action Hero), per cui è difficile che non si sia reso conto di quanto risulti comico nelle vesti di cantante rap. D’altra parte però il messaggio che vuole trasmettere è una costante nella sua carriera, quindi è molto probabile che sia sincero quando vuole insegnare agli altri come sviluppare il proprio potenziale e focalizzarsi sui propri obiettivi. Probabilmente avrebbe potuto trovare modi migliori per farlo piuttosto che accompagnarsi a un truzzo ingellato con camicie a quadri da montanaro.

Riguardo al connubio tra Schwarzy e la musica, a questo punto è molto meglio andarsi a ripescare l’heavy metal comico del progetto Austrian Death Machine.

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