Toto Cutugno Rappa RappaNon so a voi ma Toto Cutugno oggi mi fa una terribile tristezza; negli anni ’80 è stato lo stereotipo dell’italiano con la sua zazzerona nera, la voce profonda e le canzoni nazional-popolari, mentre sulla copertina del suo ultimo disco sembra un gay incartapecorito con un vistosissimo lucidalabbra rosa, degli occhiali a specchio nel riflesso dei quali si vede chiaramente la sagoma del fotografo che sta scattando la foto e uno sfondo mistico con il sole che sorge tra le montagne. Insomma un vero capolavoro dell’orrido che ha il solo merito di non stonare a fianco delle altre pessime cover che il nostro ha inanellato nella sua lunga carriera.

Questo nuovo disco di Toto, pubblicato a seguito della sua ennesima partecipazione al Festival di Sanremo, è più interessante del previsto, regalandoci un paio di pezzi dance quasi maranza (“Con te ci sto” e “L’isola dell’amore”), un brano latino in cui Cutugno gigioneggia tra il siciliano e lo spagnolo (“Chico Siciliano”) e il classico mancato “T’innamorerò” in equilibrio tra il ritornellone nazional-popolare di “Una domenica italiana” o “Voglio andare a vivere in campagna”, mischiato con suoni più moderni. Noi però vi vogliamo proporre il pezzo più coraggioso contenuto nell’ultima fatica de “l’italiano vero” con un’impressionante sinergia di testo e musica.

“Se Celentano ha fatto un rap, perchè non lo posso fare anch’io?” deve aver pensato il sex symbol delle massaie degli anni ’80; effettivamente ha ragione e poi chi siamo noi per fermarlo?

“Ok ma su che cosa lo scrivo il testo? Le tematiche nazional-popolari non funzionerebbero… la solita canzone d’amore? Naaa! E quindi? Perché non un testo che parla di… gnocca?” Forse le cose non sono andate esattamente così o forse sì, chi lo sa, fatto sta che il nostro si atteggia da vecchio erotomane con tanto di voce suadente, facendo capire alla giovane fanciulla di turno quali siano le sue intenzioni, con giochi di parole al limite delle capacità mentali di un bambino di due anni:

Mi arrappa il rappa rappa
pairappa rappa rappa
fammi esplorare un po’
lo sai che scoprirò la luna.

Me gusta il rappa rappa
pairappa rappa rappa
fatti giocare un po’
lo sai ci porterà fortuna.

Porca vacca!

Sarà il fascino dei capelli grigi, sarà la fama o l’esperienza dell’uomo maturo, ma la pollastrella ci sta, ammiccando languidamente con un poco originale “me gusta il rappa rappa”.

Seppur “piacevole”, il brano non ha la forza per trasformarsi in un classico, mostrando la corda per l’inesperienza del nostro in questo genere musicale, da lui del tutto avulso; chissà che sul prossimo disco, se e quando uscirà, non decida di riprovarci; tanto alla fine al Toto nazionale vogliamo tutti un po’ bene e gli si perdona tutto.

8 Commenti

  1. Nel 2006-2007 il Toto nazionale ha avuto grossi problemi di salute. Nel concerto che fece a Vilnius il 5 maggio del 2007, si presentò completamente rasato a zero. Nonostante tutto, io ringrazio Toto Cutugno, Al Bano, i Ricchi E Poveri e altri per avermi reso così famoso e popolare con le ragazze dell’Europa dell’Est :))
    Senza di loro, il Muro di Berlino non sarebbe caduto :))
    Christian

  2. @Alfonso
    e’ un’evidente citazione di 2001: odissea nello spazio!

    comunque mi piace ripetere una citazione di un amico mio “toto cotugno nell’europa dell’est e’ cosi’ famoso che se la tira!”

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