Ulivieri ‎Io Ti Amo Ma Devo UccidertiCi sono brani che, divenuti tormentoni, siamo convinti lo rimarranno per sempre, trasformandosi in classici che tutti si ricorderanno. Invece per un motivo o per l’altro, dopo un periodo di fama, cadono totalmente nell’oblio dei nostri pensieri con la stessa velocità con cui precipitano dalle classifiche, fino a quando, molti anno dopo in maniera fortuita, tornano alle nostre orecchie facendoci chiedere spesso un sacco di domande.

Un esempio calzante di questa categoria è perfettamente rappresentato da Io ti amo… Ma devo ucciderti, brano che si guadagnò discreti passaggi radiofonici e una continua rotazione del videoclip nei principali canali musicali (in particolare Deejay TV) trasformando la canzonetta in un piccolo tormentone, grazie anche a un ritornello che rimaneva appiccicato in testa come un tafano sulla carta moschicida (oltre che per un un video con dei pinguini-dissuasori ripetuto fino alla nausea).

In effetti il brano di (Gianni) Ulivieri, sarebbe passato del tutto inosservato se non per quel ritornello surreale che dà il titolo alla canzone donandole un nonsoché di naïf e una patina da quasi-outsider, figlia (o meglio nipote) di quella stagione del rock demenziale sbocciata negli anni ’90. Oggi, col suo nome “solo-cognome” e il suo stile da cantautore disilluso uno come Ulivieri avrebbe diverse carte nella sua manica per divenire molto di più di una semplice curiosità bislacca da one hit wonder, ma diventerebbe uno dei tanti autori del panorama wannabe-indie dai testi allucinati figli di Bugo che si sono moltiplicati nei primi due decenni del nuovo millennio.

Peccato che il resto del brano non conservi la stessa carica a effetto di quel ritornello, anzi, siamo onesti, se non fosse stato proprio per il ritornello che cambia decisamente l’impatto del brano, Io ti amo… Ma devo ucciderti sarebbe rimasto uno dei tanti brani senza alcun elemento d’interesse, nemmeno per un’ipotetica riscoperta a posteriori. Indeciso se sorprendere lo spettatore semplicemente facendolo sorridere o forse provocandolo, perché no, con un accenno di black humour (voluto?), di fatto il risultato è una canzone pop semplice, ma elegantissima che parla del sempiterno amore, coi suoi alti e bassi, giocando con una riflessione iperbolica o una minaccia surreale tendente al non-sense.

Ulivieri ‎Io Ti Amo Ma Devo Ucciderti

Eravamo ancora in una fase di passaggio della musica italiana contemporanea e forse Ulivieri non aveva ancora le idee chiare su dove dirigersi, troppo tradizionale per suscitare un interesse da parte del mondo indipendente e allo stesso tempo troppo surreale per appartenere ai rassicuranti cantautori di cui pullulano radio e TV. In fondo, vista la situazione di oggi, ad averceli avuti di più di casi simili su cui discuterne come per Io ti amo… Ma devo ucciderti.

Io ti amo… Ma devo ucciderti

Getti nel cestino i miei pensieri,
eppure le tue mani sono la mia guida…
Eviti sempre i miei sguardi
eppure i tuoi sono la mia luce.

Io ti amo, ma devo ucciderti
Io ti amo, ma devo ucciderti

Non mi parli mai al telefono,
eppure la tua bocca è il mio cibo
Conto un miliardo di stelle,
mi addormento sempre prima del tuo arrivo.

Io ti amo, ma devo ucciderti
Io ti amo, ma devo ucciderti

Quando eviti il mio sguardo
leggo la vergogna che c’è dentro te
Quando mi guardi sfrontata
riconosco la passione che c’è dentro di te.

Io ti amo, ma devo ucciderti
Io ti amo, ma devo ucciderti

Quando non conosci qualcosa
fai domande fingendo ingenuità
Quando mi correggi davanti a tutti
e sai benissimo che non mi va.

Io ti amo, ma devo ucciderti
(Arrenditi ti prego, prima che io spari ancora!)
Io ti amo, ma devo ucciderti
(Arrenditi ti prego, prima che io spari ancora!)
Io ti amo, ma devo ucciderti
(Arrenditi ti prego, prima che io spari ancora!)
Io ti amo, ma devo ucciderti

3 COMMENTI

  1. Lo ricordo vagamente, e già allora lo detestavo… Per restare in tema “meteore”, lo confondevo sempre con Moltheni, altro cantautore pseudo-indie comparso attorno a quel periodo.

    • Però almeno Moltheni è ancora in giro, seppur col suo vero nome (Umberto Maria Giardini). E dirò, non è affatto male, anzi, personalmente lo apprezzo moltissimo, anche quando si faceva chiamare Moltheni, nome con il quale in effetti partecipò all’edizione di Sanremo del 2000 prima di ritirarsi dal mainstream e proseguire per altre vie più personali.

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