Tila Tequila Discografia
Una giovane Tila Tequila

Tila Tequila è una delle prime persone ad aver intuito la potenzialità dei social network e ad averne tratto fama e soldi. Oggigiorno parlare di lei potrebbe disorientare molti, vista la sua precipitosa caduta nel dimenticatoio, ma nella prima decade del XXI Secolo non v’era internauta che non conoscesse Thien Thanh Thi Nguyen, alias Tila Tequila. Il motivo? In molti se lo chiedevano, in pochi riuscivano a trovare spiegazioni plausibili. Andando per gradi ne ripercorremo quindi la storia e le inquietanti dinamiche.

Thien Thanh nacque a Singapore il 24 ottobre 1981 da famiglia vietnamita che decise di trasferirsi a Houston negli Stati Uniti in cerca di un migliore avvenire. Qui la ragazza crebbe accolta da una comunità buddista ascetica dalle stringenti regole di vita e di comportamento. Un contesto che poco si addiceva alla sua indole ribelle e che quindi abbandonò ben presto passando da istituto a istituto, senza farsi mancare affiliazioni a gang locali, piccoli problemi con la legge e a notti brave nei locali del Texas. Assunse quindi il nome che l’avrebbe accompagnata negli anni a venire: Tila Tequila, in onore di una presunta allergia agli alcolici o, più probabilmente, delle memorabili sbronze e conseguenti coma etilici cui la turbolenta adolescente era solita abbandonarsi.

La prima svolta avvenne all’età di 19 anni: notata in un centro commerciale di Houston da un talent scout di Playboy, si trasferì in California e iniziò una carriera da modella sexy che l’avrebbe portata a diventare nei primi anni 2000 una delle habitué della famosa rivista per adulti. Parallelamente, Tila iniziò ad intraprendere i primi passi nel mondo della musica, prestando la sua voce a due rock band chiamate Beyond Betty Jean e Jealousy. Di queste esperienze underground rimangono poche e sparute tracce, giusto qualche video di alcune esibizioni dal vivo e nulla più se non una pagina su MySpace, preludio a una carriera nel mondo virtuale.

L’attività canora fu intervallata da una decisione insolita, se consideriamo la caratura del personaggio: quella di dedicarsi ad attività di studio per affinare le sue qualità vocali, scelta questa che la pose su un piano clamorosamente più alto rispetto a tante sgallettate affacciatesi alle luci della ribalta musicale.

Tila Tequila DiscografiaIl vero successo per Tila coincise tuttavia con la nascita della piattaforma social-musicale MySpace: una comunità in cui artisti da tutto il mondo potevano caricare e condividere le proprie canzoni, affiancandole a commenti tipo blog, fotografie e notifiche di eventi.

Forte del suo background musicale, di una mastoplastica additiva già messa in cascina e della sua passione per microscopici bikini, Tila (nickname Misstila) fu una delle prime ad ordinare tutti gli addendi della poderosa somma: postare foto sexy ammiccanti su un social network al fine di ottenere followers e, quindi, visibilità. Poco importa se i contributi musicali erano scarsi.

Il successo di Tila/Misstila fu inarrestabile, tanto che in breve tempo il suo profilo diventò di gran lunga il più popolare della community al punto da farle guadagnare il nomigliolo di Queen of the Site.

Quando le future web star erano ancora pulcini implumi, Tila Tequila monopolizzava la rete a colpi di click e condivisioni ottenendo una visibilità impressionante per l’epoca, con decine di milioni di follower da tutto il globo quando nel 2006 MySpace era il sito più visitato negli Stati Uniti (superando addirittura Google) e Facebook solo un giocattolo per universitari e nerd.

Tila Tequila DiscografiaForte della consapevolezza delle potenzialità della musica online l’anno successivo arriva il primo singolo dall’eloquente quanto semplicistico titolo “I Love U” che nelle intenzioni avrebbe dovuto dare il via alla scalata definitiva all’empireo dello showbusiness.

Una classica canzone d’amore direte voi? Non proprio. Di sicuro una celebrazione del mondo cibernetico e del linguaggio giovanile, con abuso di neologismi e di colloquialismi tipici della conversazione in chatroom. Il tutto in chiave vagamente rap.

Non ci si poteva aspettare molto di più, in effetti, da una canzone composta e prodotta dalla stessa Tila Tequila e da Lil Jon, vero maestro della musica crunk. Il contributo del producer Craig Love, nome noto della musica hip hop e R&B americana si risolve nel classico compitino svolto, con una base sonoramente il linea con la produzione di genere coeva.

Ciò che più colpisce è ovviamente il testo: un concentrato di puro edonismo femminile che celebra la femmina dominante, la chica alfa o la solita prosopopea di «you know I’m a bitch», «don’t fuck with me» eccetera. A completamento, “può accompagnare solo” un video musicale in cui Tila si concede all’occhio indulgente della camera indossando mise striminzite, bikini a filo interdentale su tacco 12 e abitini troppo stretti annaffiati dalla piogga cadente. Cos’altro potrebbe mancare, se non il successo?

Rimanendo sulle stesse corde, ecco sbarcare nell’autunno del 2007 sui PC di tutto il mondo “Stripper Friends”, solita manfrina autocelebrativa che, accompagnata a una base alla Destiny’s Child prima maniera (invero molto grezza) e ad effetti da studio da 4 in pagella, tira in ballo ex fidanzati e amiche spogliarelliste tutte accomunate dal desiderio di fare festa. Un vero e proprio must, quindi. Il pezzo forte è il video che punta tutto su un erotismo spinto.

A intervallare i due singoli d’autore, l’uscita nel marzo 2007 dell’atteso album di esordio, dall’eloquente titolo “Sex”. In relata è solo un EP composto da 5 canzoni più un inutile intro di 3 minuti: una raccolta di noia e sbadigli pessimamente arrangiata.

La playlist, per la gioia del monotono, passa dall’immancabile black music alle sonorità più ruvide dell’electro-pop-rock, senza però lasciare il segno, a partire dal singolo che dà il nome all’intero progetto, “Sex”, che non stonerebbe come colonna sonora di qualche sequel indipendente di film dal tiro oscuro tipo Il Corvo 7 o giù di lì.

Tila Tequila Discografia sex EPIl rockettino al sapor di chewing gum  di “Little Brat” e “Rat Room” cercano invece, senza riuscirci, di fare il verso ad Avril Lavigne, ignorando che l’originale rappresenta l’esatta nemesi della svestita vietnamita (poi anche lei si metterà a fare balletti scemi ammiccando alla telecamera, ma vabbè). “Summer Nightfalls” ripercorre invece lo stile melodico alla Vanessa Carlton con l’aggravante di una voce stridula e di schitarrate “che nemmeno in Dawson’s Creek”.

Per finire, “Lipstick Flavored Cherry”, lasciata per ultima a mo’ di nozze di Cana, è forse l’unico pezzo che un po’ si salva, vista anche la limitata partecipazione vocale dell’artista.

I risultati furono assai lontani dalle aspettative: il singolo “I Love U” non sfondò sul mercato americano, limitandosi a raggiungere la posizione numero 75 della Billboard Hot Digital Songs: decisamente poco per una che si faceva chiamare Queen of Myspace. Ancora peggio all’estero dove solo pochi aficionados delle curve della prorompente Tila si preoccuparono di ascoltarne le canzoni che finirono direttamente nel dimenticatoio.

Il tonfo fu talmente grande che i tanto sbandierati (dalla stessa Tila) progetti per un album intitolato “I Have Tourette’s” che sarebbe dovuto uscire nel 2008 non si concretizzarono. Diversi brani della presunta scaletta videro comunque la luce in un modo o nell’altro, come “Palygirl Central”, “Geisha”, “Electronic Bon Bon”, “Straight Up”“Fake Friendship”, “Fuck Ya Man” che mostrano una totale assenza di direzione artistica rincorrendo a caso tra il suond giusto del momento: pop, rap, rock, dance, heavy metal, poco importa.

Menzione particolare merita la cover di “No Woman No Cry” (sì, proprio la canzone di Bob Marley) che risale al 2004.

A dispetto dei passi falsi, Tila Tequila ci riprovò cercando di reinventarsi. Nel 2008 vestì i panni di femme fatale nel singolo “Paralyze”, abbandonando disperatamente le ritmiche rockettare per transitare nel panorama del puro pop radiofonico. Un video in cui non indugia particolari alla telecamera, una produzione alla Britney Spears e la classica doccia erotica non bastarono tuttavia ad assicurarsi il plauso di critica e utenti, ormai abituati alla procace asiatica e ai suoi eccessi.

Dobbiamo invece attendere il 2010 per assistere al secondo EP: “Welcome to the Dark Side“, pubblicato con lo pseudonimo di Miss Tila. Tre tracce che valgono una nomination all’orrore dell’anno: la cacofonica riedizione di “Blue Dress” dei Depeche Mode, la tutto sommato passabile “Get Me Off” e la cover malriuscita di “Walkin on Thin Ice” di Yoko Ono, quest’ultima accompagnata dall’ennesimo videoclip di lei mezza nuda a letto assieme a un fusto palestrato. Esperimento trito e ritrito con i risultati in termine di vendite e apprezzamento che potete ben immaginare…

A completare un produttivo 2010, il singolo digitale “I Love My DJ”, inizialmente pensato come parte integrante di “Welcome to the Dark Side”, che pone Tila nella poco invidiabile posizione di riuscire a rovinare una base decente alla Neptunes con la sua voce da gallina. Come non citare il virtuale lato B in cui la canzone si trasforma in un elegante “I Fucked My DJ” con tanto di testo da passeggiatrice del porto.

Poco da dire infine sull’ultimo singolo di cui si abbiano tracce ufficiali, “You Can Dance”: abbandonate apparentemente le veleità vocali e ormai non sapendo più cosa provare per riconquistare un po’ di notrietà, Tila Tequila vira verso un più prosaico stile dance fatto di cassa dritta e autotune: un pezzo senza infamia e senza lode ma troppo simile a milioni di altri.

Nel frattempo gli anni erano passati, la gloria di MySpace volgeva rapidamente al termine e piano piano Tila finiva sempre più ai margini del mainstream. Molte sono state, nel corso della seconda decade del XXI secolo, le collaborazioni a pezzi musicali di artisti mediamente affermati, praticamente impossibili da elencare con certezza ma tutte accomunate dall’insipienza di chi ci ha provato ma non è riuscita a scoccare l’artigliata della pantera. Molta più eco ebbero invece i particolari scandalistici legati alla vita dell’artista, passando da sex tape a dubbie simpatie antisemite, per finire con la partecipazione a Celebrity Big Brother, vera e propria pietra tombale per un’artista ormai sulla via del dimenticatoio.

Tila Tequila Discografia
Tila Tequila nel 2015

A noi profani non rimangono che alcune foto sexy scovate qua e là nei vecchi archivi digitali e quel capolavoro che fu A Shot at Love with Tila Tequila, lo pseudo-reality di MTV in cui gruppi di imbecilli (uomini e donne data la sventolata bisessualità di Tila Tequila) si “sfidavano” per contendersi il cuore della bella vietnamese, la quale, dopo una passata di rito, seduceva e abbandonava tutti. In fondo, chi poteva essere all’altezza della Regina di MySpace?

Discografia

  • 2007 – I Love U (singolo digitale)
  • 2007 – Sex (EP)
    • 01. Intro
    • 02. Sex
    • 03. Little Brat
    • 04. Rat Room
    • 05. Summer Nightfalls
    • 06. Lipstick Flavored Cherries
  • 2007 – Stripper Friends (singolo digitale)
  • 2008 – Paralyze (singolo digitale)
  • 2008 – I Have Tourette’s (album inedito)
    • 01. Intro
    • 02. Sex
    • 03. Fuck Ya Man
    • 04. Waste My Time
    • 05. Summer Nightfalls
    • 06. Work Out Song
    • 07. Playgirl Central
    • 08. I Love U
    • 09. Eletric Bon Bon
    • 10. Lipstick Flavored Cherries
    • 11. Get High
    • 12. No Woman No Cry (Bob Marley cover)
    • 13. Geisha
    • 14. I Want This
    • 15. Little Brat
    • 16. Straight Up
    • 17. 808 Heaven
    • 18. Rat Room
    • 19. Fake Friendship
  • 2009 – I Love U (Don Diablo Remixes) (ED digitale)
    • 01. I Love U (Dirty Version)
    • 02. I Love U (Don Diablo Remix)
    • 03. I Love U (Don Diablo’s Out In The Country Remix)
  • 2010 – Welcome to the Darkside (EP digitale come Miss Tila)
    • 01. Blue Dress (Depeche Mode cover)
    • 02. Get Me Off
    • 03. Walking on Thin Ice (Yoko Ono cover)
  • 2010 – I Love My DJ / I Fucked My DJ (singolo digitale come Miss Tila)
  • 2011 – You Can Dance (Alex G Dance Remix) (singolo digitale)
  • 2015 – Yak Boy Fresh feat. Tila Tequila ‎– Drunk Dialing (singolo digitale)

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