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The Fish Police – The Marzipan Transformations (2013 – CD)

The Marzipan TransformationRiuscite a pensare a qualcosa di più incredibile di un gruppo con un rapper che balbetta e con un chitarrista che sposta le dita una ad una prima di fare ogni accordo?

Loro sono i The Fish Police, il più pazzo combo musicale d’oltremanica dove i succitati rapper e chitarrista sono due ragazzi autistici, adulti vulnerabili estremamente arguti che hanno scritto il disco hip hop più imprevedibile degli ultimi anni.

“The Marzipan Transformations” sembrerebbe una raccolta di quelle canzoncine che si scrivevano alle medie per prendere in giro i professori dove la profondità dei testi non va molto oltre i gusti alimentari e le puzze corporee; la cosa che rende grande questo disco è che a lavorare alle idee di Dean Rodney e Matt Howe c’è la Heart and Soul, una Onlus inglese che favorisce le iniziative artistiche di ragazzi affetti da vari tipi di disturbi dell’apprendimento e non lo fa cercando di commuovere con patetismi vari (pensate a certe iniziative equivalenti italiane) ma facendo della fottutissima, spassosissima autoironia.

Fish Police band

E così ci troviamo di fronte a un piccolo carro armato del nonsense, un disco colorato e bambinoide dove puoi sentire un’ode ai Chicken Nuggets che sembra una sorta di r’n’post-punk talmente slabbrato e “sbagliato” da risultare irresistibile, o un brano electro-dark su una ragazza giapponese che passa troppo tempo in biblioteca (“Se la farà la doccia? Chissà come puzza”), per arrivare alla muzak corale di “Coco Butter” o a quel pazzesco mix di Contortions e jingle dei cereali che è “DJG”. E se la cosa vi incuriosisce “Fishwater” ha un bel video che vi spiega come entrare nel club dei Fish Police:

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Un disco hip hop che non fa niente per suonare figo, un pastiche bubblegum-gangsta e anti-sexy, infarcito di elettronica giocattolosa, suonato e prodotto con gran fantasia da gente che ha lavorato (e si sente) con Grace Jones, un sound eclettico e mutevole che porta alla mente De la Soul, Beastie Boys, Gorillaz, Kraftwerk e un non so che di Talking Heads (se David Byrne non ha ancora prodotto un loro disco è perché evidentemente ancora non li conosce), ma la cosa più bella è che in mezzo a una produzione così scintillante risaltino perfettamente le imprecisioni dei due, la voce un po’ fuori tempo, i testi incoerenti, la chitarra che ronza, come a rimarcare che i due non son qui a farsi compatire da nessuno, sono fighissimi e lo sanno: una clamorosa lezione d’attitudine per tutti, senza dover andare a Chissadove’s got Talent o a commuovere il web, questi salgono sul pulmino e suonano nei club, facile.

Ah, compratelo per favore, i vostri soldi finanzieranno altre iniziative simili, e ce ne sono di fighissime.

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