tiromancino tiromancyno 1992Federico Zampaglione sul sito dei Tiromancino liquida senza dettagli il suo album debutto con questa spiegazione: “il materiale relativo a questo disco non è volutamente disponibile, perché purtroppo lo ritengo uno dei cinque dischi più brutti nella storia dell’umanità”. Per dovere di cronaca ci pensiamo noi a fornirvi i dettagli.

Forse il giudzio di Mr. Tiromancino è sin troppo severo anche se il disco a nome Tiromancyno è senza dubbio una schifezza colossale prodotta da Thoty (artefice dell’inutile singolo Love Is… nel 1985) e Stefano Borzi che mischia i peggiori scarti anni ’80 con i suoni più brutti dei primi ’90, senza una direzione ben precisa tra pop, funky e puntatine rock e R&B.

Oltre al deprecabile e fastidioso sound da Colpo Grosso quello che veramente fa male alle orecchie sono i testi di Zampaglione, che potremmo definire naïf con un eccesso di bontà.

L’album inizia in maniera sinistra con i primi versi sussurrati di Adesso seguimi: «camminando piano andiamo incontro alla realtà, qui non c’è più nessuno, storie perse dentro a un bar» che sembrano scritti da un quindicenne, mentre la musica è un frappè di funky-pop-rock da infimo night club, con un ritornello che cerca un disperato appeal. Sfortunatamente in tutti i restanti brani cambieranno le percentuali dei diversi elementi ma non il risulato finale, dando l’impressione di ascoltare continuamente la stessa pessima canzone.

La successiva Il gigante di gomma è uno degli highlight del disco per la sinergia di musica sconnessa e liriche che parlano di un ragazzo appassionato di body building che scopre il suo lato femminile, trasformandosi in un transgender: «per sentirti più bello t’è volato l’uccello». Poesia.

Altro brano degno di nota è il funk sintetico di Non ne posso più dominato da suoni midi davvero ai limiti della legalità; sullo stesso canovaccio, ma con l’aggiunta di un testo quasi rappato, segue il brano più “famoso” del lotto, il singolo Cappuccetto Rosso, pubblicato l’anno precedente e presente in ben due versioni (entrambe inutili); viene da pensare che doveva essere stato pensato dalla casa discografica (per la cronaca la BMG) come un vero capolavoro che avrebbe dovuto lanciare il gruppo nell’Olimpo del pop. Si tratta di una rivisitazione della famosa fiaba con una serie di doppi sensi neppure troppo velati «fammi vedere sotto la mantella, mamma mia che ben di Dio … che mani grandi così ti tocco meglio, baby baby baby un po’ più giù». Molto meglio la versione cantata da Franco Franchi e Ilona Staller.

tiromancino tiromancyno 1992Prima di arrivare al termine, l’album ci riserva un paio di sgradevoli sorprese con Follow Me, non la cover di Amanda Lear, ma la versione inglese di Adesso seguimi utile come avere due scarpe destre (non vogliamo nemmeno pensare che gli abbiano fatto incidere una versione inglese per sbarcare sul mercato anglofono) e l’etnica Africa Dance costruita su un tripudio di effettistica che vorrebbe ricordare le sonorità del continente nero, ma invece sembra la colonna sonora di un ipotetico happy hour sulla Pacific Princess di Love Boat; come se tutto ciò non bastasse, il brano viene esaltato dalle liriche immaginifiche e particolarmente “originali”: «terra senza età, cielo di fuoco e vento caldo su di te».

Un album davvero brutto sotto tutti i punti di vista, dove non si salva neppure lo scatto in copertina con un Federico Zampaglione partcolarmente inguardabile che, inspiegabilmente a petto nudo, sembra il fratello sfigato di Scialpi; non facciamo fatica a comprendere perché abbia voluto sbarazzasene in fretta decidendo anche di cambiare nome per i lavori successivi (anche perché Tiromancyno non si poteva proprio leggere).

Questa grandissima ciofeca è riuscita a vendere ben 3000 copie e per fortuna non è mai stata ristampata, ma curiosamente i brani sono presenti nella raccolta Le origini dei Tiromancino, pubblicata nel 2008. Probabilmente le canzoni non erano poi così brutte per non essere riesumente e farci qualche facile soldino o no?

Tracklist:
01. Adesso Seguimi
02. Il Gigante di Gomma
03. Un Giorno Qualunque
04. Non Ne Posso Più
05. Come un Animale
06. Cappuccetto Rosso
07. Al Relefono
08. Dove Hai Messo l’Anima
09. Cambierei
10. Africa Dance
11. Cappuccetto Rosso (Club Remix)
12. Follow Me

7 Commenti

  1. Finalmente è tornato il vero Vikk!!! Se prima Zampaglione poteva semplicemente vergognarsi di aver fatto quest’album, dopo aver letto questa rece può anche spararsi – che sarebbe anche meglio (in senso traslato…s’intende…).

    Una cosa però vorrei aggiungere.
    In Italia Zampaglione non è l’unico che fa cagate, salvo poi pentirsene: pensate un po’ a Calderoli, per esempio…

  2. Il singolo “Cappuccetto Rosso” e’ veramente tremendo! Sembra la sigla di intro di un ipotetico Domenica In, con Magalli e Galeazzi che tentano di ballare assieme davanti le telecamere.

  3. E’ incredibile come la vita non finisca mai di stupirci, non sapevo assolutamente di questa storia.
    In confronto a questo la vicenda Mikimix-Caparezza scompare, e scommetto che Zampaglione non ha mai scritto una canzone stile “Mea Culpa” 🙂

  4. Ma solo a me “Cappuccetto Rosso” non fa così schifo?
    Ok, ammetto di non aver seguito il testo e quindi non ho idea di quali nefandezze possa dire…ma musicalmente non la trovo così male: capisco che a noi italiani fa sempre sorridere l’idea di qualcuno che voglia proporre un pop vagamente condito di funky o che possa tentare di ispirarsi ai Level 42, ma intanto ci sono alcuni passaggi che, a livello strumentale, non sono nè semplici nè banali.
    Se questo pezzo fosse stato in inglese, sono sicuro che molti di noi/voi ce l’avrebbero in qualche raccolta di mp3 e lo riascolterebbero con piacere. Ma siccome è in italiano e vi partecipa Zampaglione (che, per la cronaca, sta sulle balle pure a me) allora non lo si riesce a valutare in maniera neutrale.

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