Adriano Pappalardo ai miei figli che dirò Knockin On Heaven’s DoorOk, Bob Dylan ha preso il Nobel per la letteratura. A dire il vero non ha ancora dichiarato pubblicamente di accettarlo e forse non lo dichiarerà mai. Ma a noi non interessa, dopotutto è Bob Dylan e può fare quel cazzo che gli pare. magari è solo timido.

Ci interessa invece raccontarvi di quella volta che Adriano Pappalardo interpretò una cover di “Knockin’ on Heaven’s Door”.

Era il 1975 e Adriano, già due LP e 6 singoli alle spalle, incideva il suo terzo album in studio dal titolo “Mi basta così” (contento tu, aggiungiamo noi). All’interno del disco c’erano tre cover di lusso: “Dolcemente”, rivisitazione della canzone di Elvis Presley “Love Me Tender” con testo adattato in italiano da Mario Panzeri (già autore di “Grazie dei fiori” di Nilla Pizzi), “Il suono del silenzio”, cover di “Sound Of Silence” di Simon & Garfunkel con testo italiano di Bruno Lauzi, ma soprattutto questa “Ai miei figli che dirò”, cover del celebre brano di Bob Dylan, con adattamento italiano ad opera di Paolo Amerigo Cassella, paroliere di “Maledetta Primavera” di Loretta Goggi.

Adriano Pappalardo ai miei figli che dirò knockin on heaven's door bob dylan coverIl brano viene poi incluso come lato B nel singolo “Donna mia”, sempre tratto dall’album “Mi basta così”. Tra moglie e figli fai contenta tutta la famiglia con un solo 45 giri.

L’arrangiamento è pericolosamente vicino all’originale, a dimostrare una scarsissima propensione al rischio da parte di Adrianone e del suo team (almeno i Guns N’ Roses ci avevano messo le chitarre distorte e avevano cambiato la tonalità, sebbene di un solo tono, cosa che fece incazzare George Harrison dei Beatles), mentre il testo è il delirio di un padre preoccupato per il futuro dei propri figli e deciso a non chinare la testa di fronte a non si sa bene che cosa. Poca assertività? Troppa accondiscenza nei confronti dei poteri forti? Paura della guerra fredda? Non lo sapremo mai, ma forse va bene così.

Fortunatamente nel 1979 Pappalardo imbroccherà la mega hit “Ricominciamo” ma soprattutto nel 1983 avrà la fortuna di diventare la marionetta di Lucio Battisti che scriverà, produrrà, suonerà e arrangerà per lui l’album capolavoro “Oh! Era ora!”, dimostrando che almeno una volta nella vita è possibile fare la cosa giusta.

Ai miei figli che dirò

uh uh uh uh uh uhuh uh uh uh uh
uh uh uh uh uh uh
quante volte ho detto sì
più di questo non si può
un uomo no, non fa così
in ginocchio non resterò
no no no non ci resterò
no no no non ci resterò
se mi chiedono perché
ai miei figli che dirò
un ombra è scesa su di me
però in ginocchio non resterò
no no no non ci resterò
no no no non ci resterò
no no no non ci resterò
no no no non ci resterò
uh uh uh uh uh
uh uh uh uh uh uh uh uh uh uh uh
uh uh uh uh uh uh uh uh uh uh uh
uh uh uh uh uh uh

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