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AA.VV. – The Rhino Brothers Present The World’s Worst Records! (1983 – LP)

AA. VV. - The Rhino Brothers Present The World's Worst Records! (1983 - LP)Vi sembrerà incredibile ma questa cosa della musica brutta non ce la siamo inventata noi di Orrore a 33 giri, quindi togliete le nostre foto dalla vostra smemo e fate spazio a quelle dei Rhino Brothers e del Dr. Demento che dai lontani anni ’70 spingono la musica più stupida, creativa, irriverente e irresponsabile partorita negli States.

La Rhino dal 1977 pubblica 45 giri di improbabili cantautori umoristici e umorali diventando un po’ la Troma della discografia americana, Dr. Demento dal 1974 trasmette il meglio della cosìdetta “novelty music” nel suo seguitissimo (e ancor oggi faticosamente attivo) programma radiofonico “The Doctor Demento Radio Show”; nel 1983 queste forze della natura uniscono il loro (don’t) know-how per raccogliere il meglio del peggio, una compilation edita dai fratelli Rhino con note di copertina curate dal bislacco dj, che metterà anche lo zampino nella scelta dei pezzi, con un occhio di riguardo per quelli più triviali.

Ecco quindi “The Rhino Brothers Present The World’s Worst Records!”. Un’occhiata alla copertina piuttosto ovvia e siamo pronti ad addentrarci nell’orrore.

Si parte coi The Novas che ci immobilizzano con un surf drammaticamente lo-fi a tema wrestling che sembra cantato dal pirata della sigla di Spongebob, subito dopo una delle vette del disco: la cover di “Big Girls Don’t Cry” dei Four Seasons rivisitata con la voce impastata di meringhe di Edith Massey, corpulenta musa di John Waters, un riarrangiamento perfetto che ricorda alcune delle canzonette più frivole di Frank Zappa, assolutamente imperdibile.


Si continua col blues necrofilo di “I Want My Baby Back”, parodia delle “teenage tragedy songs” tanto in voga all’epoca, dove una storia d’amore giovanile viene interrotta da un terribile incidente d’auto, raccontato con tutte le onomatopee del caso, che diventano sempre più orrorifiche fino all’ultimo, esplicativo ritornello dove Jimmy Cross esulta: “I got my baby back!”.

“I Like” di Heathen Dan è una catarrosa ballata country pro-droga seguita da un altro capolavoro: un’orchestra di kazoo ci delizia con un medley di musica classica che farà ribaltare mezza storia della musica nella tomba quando a un certo punto, tra l’Alleluja di Haendel e la Cavalcata delle Valchirie parte il riff di “In-A-Gadda-Da-Vida”, vai a capire perché.

Ecco finalmente il turno di Gloria Balsam, scheggia impazzita della scena protopunk di San Francisco con un singolare passato da corista muta delle Supremes e una propensione al cabaret più assurdo, che ci regala “Dear Fluffy”: una straziante canzone dedicata al disperso coniglietto Fluffy, un lentone epico cantato talmente male da risultare sublime, una serie di acuti da soprano sfiatato che si infrangono su una base talmente colma di violini e pathos che lasciano intendere che il coniglietto Fluffy abbia approfittato di una distrazione della padroncina per fuggire e mettere in salvo i timpani. Inciso nel ’79, con tanto di chitarre di Tommy Dunbar dei Rubinoos, il 45 giri diventa una pietra miliare della musica altra rimanendo nell’immaginario di una nazione che spara a vista ma che ama gli animali; nel 1981 Gloria Balsam mette la testa a posto e s’iscrive a legge, nel 2015 Miley Cyrus incide un disco dedicato ai suoi animali morti e se andate a sentirvi “Pablow The Blowfish” non si può non cogliere un tributo al leggendario Fluffy, che il dio dei conigli l’abbia in gloria.

A chiudere il lato A del rumore gratuito offerto da The Legendary Dust Cowboy, la cui “Paralyzed” avevamo già affrontato a suo tempo.

Si cambia lato e si viene accolti da una cover di “I Wanna Be Your Dog” fatta davvero da cani, giustamente arricchita da improbabili latrati canini, a seguire il rock ballabile con le stampelle di “Boogie Woogie Amputee” per arrivare poi a “Kinko the Clown”, adorabile folkettino con flauti saltellanti e cori di bambini festanti, peccato che in pochi versi si scopra che Kinko ami davvero DAVVERO i bambini, ma stiamo tranquilli: alla fine della canzone si becca vent’anni.

Bisogna arrivare all’undicesima traccia per trovare qualcuno che non sia una totale meteora, i grandissimi Turtles regalano alla causa la B-side del non proprio fortunatissimo singolo “Sound Asleep”, “Umbassa The Dragon” è un goffo affresco etnico vagamente razzista che ha come base ritmica un campione rallentato della stessa “Sound Asleep”, un espediente che i Neu! useranno qualche anno dopo con ben diverse fortune.

A chiudere la compilation il rock acido “Ugly” di John Meeskite, i The Breakers alle prese con “Surfin’ Tragedy”, un’altra teen tragedy talmente magniloquente nel suo arrangiamento corale che sembra scritta da Brian Wilson, mentre la chiusura in gran stile è affidata ad una cover di “Young At Heart” di Frank Sinatra ad opera di Wild Man Fischer, cantautore bipolare scoperto da Zappa e da lui portato a lavorare in Rhino e a diventare il padrino della musica indipendente americana, il rapporto con il chitarrista s’incrinerà quando Fischer cercherà di colpire con un vaso Moon Unit Zappa, ma questa è un’altra storia.

La compilation diventò un piccolo culto nel mondo sotterraneo dei cultori della musica brutta, tanto da meritarsi un succulento secondo volume e infiniti tentativi d’imitazione (tipo le Maispeis Compilation di Orrore a 33 Giri), un vero e proprio atto di discografia dadaista, un disco così sinceramente brutto da risultare bellissimo o almeno, per noi è così.

Tracklist:

01. The Novas – The Crusher
02. Edith Massey – Big Girls Don’t Cry
03. Jimmy Cross – I Want My Baby Back
04. Heathen Dan – I Like
05. The Temple City Kazoo Orchestra – Kazooed On Klassics
06. Gloria Balsam – Fluffy
07. The Legendary Stardust Cowboy – Paralyzed
08. The Seven Stooges – I Wanna Be Your Dog
09. Barnes & Barnes – Boogie Woogie Amputee
10. Ogden Edsl – Kinko The Clown
11. The Turtles – Umbassa And The Dragon
12. Johnny Meeskite – Ugly
13. The Breakers – Surfin’ Tragedy
14. Wild Man Fischer – Young At Heart

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