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883 – Sei Un Mito (Grunge Version) (1993)

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883 Sei un mito grunge versionIn tempi di celebrazioni per il sound di Seattle, tra reunion, documentari e ristampe, è giusto andare a rispolverare una marachella di casa nostra, rimasta sepolta tra i lati B di polverosi 12” lasciati ammuffire tra gli scatoloni di dischi usati e in(ri)vendibili.

Se al di là dell’oceano la “generazione x” veniva incorniciata a vista dai dischi della Sub Pop, le produzioni di Jack Endino e i libri di Michael Azerrad, in Italia spadroneggiava il trio Claudio Cecchetto, Marco Guarniero e Pierpaolo Peroni, che bene o male, utilizzando diversi pseudonimi, erano il lato oscuro della forza che si nascondeva dietro il successo di artisti sbrana-classifiche tra la fine degli anni ’80 e la metà dei ’90: Jovanotti, Paola e Chiara, Fiorello, ma anche “one hit wonders” come Nikki, Amadeus e Stefano Nosei, oltre ovviamente agli 883.

Era l’estate del 1993 e le canzoni di Pezzali-Repetto si sentivano dappertutto, roba che alcuni miei amichetti si erano fatti una cassettina da 60 minuti solo con “Sei Un Mito” sul lato A e “Come Mai” sul lato B (follie adolescenziali).

Questo morbo collettivo non aveva colpito solo i teenager, ma dilagava anche tra gli ultra-ventenni e oltre, che muovevano le chiappe nelle discoteche di tutta Italia sulle numerosissime versioni remix che vennero pubblicate.

Proprio un oscuro 12” di “Sei Un Mito” nasconde questa piccola perla grezza che, scriteriatamente, non è mai stata ripubblicata in seguito.

Il trio Cecchetto-Guarniero-Peroni è sempre stato dedito a musica allegra, balli e intrattenimento danzereccio, nulla a che vedere con la musica rock (difatti quando ci hanno provato il risultato è stato “Rock Normale”) e specialmente il cosiddetto “grunge”, lontano anni luce dalle loro corde ma che come una retta parallela alla produzione cecchettiana dominava radio e classifiche. Potevano però i nostri tre moschettieri del pop tirarsi indietro e non metterci lo zampone?

Con un atto compulsivo ecco che, nottetempo, su un innocuo mix per dj, oltre alla versione “disco” di “Sei Un Mito” e al lancio in punta di piedi di Caterina (che si rivelerà un flop), ci piazzano una mostruosa “grunge version”.

Riuscireste a immaginare gli 883 grunge? Impossibile vero? Infatti questa versione, bontà loro, non ha nulla in comune con Nirvana, Soundgarden, Mudhoney ma è semplicemente un banale remix rock del brano, con palesi richiami agli U2 che furono. Basta sostituire il synth con le chitarre e la base con una batteria campionata e il gioco è fatto.

Ai più attenti non sfuggirà che lo stesso giochino lo fecero l’anno prima con il “Pierpa & Didde remix” di “S’Inkazza” e anche in questo caso il gioco funziona, anzi se ignoriamo il fastidioso nome scelto per il remix, alle nostre orecchie questa versione suona anche meglio dell’originale, risultando più vicina al suono di “Hanno Ucciso l’Uomo Ragno” piuttosto che a quello del patinato successore.

A questo punto la domanda sorge però spontanea, che cosa c’entra il “grunge” in tutto questo? Mossa commerciale? Ovviamente sì, ma a chi sarebbe interessato ascoltare davvero una versione effettivamente grunge di “Sei Un Mito” se non per vomitare? Ancora più inquietante è pensare a come sarebbe potuto suonare un abominio del genere. Probabilmente sarebbe stato come guardare “Clerks” con la colonna sonora di “Jolly Blu”.

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