trio 1981 LPPiù o meno in tutto il mondo il punk nasce come rivolta sociale, ma anche come risposta ruvida alla pomposità di certa musica progressive; in Germania, però, questa rivolta arriva un po’ in ritardo, ma in maniera ancora più dirompente, perché oltre alla ribellione politica e a quella musicale si aggiunge un mix delle due: una rivoluzione strampalata che snobba la difficile realtà politica della Germania divisa in due.

Un invito ai fratelloni maggiori del krautrock di smetterla di riversare in musica l’angoscia di essere figli di genitori che hanno appoggiato il nazismo e di andar fieri di quella lingua così ostica e ritmata, perfetta da abbinare a riff di chitarra e ritmi serrati. Insomma, il primo punk tedesco, la cosìdetta Deutsche Neue Welle, è surreale, insensato ma godibilissimo, come il succo di mela gasato.

Tra le gemme di quei primi anni non si può citare l’esordio dei Trio, terzetto di Großenkneten, sì, quelli della famosissima “Da Da Da”, pezzo che però arriverà più tardi.

Già dal nome Stephan Remmler (voce – che continuerà con successo come solista), Gert Krawinkel (chitarra) e Peter Behrens (batteria) fanno una scelta precisa: semplicità. Niente sovrastrutture da artisti e concetti da trasmettere, siamo in tre? Allora ci chiamiamo Trio. Dal vivo suoniamo solo noi tre, di accordi a canzone ne bastano tre (se non due) e di piste sul mixer poche di più. I testi devono essere puro ritmo, a chi può interessare quello che hanno da dire tre ragazzetti tedeschi della Bassa Sassonia?

Il primo a interessarsi a loro fu un personaggio di tutto spessore, Klaus Voormann, sodale tuttofare di un certo quartetto di Liverpool, autore della leggendaria copertina di “Revolver”, bassista della Plastic Ono Band, turnista in diversi dischi post-Beatles e accreditato a prendere il posto di Paul McCartney in una reunion monca degli Scarafaggi che non vide mai la luce. In poche parole uno che riconosce il talento e infatti prende i tre Trio sotto la sua ala e ne produce l’omonimo esordio del 1981.

Trio 1981 lp
I Trio: da sinistra Stephan Remmler, Peter Behrens e Gert Krawinkel

Un disco che corre più veloce di una BMW su di un Autobahn, registrato programmaticamente in fretta e furia con chitarre mutilate, megafoni e rarissime parti di basso per ottenere un suono deliberatamente scarno che sposa perfettamente il rockabilly nichilista di questo pugno di tracce che spaziano dalla stupidità marziale di “Ja Ja Ja” al rock marcio in stile Captain Beefheart di “Kummer”, passando per l’hardcore leggero di “Nasty” e altri grandissimi pezzi che seppur semplici e fedeli alla linea punkettara hanno una varietà di soluzioni davvero eclettica come gli arpeggi classicheggianti di “Danger Is” o le chitarre fluide di “Nur Eint Traum”, senza dimenticare l’esordio della drum machine della Casio VL-Tone nella caraibikrauta “Energie” o la strana ballata “Sabine” che sembra anticipare di una trentina d’anni le schitarrate stonate di Mac de Marco, una melodia meravigliosa che Stephan Dammler si permette sarcasticamente di rovinare parlandoci sopra tutto il tempo.

A percorrere l’album una scossa elettrica di leggerezza mai rintracciata in dischi punk ben più blasonati di questo, una seria presa di posizione contro chi prende la musica troppo sul serio, un circo del rock’n’roll dove l’attrazione principale è la creatività pura, un circo che si poteva anche gustare con gli occhi, dove i nostri saltimbanchi davano il loro meglio con inquietanti microfoni a contatto, improbabili mise e una formidabile scenografia.

Poco dopo arriveranno “Da Da Da” (che verrà puntualmente inserita nelle ristampe del disco), la fugace fama mondiale e l’inevitabile crisi creativa, ma questo esordio rimane un disco crudo e acidissimo, come i krauti con l’aceto.

Tracklist:
A1. Achtung Achtung
A2. Ja Ja Ja
A3. Kummer
A4. Broken Hearts For You And Me
A5. Nasty
A6. Energie
A7. Los Paul
B1. Sabine Sabine Sabine
B2. Sunday You Need Love Monday Be Alone
B3. Nur Ein Traum
B4. Ja Ja Wo Gehts Lank Peter Pank Schönen Dank
B5. Ya Ya (Lee Dorsey cover)
B6. Danger Is
B7. TRIO (Banana Boat Song – Harry Belafonte cover)

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