pac man albumAbbiamo già parlato dell’orrendo album natalizio di Pac-Man, altro prodotto della Kidd Stuff Records, micro-etichetta americana di livello pressoché condominiale che cercava di batter cassa sfruttando il successo dei personaggi di videogiochi e cartoni animati più amati dai piccini, rendendoli protagonisti di improbabili dischi. Tutto questo si traduceva in terribili canzoni che univano momenti di spoken word involontariamente inquietanti a ridicole basi di sintetizzatori dozzinali.

Nel 1980 non appena l’iconico videogioco arrivò nele sale giochi travolse il mondo intero e negli Stati Uniti, patria del merchandising più sfrenato, vennero prodotti oggetti di qualunque tipo: giochi da tavolo, lenzuola, abbigliamento vario, gomme da masticare, fino alla pasta e a dei disgustosi cereali “impreziositi” da colorati marshmallow a forma di fantasmini (per una sana colazione iperglicemica).

pac man album
La cameretta che tutti i bambini dei primi anni ’80 avrebbero desiderato

Canzoni e dischi ispirati a Pac-Man non tardarono ad arrivare (“Pac-Man Fever” divenne anche un tormentone radiofonico nel 1982), ma questo “The Pac-Man Album”  fu eroicamente  il primo e i suoi meriti terminano qui. Sì, perché come la maggior parte dei dischi della Kid Stuff Records il materiale in esso contenuto è talmente grezzo e amatoriale che trasuda palesemente la fretta con cui venne confezionato. L’album non riesce nemmeno ad avere quella patina patina naïf che possa far tenerezza e neppure l’orrenda copertina (in un glorioso picture disc) riesce a trasmettere nostalgia e a salvare o giustificare in qualche modo tutta questa operazione.

Già dalla prima traccia, una specie di electro-qualcosa che apre l’album è possibile comprendere il senso di delusione, sconcerto e terrore che deve aver colpito tutti gli avventati e sventurati acquirenti di questa roba: effetti elettronici fuori tempo e synth completamemte stonati che ripetono ossessivamente lo stesso motivo. Perfetta introduzione per questa discesa nella parte più sbagliata di noi. Curiosamente questa stranissima e a suo modo molto (ammettiamolo) accattivante musichetta divenne il tema principale del videogioco Pac-Man 2 per la piattaforma SNES, uscito nel 1994. Il gioco lo si ricorda per due motivi: il nuovo look antropomorfo dei vari personaggi (con richiami alla serie animata realizzata negli anni Ottanta) l’orrida colonna sonora. E tanto vi basti.

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Il retro del picture disc

Siamo così introdotti nella “Pac-Man’s Magic Land” attraverso le parole di un narratore che ci parla di questo paese favoloso che possiamo raggiungere solo chiudendo gli occhi e facendo scorrere liberamente la nostra fantasia sulle sgradevoli note di un fastidiosissimo sintetizzatore. In realtà tutto ciò è più simile a una distopia sulla Terra piuttosto che ad un paese pieno di magia o forse più semplicemente la metafora della schizofrenia.

A questo punto il personaggio stesso di Pac-Man (almeno così pare di capire), con una voce ridicola e distorta che può ricordare Cartman di South Park  ci racconta di come lui sia “the number one guy around here in this magic land” autodefinendosi inoltre “The best yellow fella” e prosegue cantandoci un’altra canzoncina senza fantasia (“it’s number, it’s number, It’s number one!”)

In “The Gang of Ghosts Quarter” è la traccia più spaventosa di tutto il disco, Pac-Man ci parla di un gruppo di fantasmi che vogliono cacciarlo via dalla città, chiamati Speedy, Pokey, Bashful e Shadow (nomi con cui apparivano nelle primissime versioni del gioco prima dell’arrivo di Mrs Pac-Man nel 1981 nel quale apparvero i nomi inglesi rimasti maggiormente impressi nelle menti dei fan, ovvero Pinky, Blinky, Inky e Clyde). I quattro fantasmini si presenteranno quindi con voci tremolanti, acutissime e fastidiosissime, cantando una terribile canzone dai testi urlati e praticamente incomprensibili. Un perfetto brano elettro-punk demenziale involontario cantato da creature amorfe e idiote provenienti da una dimensione lovecraftiana. Inquietantissime le presentazioni dei fantasmini a mo’ di ritornello, in particolare quella di Shadow, un effetto vocale degno delle tracce più creepy di David Tibet. Posso solo immaginare quanti bambini se la fecero addosso all’epoca rimanendo traumatizzati da questo incubo senza fine travestito da semplice divertimento.

La seconda facciata si apre con “Turning Blue” e con quell’atmosfera da pezzo rock da spot pubblicitario; il brano che rappresenta la perfetta definizione del cheese musicale anni ’80 portato alle estreme conseguenze. in cui Pac-Man ci racconta della sua passione nel vedere i fantasmini diventare blu e poterli quindi mangiare. Ma mentre continua a parlare della sua passione preso dall’euforia viene interrotto sul più bello dalla fastidiosa voce della consorte Mrs. Pac-Man che nel brano successivo (“He’s Too Busy For Me”) su una base lenta e melensa si lamenta di come il suo giallo maritino sia troppo preso dalla sua caccia alle palline e ai fantasmini per darle le attenzioni che merita; un altro bel paio di aghi nei timpani insomma.

Si continua svelti con “If It’s A Game”,  un’altra traccia in cui per un’ultima volta il narratore ci ricorda che per raggiungere questa terra meravigliosa basta semplicemente chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dall’immaginazione, ogni volta che lo si desidera, come un gioco a cui si può giocare sempre, senza fine, come i patimenti dell’Inferno. Parte così all’improvviso un brano che replica quanto detto, aggiudicandosi probabilmente la palma del migliore del lotto, forse perché sembra una parodia o una versione deformata dei Roxy Music.

Prima di chiudere questo mortifero album ecco che riparte la dissonante e ripetitiva musichetta iniziale in un tragico “The Pac-Man Finale” appunto, risuonando un’altra volta nella testa dell’ascoltatore come il vago ricordo di un incubo al momento del risveglio ma che, tragicamente, non finisce nemmeno quando si smette di sognare.

Elenco tracce
A1. The Pac-Man Theme
A2. Pac-Man’s Magic Land
A3. I’m Number 1
A4. The Gang Of Ghosts Quarter
B1. Turning Blue
B2. He’s Too Busy For Me
B3. If It’s A Game
B4. The Pac-Man Finale

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Studente di Antropologia ed amante dell'eccezione, dell'eccentricità e di tutto ciò che possa definirsi fuori dalla norma. Ricercatore, con un occhio occasionale per il macabro, di ogni tipo di stranezza artistica del passato (e non) con il debole per l'arte realizzata da non-artisti, bambini, criminali, malati mentali. Lettore accanito bibliomane/bibliofilo appassionato di b-movies d'epoca, rock'n' roll anni '50, psichedelia, jazz, occultismo e beat generation.

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